lunedì 31 maggio 2021

2..ROBERT PLANT- LA PIù GRANDE VOCE DEL ROCK E NON SOLO...INTERVISTE VARIE anni 70 80 90 anni 2000

 

Robert Plant: «Gli anni ’70 sono stati grandi, ma dovevo lasciarmi gli Zeppelin alle spalle»

In questa intervista, il rocker fa una cosa rara per lui: riconsidera il passato. Racconta com'è nata la carriera solista, spiega la vera storia del «dio dorato» di 'Almost Famous', ricorda John Bonham



sono un dio dorato»?

Nella maggior parte dei casi, nel primo periodo dei Led Zeppelin, quello che dicevamo era puro intrattenimento comico. Credo che fossimo nel mezzo di un momento particolarmente ridicolo, forse al compleanno di Bonzo da qualche parte a Beverly Hills, e qualcuno aveva fatto una torta a tre piani. Eravamo a questo evento e John la mostrava a tutti, poi è arrivato George Harrison che l’ha colpita con una mossa di karate. Bonzo ha deciso che era il caso di rispondere, ed è successo di tutto, era un’altra di quelle situazioni… erano scherzi tra ragazzi. Mancava solo qualcuno che chiudesse la questione con un gesto ancora più privo di senso. Quindi ho aperto le braccia e proclamato quella cosa. Poi un pezzo di torta è casualmente finito sul mio naso, qualcosa del genere.
Robert Plant..
intervista 6 OTTOBRE 2020
a Rollingstone

In questa intervista, il rocker fa una cosa rara per lui: riconsidera il passato. Racconta com'è nata la carriera solista, spiega la vera storia del «dio dorato» di 'Almost Famous', ricorda John Bonham

Robert Plant

Foto: Mads Perch

Sei mesi e rotti dopo l’inizio della pandemia, Robert Plant non se la passa malaccio. «Riesco ancora a respirare, non ho perso il senso dell’umorismo perverso, posso ancora a cantare», dice con quel suo modo di scherzare rimanendo impassibile. «Detto questo, non chiedermi che giorno è. Le giornate mi sembrano tutti uguali».

A inizio anno Robert Plant era negli Stati Uniti. Si preparava a entrare in studio di registrazione e a fare un nuovo tour. L’idea era tenere un po’ di piccoli concerti con i Saving Grace, il gruppo che fa, così dice lui, «folk-rock psichedelico portato sui Monti Appalachi». Il tour previsto in maggio è stato rimandato a ottobre e poi indefinitamente. «Pensavamo, chissà, magari questa pandemia passerà velocemente, ma era un’illusione. E così ogni impegno è stato posticipato, spostato, fermato, sospeso».

Il cantante ne ha approfittato per leggere, ma non per scrivere musica. «Con tutto quel che sta succedendo nel mondo non riesco proprio a scrivere, per lo meno canzoni. È come se la portata degli eventi fosse troppo vasta e la canzone popolare fosse un mondo a parte. Non siamo mai stati così sotto attacco, per lo meno dai tempi dell’influenza spagnola».

Al posto di pubblicare nuova musica, Robert Plant ha fatto una cosa inusuale per lui: si è guardato indietro. È cominciato tutto l’anno scorso quando ha raccontato storie dietro le sue canzoni nel podcast Digging Deep. Ora ha messo assieme una doppia antologia di materiale post Zeppelin intitolata Digging Deep: Subterranea, comprendente tre inediti. Le canzoni non sono raccolte in ordine cronologico e sentirle una dopo l’altra mostra il filo rosso che lega le musiche soliste di Plant dal 1982 in poi.

Plant è uno che non sta mai fermo e passa da un’avventura musicale all’altra. È quindi curioso che per una volta abbia voluto fermarsi e guardasi alle spalle. «Quando riascolto questi pezzi mi viene da pensare: ma il tizio che canta s’è mai preso una pausa?», dice scherzando. «È mai andato in vacanza? Che diavolo stava facendo? Perché a un certo punto non ha chiuso il becco e si è messo a studiare qualcosa di nuovo, chessò, matematica applicata o astronomia? Ma Digging Deep scorre che è un piacere. Sembra l’opera di un artista sicuro di sé, che tanto sicuro però non è mai stato. Ho solo cercato di scompigliare le carte per vedere che cosa sarebbe successo. Nessuno di questi pezzi è all’altezza di Masters of War di Bob Dylan o canzoni di quel genere. Sono fotografie del momento in cui sono nate in una sala prove al confine gallese».

È sabato sera in Inghilterra e Plant concede un’ora di conversazione a Rolling Stone, finché non comincia in tv la partita della sua squadra di calcio. A 72 anni d’età, è incline a lunghe riflessioni sulla sua storia. «C’è molta incertezza, ma anche spirito di squadra», dice della situazione nel Regno Unito. «Nessuno ha il libro delle regole, per lo meno non da quando gli Heptons l’hanno registrato nel 1973», aggiunge riferendosi alla canzone Book of Rules.

A che cosa ti sei aggrappato per andare avanti durante il lockdown?
Ho una famiglia e amici vicini e lontani, conosco i miei vicini da una vita, c’è aria di cameratismo, c’è dell’ottimismo. Siamo una comunità coscienziosa e ci prendiamo cura di chi non è forte quanto noi. C’è una consapevolezza che mi fa sentire bene. E canto. Ne ho bisogno. Non sono tutte canzoni di Elvis, di quei tempi non puoi suonare granché al pub. Ho fatto qualcosa con altri cantanti, distanziati. È stato bello. Non c’è niente di frivolo in questa faccenda.

Non potendo andare in tour hai pubblicato Digging Deep. La tua musica solista era decisamente differente da quella dei Led Zeppelin. Come pensavi di andare avanti dopo la fine della band?
Avevo 32 anni. All’epoca, i media erano convinti che a quell’età uno dovesse farsi da parte. E ovviamente gli Zep erano più grandi dei suoi quattro membri. Era difficile vedere le cose per come stavano e cioè che dopo un po’ sviluppi una forma di dipendenza e quando molli tutto nella testa avviene un cambiamento di tipo chimico. Per venire alla tua domanda, potevo fare qualunque cosa. Dovevo far partire un qualche progetto e cambiare di continuo per non sentirmi istituzionalizzato.

Sapevo che stavo dicendo addio agli anni ’70. Succedevano grandi cose in quel decennio. Mi hanno dato dolore e piacere in grandi quantità, ma dovevo guardare avanti.

In che misura il sound dei tuoi primi lavori era influenzato dai tuoi collaboratori?
È successo nei primi due, due album e mezzo, forse fino a Shaken ’n’ Stirred, quando abbiamo cominciato a cambiare le cose. Richie Hayward [dei Little Feat] è entrato nel gruppo dopo la morte di Lowell George, io sono andato con Ahmet Ertegun a New York e ho messo in piedi gli Honeydrippers con altra gente. Per me era tutto un grande caleidoscopio musicale a cui tutti questi grandi musicisti contribuivano. Per 11 anni avevo avuto un’incredibile relazione con solo quattro persone, non sapevo come avere ha che fare con i musicisti se non in quel modo. Avevo fatto parte di una società segreta e protetta, non sapevo nulla di come si tratta con tanti musicisti.

Sono sempre riuscito a stringere buoni rapporti coi musicisti e per questo motivo trovavo particolarmente stimolante continuare a cambiarli. La gente entrava nella band, usciva, altri musicisti arrivavano, qualcuno tornava. Il turnover è diventato sempre più veloce. Significa che ci si trova a lavorare a un progetto sapendo di non avere prospettive nel lungo periodo. A volte vengono fuori grandi cose.

Big Log è uno dei tuoi primi successo solisti. Hai detto quando l’ha scritto volevi che fosse potente, ma non pesante. Perché?
Quella canzone metta assieme intensità e bellezza. Volevo allontanarmi dalla musica che avevo fatto in passato. Era un’idea ridicola quella di scappare da qualcosa che era stato così importante negli anni ’70 e trovarsi nel 1982 a pensare che, ok, non sono esattamente Andy Williams, però…

Ce ne ho messo di tempo per arrivare al risultato, ho messo sottosopra la mia musica. E sono arrivato a porre le fondamenta della musica, anche se all’epoca non sembrava, arrivando fino a qui, fino all’ultimo concerto che ho fatto l’anno scorso con gli Space Shifters all’Hardly Strictly Bluegrass di San Francisco. È stato un viaggio vario e intenso, ma a volte è stato una merda.

Le canzoni non sono esposte in ordine cronologico nell’antologia, ma credo ci sia un filo conduttore, al di là della tua voce. È così anche per te?
C’è tanta energia. All’epoca mi piaceva qualunque novità, come la rivoluzione techno degli anni ’80 a cui ora guardiamo con orrore. O forse no, forse pensiamo: che diavolo stavi facendo, Robert? La risposta è: facevo musica con entusiasmo e in modo chiassoso. Era divertente. Qualcosa però ha funzionato. È una fase che per molto tempo mi ha imbarazzato. Specialmente quando è arrivato il 1993 e Fate of Nations, che è stato il disco della svolta per me. È che all’epoca non hai prospettiva, ti butti in qualunque novità.

Dreamland del 2002 rappresenta un’altra svolta. In quel disco cantavi pezzi come Song to the Siren di Tim Buckley e Darkness Darkness degli Youngbloods con grande profondità e usando uno spettro di musiche più ampio. Che cosa era successo?
Dalla metà alla fine degli anni ’90 ero stato in tour con Unledded e poi Walking into Clarksdale con Jimmy Page. Avevo capito che la musica potente, o derivante da essa, aveva fatto il suo corso, almeno per me. Cercavo un modo per uscirne. Facevo cover con un piccolo gruppo chiamato Priory of Brion che era un modo per non finire a suonare in una zona industriale tedesca di fronte a 15 mila persone che aspettavano Godot. Il mio manager mi disse che da quella roba nonavrebbe ricavato nemmeno una sterlina di commissioni. E io: benissimo, perché suoniamo per 200 persone a sera.

Quando sono nati gli Strange Sensation, Charlie Jones mi ha presentato Clive Deamer, che aveva lavorato con Roni Size e su Dummy dei Portishead. Volevo introdurre nella mia musica quel modo nuovo di fare i beat. Il modo di suonare la batteria [di Deamer] è stato fondamentale. Volevo rifare canzoni che amavo. La voce e le canzoni di Jesse Colin Young [degli Youngbloods] non erano solo inni per noialtri negli anni ’60, ma riuscivano ad essere brevi e significative. Ecco come mi è venuta l’idea di fare Darkness Darkness. In quanto a Tim Buckley, i This Mortal Coil che incidevano per la 4AD come i Cocteau Twins aveva rifatto la sua Song to the Siren in modo davvero evocativo.

Prima di allora non sarei stato in grado di fare cose del genere perché non c’entravano nulla col clima musicale e con i musicisti che m’accompagnavano. Mi ha dato modo di ripartire riconciliandomi con la musica da trip che amavo alla fine degli anni ’60 e rifarla con musicisti post trip hop inglesi, che erano davvero unici. Gli Strange Sensation sono in sostanza gli Space Shifters, a parte un paio di musicisti che se ne sono andati. La flessibilità nel loro modo di suonare ci ha dato modo di tradurre, di rivisitare quella musica.

I Led Zeppelin alla Earls Court di Londra nel 1975. Foto: Dick Barnatt/Redferns

Ogni tanto metti nei testi riferimenti ai Led Zeppelin. Canti di “dancing days” in Dance With You Tonight. E usi la frase “sing in celebration” e “the accident remains the same” in Great Spirit. Hai persino scritto per il tuo ultimo album un pezzo titolato The May Queen, che rimanda a Stairway to Heaven. Sono riferimenti voluti al passato?
Assolutamente sì. Ma la May Queen (la reginetta di calendimaggio, ndr) è sempre stata importante nella storia, nell’arte, nel folclore. Forse la citazione migliore sta in Charlie Patton Highway: “This car goes ’round in circles, the road remains the same”.

Ho notato.
Furbo bastardo. Ho pensato che fosse divertente, oltre a descrivere una scena vera. Il giorno in cui ho scritto la canzone ero a Como, Mississippi. Stavo andando a Clarksdale e mi sembrava che la strada girasse in circolo. Ero da solo e ascoltavo Patton alla radio.

Mi piacciono le citazioni. Mi piace l’idea di continuità. O forse non continuità, ma riferimenti a un’altra epoca. Ce ne sono tanti sparsi nei dischi.

La nuova New World mi sembra quasi un aggiornamento di Immigrant Song. La vedi anche tu così?
In un certo senso sì. Page e io abbiamo scritto Immigrant Song dopo un concerto in Islanda. Viene dall’interesse che provo fin da ragazzo per le invasioni che hanno interessato quelle isole, per le tribù e le culture che si sono avvicendate. Tutta l’Inghilterra settentrionale era una provincia vichinga. L’ultimo re danese ha lasciato l’Isola di Man, a nord-ovest di Liverpool, nel 1400-e-qualcosa.

Ho scritto New World dopo un viaggio nel South Dakota dove ho incontrato uno scrittore chiamato Kent Nerburn. È autore di una trilogia, il cui primo libro è titolato Neither Wolf Nor Dog. È roba che ti tiene inchiodato alla sedia. Parla di nativi americani e cultura anglosassone. Ho frequentato a lungo gli Stati Uniti, pensavo di essermi fatto un’idea della loro complessità, ma in ogni Stato ci sono centri urbani e rurali dove vive gente proveniente da ogni parte del pianeta. Ho cominciato a vedere posti come il Nord e il Sud Dakota e il Wyoming con occhi diversi quando ci ho passato un paio d’anni, specialmente quando non ero in tour, gravitando attorno a Austin. Sono diventato più consapevole della realtà di quei luoghi.

Che musica stai ascoltando?
Non ho un buon rapport con la radio inglese. Non voglio dire che la radio sia sparita, ma è diventata obsoleta, o quasi. A New Orleans ci sono un paio di ottime stazioni radio, ti scarichi la app e senti tutti i colori della Louisiana nella musica. Continuo ad ascoltare i Low Anthem, mi piacciono i pezzi con melodie forti. Sento quel che gira. Non molto tempo fa ero a Nashville e ho sentito molti nuovi cantanti e autori. Ascolto musica vecchia e nuova. L’ultimo di Dylan è pieno di cose belle e il pezzo che lo apre mi ha steso. È fantastico. È un epitaffio e un battesimo allo stesso tempo. Davvero forte.

So che durante la pandemia hai passato del tempo con Tony Iommi dei Black Sabbath, anche se non so se avete registrato qualcosa assieme. Avete messo all’asta una chitarra e posato per una foto, con le mascherine. Com’è stato rivederlo?
Ci siamo incrociati all’aeroporto di Nashville in gennaio o febbraio. Un tizio ci ha visti mentre aspettavamo il volo per l’Inghilterra e ha detto: “Grandi, vi siete riformati”. Forse pensava che si fossero riformati i Led Zeppelin o i Black Sabbath o una cosa come quando il tipo dei Guns N’ Moses è andato in tour con gli AC/DC. La cosa mi ha divertito e ho detto a Tony: tu potresti suonare Kashmir e io cantare Paranoid. Alla fine abbiamo fatto un evento di beneficienza assieme.

Lui è molto serio su questa cosa: sa che deve la vita a chi lavora in un ospedale vicino a casa sua, perciò partecipa a molte iniziative di beneficenza. Anch’io faccio qualcosa con il Servizio sanitario nazionale della zona dove vivo, mi ha sorpreso la mancanza di mezzi. Nel Regno Unito c’è un grande sentimento di riconoscenza verso il Servizio sanitario nazionale e i lavoratori della salute che hanno oprato senza protezioni adeguate in condizioni pericolose. Ecco perché abbiamo fatto l’asta. E Tony è un brav’uomo. Credo che ce l’abbia fatta.

 

 
 
 
 
 
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Check out the guitar signed by Tony and Robert Plant, hopefully someone with deep pockets will want it! https://bit.ly/3j3bLCJ

Un post condiviso da Tony Iommi (@iommi099) in data: 

Di recente abbiamo intervistato Cameron Crowe per i 20 anni di Quasi famosi, e ci ha raccontato di quando ha fatto vedere il film a te e a Jimmy Page e tu hai confermato che la frase «sono un dio dorato» è tua. Ma cosa volevi dire? Che significa «sono un dio dorato»?
Nella maggior parte dei casi, nel primo periodo dei Led Zeppelin, quello che dicevamo era puro intrattenimento comico. Credo che fossimo nel mezzo di un momento particolarmente ridicolo, forse al compleanno di Bonzo da qualche parte a Beverly Hills, e qualcuno aveva fatto una torta a tre piani. Eravamo a questo evento e John la mostrava a tutti, poi è arrivato George Harrison che l’ha colpita con una mossa di karate. Bonzo ha deciso che era il caso di rispondere, ed è successo di tutto, era un’altra di quelle situazioni… erano scherzi tra ragazzi. Mancava solo qualcuno che chiudesse la questione con un gesto ancora più privo di senso. Quindi ho aperto le braccia e proclamato quella cosa. Poi un pezzo di torta è casualmente finito sul mio naso, qualcosa del genere.

La settimana scorsa cadeva l’anniversario dei 40 anni dalla morte di John Bonham. Come l’hai ricordato?

È una cosa enorme. Tante altre persone che mi erano vicine ora non ci sono più, ma lui è onnipresente perché abbiamo vissuto assieme una grande avventura. Le nostre strade si erano incrociate anche prima degli Zeppelin e sono sempre state esperienze caotiche finite nelle lacrime. Ma con gli Zeppelin riuscivamo sempre a tornare indietro: dividevamo la macchina, tornavamo dall’aeroporto e andavamo nelle nostre case al confine col Galles. Eravamo molto uniti, in senso lato, lo siamo stati fino alla fine. Venivamo dallo stesso posto, dallo stesso nido.

Vivo ancora in quella zona, quindi lo sento ancora presente. Tanta gente lo conosceva, come conosce me. Non siamo andati molto lontano, a parte qualche triste avventura. È ancora molto presente, è una cosa curiosa per chi vive da queste parti. Qui si ricordano soprattutto la sua presenza fisica e la sua personalità, ma nel mondo dellla batteria ha trasceso molti altri musicisti. Insieme a Jonesy (John Paul Jones), che dava al tutto molta classe, hanno fatto sì che gli Zeppelin fossero diversi dalle altre band del periodo, quei due avevano un modo di lavorare unico. Quindi sì, sono 40 anni ed è ancora una grande perdita per tutti. Ora, quando è notte, guardo il cielo nuvoloso. Sono sicuro che è in un pub da qualche parte a fare battute.

Era un batterista magnifico.
Sì. Suonava con grande feeling. Una sera siamo andati al Burning Spear, un club nero nel South Side di Chicago, per vedere Bobby “Blue” Bland e la sua orchestra. A un certo punto John è salito sul palco e ha suonato Further on Up the Road, Turn on Your Love Light e roba del genere, è stato assurdo. I musicisti sembrano dipendere da lui, perché aveva davvero tanto feeling. Era a suo agio con Bobby “Blue” Bland tanto quanto lo sarebbe stato anni dopo con Fool in the Rain. Era unico.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.


domenica 30 maggio 2021

5.. ..ROBERT PLANT INTERVISTE E CITAZIONI

 CITAZIONI E INTERVISTE ROBERT PLANT 

Robert Plant:
“ Ho provato tantissime forme da uomo ed è stato come avere un guardaroba assai vasto nei tanti tentativi di cambio di personalità
"Hanno avuto tutti grandi raffiche e vampate... poi a volte la ruota gira..."
Non posso fare a meno di intervenire: "Hai avuto davvero una vita fantastica".
"A quanto pare", risponde.
Dall'intervista a The Sun
di Simon Cosyns
ottobre 2017

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"So che Bonzo era il miglior batterista del mondo, perché me l'aveva detto".

- Robert Plant..
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Mi è corsa incontro una ragazzina bellissima, di circa dodici anni.[…]
Mi ha detto: "Tu sei quello che canta Big Log! Che cos'hai fatto prima?".
E io le ho risposto: "E' una lunga, lunga storia".

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Whole lotta love" è qualcosa di cui ho bisogno personalmente, qualcosa che
semplicemente devo avere. L'abbiamo imbottigliata e quando andiamo
sul palco possiamo lasciarla sgorgare.
Robert Plant...





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"Penso spesso a John e... Sai cos'è, mi manca tantissimo."
(Robert Plant su John Bonham)


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Ti piace Jimmy Page?
No. Lo amo.
Allora perché la tua relazione ora sembra così irritabile a volte?
Sono due persone che non si abbracciano abbastanza. So che sembra stupido, ma abbiamo passato dei momenti così così e dei momenti fantastici insieme. Sarebbe meraviglioso superare tutte le cose con il passare degli anni, e forse succederà domani, sai? Non vado molto a trovarlo, ma sarei molto felice di trascorrere con lui un paio di settimane in cima alle montagne dell'Atlante prima della fine.
Robert Plant..



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ROBERT PLANT: "VI RACCONTO DI QUANDO IN CONCERTO NON RICORDAVO IL TESTO DI STAIRWAY TO HEAVEN". L'INTERVISTAIl frontman dei Led Zeppelin ha raccontato di quando il manager lo aiutava a ricordare il testo con dei cartelli nel tour '72/'73
La storica voce dei Led Zeppelin, Robert Plant, ha rilasciato di recente un’intervista a The Project in cui ha raccontato di come il manager del gruppo, Peter Grant, lo avesse aiutato a ricordare le parole corrette di "Stairway to Heaven", nel periodo di maggior successo della band.
Lo ha svelato lo stesso Plant dicendo:
"So che è una canzone lunga e so anche che ho avuto un po' di problemi a ricordare le parole, nel '72, '73. Il nostro manager, che era una personalità abbastanza formidabile ... era arrivato davanti al palco nel bel mezzo di tutto con il testo, come quella cosa che faceva Bob Dylan (nel video di ‘Subterranean Homesick Blues’) ... Comunque, è stato molto
divertente
. Non riesco a ricordare quale verso. Era qualcosa riguardo a ‘bustle in the hedgerow’ " e poi a tutta quella roba".
Durante l’intervista è stato poi chiesto a Plant se si aspettava di ottenere un così grande successo.
“Non pensavo che nulla sarebbe stato così grande”.
Plant ha anche ribadito di non avere intenzione di scrivere un libro, spiegando:
"Ci sono tante storie umoristiche ma rimarranno con me".
Infine ha aggiunto che, anche se teneva un diario, si trattava di una sorta di codice che nessun altro avrebbe capito.







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Robert Plant Week in Rock, April 1993 (Fate of Nations)

In this Week In Rock episode Robert Plant is promoting Fate of Nations. Plant Talks about Coverdale/Page album.
Robert Plant Week in Rock, April 1993 (Fate of Nations)
In this Week In Rock episode Robert Plant is promoting Fate of Nations.
Plant Talks about Coverdale/Page album.
Robert Plant Week in Rock, April 1993 (Fate of Nations)
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https://www.rockol.it/.../robert-plant-led-zeppelin-roger...
Robert Plant in una intervista rilasciata a Howard Stern nel 2017 ricordò un episodio avvenuto alla fine degli anni Sessanta che ebbe quali protagonisti i Led Zeppelin e gli Who che si trovavano a suonare nel medesimo periodo a New York.
Racconta Robert Plant che, accompagnato dai suoi compagni di band, si recò nel locale dove gli Who avevano prenotato la cena per il dopo concerto: “Fummo accolti alla porta e ci dissero: ‘Wow, siete già qui’. Noi rispondemmo, ‘Sì, sì, era un primo spettacolo'. Così siamo entrati e abbiamo mangiato tutto il cibo della band e poi siamo scappati via." La somiglianza con il cantante degli Who (e una certa mancanza di conoscenza del mondo del rock) aiutò sicuramente a fare sì che l'inganno andasse a buon fine, aggiunse ancora l'ex cantante dei Led Zeppelin sorridendo: "Un po’ assomiglio a Roger Daltrey, sono solo un più alto. Scusa, Roger."

Al tempo gli Who avevano iniziato una residency di una settimana al Fillmore East, mentre i Led Zeppelin si esibivano al Carnegie Hall. Stern ha chiesto poi a Robert Plant se all'epoca esisteva della competizione tra le due band britanniche, il cantante spiega che erano solo ragazzi e non pensavano alle classifiche.
https://youtu.be/SQ086hOExmw
https://youtu.be/_2h7cjwtXk4

8..LIVE E PERFOMANCE LED ZEPPELIN



LED ZEPPELIN Los Angeles Forum 24/03/1975

LED ZEPPELIN 3-24-75 bLEZ ZEPPELIN 3-24-75


https://timtirelli.com/2014/07/02/video-led-zeppelin-los-angeles-forum-24-march1975/
https://timtirelli.com/2014/07/02/video-led-zeppelin-los-angeles-forum-24-march1975/


The latest soundboard to come out of EVSD's "Soundboard Revolution". This is the first of the band's three LA 1975 shows to cap off the 1975 North American tour. About an hour or so of this soundboard had previously been released on EVSD's "The Night Stalker", but now the whole thing has finally come out!
0:00 Intro
0:56 Rock and Roll
4:40 Sick Again
11:10 Over the Hills and Far Away
18:57 In My Time of Dying
31:04 The Song Remains the Same
36:15 The Rain Song
45:07 Kashmir
54:19 No Quarter
1:20:27 Trampled Underfoot
1:29:53 Moby Dick
1:52:13 Dazed and Confused
2:26:21 Stairway to Heaven
2:38:52 Whole Lotta Love
2:47:34 Black Dog
2:54:23 Heartbreaker
The latest soundboard to come out of EVSD's "Soundboard Revolution". This is the first of the band's three LA 1975 shows to cap off the 1975 North American tour. About an hour or so of this soundboard had previously been released on EVSD's "The Night Stalker", but now the whole thing has finally come out!
0:00 Intro
0:56 Rock and Roll
4:40 Sick Again
11:10 Over the Hills and Far Away
18:57 In My Time of Dying
31:04 The Song Remains the Same
36:15 The Rain Song
45:07 Kashmir
54:19 No Quarter
1:20:27 Trampled Underfoot
1:29:53 Moby Dick
1:52:13 Dazed and Confused
2:26:21 Stairway to Heaven
2:38:52 Whole Lotta Love
2:47:34 Black Dog
2:54:23 Heartbreaker
il video dove Robert raccoglie il cappello da un fan del pubblico e si esibisce per un pò con questo cimielo..un cappelo da cowboy..
LED ZEPPELIN Los Angeles Forum 24/03/1975



Rassegna Stampa : THE FORUM, LA - Alla serata inaugurale di un ingaggio di tre giorni al Forum da 18.000 posti, un impegno che ha segnato gli ultimi spettacoli del loro attuale tour negli Stati Uniti. I Led Zeppelin hanno dimostrato che, finché c'è Jimmy Page e Robert Plant, tutto è sicuro per il rock and roll. Come ha annunciato Plant all'inizio del set, la band desiderava rendere le apparizioni finali molto speciali. per il loro pubblico e in un set di due ore che presentava i migliori lavori della loro esistenza collettiva di sei anni hanno fatto proprio questo.
Robert Plant è il modello perfetto per il cantante solista di un gruppo rock - Snello, snello e agile nei movimenti, vestito con una chemise aperta, porta una presenza e un dinamismo speciali alla musica degli Zep, quella della lirica, da sempre parte integrante di ciò che la band ha rappresentato. Particolarmente efficace in questi giorni è il rapporto che Plant ha sviluppato con il suo pubblico, molto migliorato rispetto agli anni passati. Mentre è facile per una superstar di questo calibro riposarsi facilmente sugli allori e rimanere egocentrica, Plant fa un vero tentativo di unificare la folla e coinvolgerla nella sua performance, attraverso il battito delle mani e lo scambio verbale. Quando gli Zeppelin fanno "Stairway To Heaven". forse la loro melodia più amata, la folla rimane paralizzata dall'eloquente intro di chitarra di Jimmy Page, quindi esplode di eccitazione alla rauca sezione principale della canzone.
Chiedi a qualsiasi musicista quale consideri essere l'esempio principale dell'archetipo del chitarrista solista e sicuramente il nome di Jimmy Page sarà tra i primi che menzionerà. Page porta con sé un incredibile assortimento di asce in tournée, tra cui una deliziosa Les Paul Custom vintage e una SG Gibson a doppio collo. Ma certamente non è solo lo strumento da solo che spiega l'efficacia di Page sul palco. Ha un genio dell'improvvisazione senza pari nel rock and roll, le sue composizioni sono in cima alla lista di alcune delle più grandi canzoni rock mai scritte. " Dazed And Confused", "Communication Breakdown" e "Immigrant Song" sono solo alcuni esempi dello stile classico di quest'uomo.
Sul palco, Page è vestito con un abito nero bordato d'oro e si aggira sul palco per ottenere il massimo effetto durante i suoi assoli. Mentre è fermo, il suo movimento con il suo strumento conferisce un senso di tensione a ogni leccata o nota piegata che suona, spesso andando su e giù per il collo per alcuni arpeggi che dividono la mente.
Sebbene siano chiaramente Page e Plant le principali star degli Zeppelin, bisogna menzionare il superbo lavoro di basso e tastiera di John Paul Jones, che di recente ha preso più seriamente il suo ruolo di mellotron e pianista per il gruppo. La sua funzione in quel posto, spesso suonando una tastiera del piano basso Rhodes, conferisce un suono pieno e orchestrato che, nonostante il riferimento di Plant ad esso come "un modo economico per evitare di portare un'orchestra in tournée", è molto efficace.
Alla batteria c'è John Bonham, il cui lavoro solista utilizzando sintetizzatori di batteria è stato superbo. Spesso, gli assoli di batteria sono noiosi e pieni di un disperato senso di spettacolarità, ma Bonham è un tecnico di prim'ordine e ha piena padronanza di come usare la batteria come strumento lirico, qualcosa che ha personalmente aperto la strada durante il suo sviluppo negli Zeppelin.
Per quanto riguarda la messa in scena, lo spettacolo Zeppelin ha fatto un uso superbo di macchine del fumo ad alta potenza e luci dall'alto, riempiendo il palco con una gamma di colori inquietante e luminosa.
Degno di nota è stato anche l'uso di una mezza dozzina circa di laser che emettono fasci di luce di vari colori attraverso la nebbia, dando l'impressione di raggi allungati e pulsanti che si estendevano per l'intera lunghezza dell'arena. Affascinanti da guardare, i raggi erano di colori inimmaginabili da descrivere, spesso intersecando la nebbia e anche Robert Plant. La saggezza del signor Plant che si è imbattuto nel percorso di questi raggi è qualcosa su cui avrebbe dovuto consultare il suo equipaggio. tuttavia. Possono essere pericolosi, quindi ci è stato detto!
Uno spettacolo splendido tutt'intorno, fedele al carattere superbo del loro recente LP "Physical Graffiti". Non vediamo l'ora di vedere come lo Zeppelin si trasformerà nei giorni a venire. Certamente rimarranno uno dei gruppi più importanti del rockdom, e i loro spettacoli dovrebbero essere progressivamente più avvincenti man mano che crescono. [CB / 3-75 / pa]
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News Report: Led Zeppelin al Forum di Inglewood
I Led Zeppelin sono di gran lunga la band hard rock numero uno al mondo. Il loro recente tour americano si è concluso al Forum la scorsa settimana. Hanno battuto il loro stesso record per aver esaurito le sale a tempo di record. I Rolling Stones non hanno mai eguagliato gli Zeppelin per la velocità nel vendere i concerti o per il pubblico o per il reddito lordo.
Siamo andati al concerto del lunedì al Forum e gli Zeppelin sono stati incredibili. Abbiamo catturato il loro numero molte volte nel corso degli anni, ma non li abbiamo visti fare nulla rispetto al concerto della scorsa settimana. I quattro sono stati guidati dall'eccellente voce di Robert Plant su una forte combinazione di materiale dai sei LP della band. Hanno fatto molti brani dal loro nuovo doppio album "Physical Graffiti". Era il numero uno delle classifiche dopo essere uscito solo due settimane ed è stato spedito ai negozi di dischi come disco di platino, il che significa che aveva già venduto oltre un milione di copie.
La band ha suonato quasi tre ore e 25 minuti e nessuna canzone sembrava un'altra. Il suono era superbo mentre il quartetto piangeva verso la fine dello spettacolo su "Whole Lotta Love" e "Stairway To Heaven".
Entrando nel concerto di giovedì scorso, il batterista dei Led, il 26enne John Bonham, ha dichiarato: "Il nostro miglior concerto in cui tutto ha funzionato è stato lo scorso martedì sera al Forum. Le persone erano così fantastiche che hanno assistito allo spettacolo che ci hanno fatto suonare più forte".
La band a volte riempiva il palco di fumo e aveva espedienti come raggi di luce che iniziavano sul palco e arrivavano sul retro del Forum.
Il resto degli Zeppelin è composto dal chitarrista e produttore Jimmy Page e John Paul Jones alla tastiera e al basso. John Paul è uno dei motivi principali per cui questa mano è così versatile. Page suonava diverse chitarre e suonava in modo diverso su ognuna. La voce di Plant ha dato alla band un suono versatile.
"Lavoro duramente sulla mia voce in modo che non suoni sempre allo stesso modo", ha detto Plant. "Penso che io e gli altri tre ragazzi siamo migliorati con ogni album e ogni tour".
"Dopo i nostri primi due album ci siamo scatenati e da allora siamo sempre stati al top. Uno dei nostri crucci è che, sebbene vendiamo molti album e biglietti per i nostri concerti, si esauriscono non appena vengono messi in vendita, un sacco di le persone non ascoltano il nostro nuovo materiale per sentire quanto ci siamo rafforzati: "Abbiamo molti fan, ma penso che ne avremmo molti di più se le persone che ci hanno ascoltato molto tempo fa ci ascoltassero di nuovo".

"Il nostro tour passato è andato molto bene, ma amiamo molto suonare nella San Francisco Day Area. Ci manca davvero non suonare lì quest'anno. Sappiamo che abbiamo molti fan lì e non vediamo l'ora di suonare di nuovo lì". (Daily Review, 4 aprile 1975)

Los Angeles Forum 24 march1975

Los Angeles Forum 24 march1975
Led Zeppelin - Live in Los Angeles 1975 (Part I) (Rare Film Series)
Led Zeppelin - Live in Los Angeles 1975 (Part II) (Rare Film Series)
Led Zeppelin - Live in Los Angeles 1975 (Part I) (Rare Film Series)
Led Zeppelin - Live in Los Angeles 1975 (Part II) (Rare Film Series)
The latest soundboard to come out of EVSD's "Soundboard Revolution". This is the first of the band's three LA 1975 shows to cap off the 1975 North American tour. About an hour or so of this soundboard had previously been released on EVSD's "The Night Stalker", but now the whole thing has finally come out!
0:00 Intro
0:56 Rock and Roll
4:40 Sick Again
11:10 Over the Hills and Far Away
18:57 In My Time of Dying
31:04 The Song Remains the Same
36:15 The Rain Song
45:07 Kashmir
54:19 No Quarter
1:20:27 Trampled Underfoot
1:29:53 Moby Dick
1:52:13 Dazed and Confused
2:26:21 Stairway to Heaven
2:38:52 Whole Lotta Love
2:47:34 Black Dog
2:54:23 Heartbreaker
il video dove Robert raccoglie il cappello da un fan del pubblico e si esibisce per un pò con questo cimielo..un cappelo da cowboy..
LED ZEPPELIN Los Angeles Forum 24/03/1975


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30 maggio 1977
Utica, NY to Landover, MD to see Led Zeppelin perform Live at the Capital Centre on May 30, 1977.
uno dei tanti video salvati sul mio canale youtube e chiavetta usb..
..una domenica all'insegna di puro divertimento
0:00 Introduction
0:42 The Song Remains The Same
6:11 The Rover/Sick Again
13:28 Nobody's Fault But Mine
20:52 In My Time of Dying
32:53 Since I've Been Loving You
43:00 No Quarter
1:07:20 Ten Years Gone
1:17:50 The Battle of Evermore
1:24:31 Going to California
1:30:15 Black Country Woman
1:31:58 Bron-Y-Aur Stomp
1:38:16 White Summer/Black Mountain Side
1:45:10 Kashmir
1:55:22 Over the Top
2:16:57 Guitar Solo
2:27:29 Achilles Last Stand
2:38:04 Whole Lotta Love/Rock and Roll




l'eccellente registrazione del pubblico dello spettacolo della band a Landover, Maryland, il 30 maggio 1977. La registrazione inizia distorta per The Song Remains the Same ma si chiarisce rapidamente. Fatto divertente: il taper di questo spettacolo ha registrato anche gli altri tre spettacoli di Landover 77, nonché lo spettacolo di Landover del 1975 e lo spettacolo di Baltimora del 1973. Questo spettacolo è fantastico, uno dei migliori del tour del 1977.
0:00 Intro
1:09 The Song Remains the Same
6:38 Sick Again
13:55 Nobody's Fault But Mine
21:20 In My Time of Dying
33:27 Since I've Been Loving You
43:41 No Quarter (cut)
1:09:37 Ten Years Gone
1:20:13 The Battle of Evermore
1:26:09 Going to California
1:31:59 Black Country Woman
1:33:44 Bron-Y-Aur Stomp
1:40:11 White Summer/Black Mountain Side
1:47:08 Kashmir
1:57:51 Over the Top (cut)
2:18:59 Guitar Solo
2:29:34 Achilles Last Stand
2:40:11 Stairway to Heaven
2:52:35 Whole Lotta Love/Rock and Roll


















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You're So Square Baby I Don't Care
Let's Have a Party
Love Me/Frankfurt Special/King Creole




from Utica, NY to Landover, MD to see Led Zeppelin perform Live at the Capital Centre on May 30, 1977.


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𝒆𝒗𝒐𝒍𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑲𝒂𝒔𝒉𝒎𝒊𝒓..
𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒂𝒏𝒐 ..𝒖𝒏 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒐..𝒎𝒂 𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒐𝒏𝒐𝒓𝒊𝒕𝒂̀ 𝒗𝒐𝒄𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒂𝒍𝒆 𝒔𝒊 𝒓𝒊𝒏𝒏𝒐𝒗𝒂 𝒆 𝒔𝒊 𝒆𝒔𝒂𝒍𝒕𝒂..
𝒊𝒍 "𝒗𝒊𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐" 𝒅𝒊 𝒄𝒖𝒊 𝒏𝒆 𝒗𝒂̀ 𝒇𝒊𝒆𝒓𝒐
𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕..𝒒𝒖𝒆𝒍 𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕 𝑷𝒍𝒂𝒏𝒕 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐 "𝑫𝒊𝒐 𝑫𝒐𝒓𝒂𝒕𝒐"
𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂𝒗𝒂 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑩𝒂𝒏𝒅 𝒔𝒊 𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒊𝒆𝒏𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒊𝒏 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒆 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒄𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒆𝒏𝒆
𝒆 𝒅𝒆𝒗𝒐 𝒅𝒊𝒓𝒗𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝑲𝒂𝒔𝒉𝒎𝒊𝒓 𝒆𝒍𝒂𝒃𝒐𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒕𝒐𝒖𝒓 𝒄𝒐𝒏 𝑱𝒊𝒎𝒎𝒚 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒐𝒔𝒇𝒆𝒓𝒊𝒄𝒂..𝒔𝒊𝒏𝒖𝒐𝒔𝒂 𝒆 𝒕𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒄𝒊𝒏𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒖 "𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒐𝒏𝒕𝒂𝒈𝒏𝒆"...𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒍𝒐..𝒑𝒆𝒓 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒐𝒊 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒐𝒔𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒗𝒊𝒅𝒆𝒐..𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒄𝒉𝒆...𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕 𝒆̀ 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒄𝒐
15 𝒎𝒊𝒏𝒖𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒍𝒂𝒖𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒕𝒕𝒊
𝐂'𝐄̀ 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐔𝐍 𝐀𝐏𝐏𝐔𝐍𝐓𝐎..𝐂'𝐄̀ 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐋𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐀𝐍𝐓𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐀 𝐂𝐎𝐕𝐄𝐑𝐃𝐀𝐋𝐄 𝐍𝐄𝐋 𝐓𝐎𝐔𝐑 𝐂𝐎𝐍 𝐉𝐈𝐌𝐌𝐘..𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐊𝐀𝐒𝐇𝐌𝐈𝐑..𝐌𝐈 𝐒𝐏𝐈𝐀𝐂𝐄 𝐌𝐀 𝐋'𝐄𝐌𝐏𝐀𝐓𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓 𝐄̀ 𝐈𝐍𝐍𝐀𝐑𝐑𝐈𝐕𝐀𝐁𝐈𝐋𝐄, 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐓𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐕𝐎𝐂𝐀𝐋𝐄..𝐊𝐀𝐒𝐇𝐌𝐈𝐑 𝐄̀ 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓 𝐏𝐋𝐀𝐍𝐓..𝐄 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀!! 𝐍𝐎𝐍 𝐀𝐂𝐂𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐔𝐏𝐋𝐈𝐂𝐀𝐓𝐈



𝒆𝒗𝒐𝒍𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑲𝒂𝒔𝒉𝒎𝒊𝒓..
𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒂𝒏𝒐 ..𝒖𝒏 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒐..𝒎𝒂 𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒐𝒏𝒐𝒓𝒊𝒕𝒂̀ 𝒗𝒐𝒄𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒂𝒍𝒆 𝒔𝒊 𝒓𝒊𝒏𝒏𝒐𝒗𝒂 𝒆 𝒔𝒊 𝒆𝒔𝒂𝒍𝒕𝒂..
𝒊𝒍 "𝒗𝒊𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐" 𝒅𝒊 𝒄𝒖𝒊 𝒏𝒆 𝒗𝒂̀ 𝒇𝒊𝒆𝒓𝒐
𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕..𝒒𝒖𝒆𝒍 𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕 𝑷𝒍𝒂𝒏𝒕 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐 "𝑫𝒊𝒐 𝑫𝒐𝒓𝒂𝒕𝒐"
𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂𝒗𝒂 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑩𝒂𝒏𝒅 𝒔𝒊 𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒊𝒆𝒏𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒊𝒏 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒆 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒄𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒆𝒏𝒆
𝒆 𝒅𝒆𝒗𝒐 𝒅𝒊𝒓𝒗𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝑲𝒂𝒔𝒉𝒎𝒊𝒓 𝒆𝒍𝒂𝒃𝒐𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒕𝒐𝒖𝒓 𝒄𝒐𝒏 𝑱𝒊𝒎𝒎𝒚 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒐𝒔𝒇𝒆𝒓𝒊𝒄𝒂..𝒔𝒊𝒏𝒖𝒐𝒔𝒂 𝒆 𝒕𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒄𝒊𝒏𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒖 "𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒐𝒏𝒕𝒂𝒈𝒏𝒆"...𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒍𝒐..𝒑𝒆𝒓 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒐𝒊 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒐𝒔𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒗𝒊𝒅𝒆𝒐..𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒄𝒉𝒆...𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕 𝒆̀ 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒄𝒐
15 𝒎𝒊𝒏𝒖𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒍𝒂𝒖𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒕𝒕𝒊
https://youtu.be/ghlYEF1pGDA
𝐂'𝐄̀ 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐔𝐍 𝐀𝐏𝐏𝐔𝐍𝐓𝐎..𝐂'𝐄̀ 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐋𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐀𝐍𝐓𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐀 𝐂𝐎𝐕𝐄𝐑𝐃𝐀𝐋𝐄 𝐍𝐄𝐋 𝐓𝐎𝐔𝐑 𝐂𝐎𝐍 𝐉𝐈𝐌𝐌𝐘..𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐊𝐀𝐒𝐇𝐌𝐈𝐑..𝐌𝐈 𝐒𝐏𝐈𝐀𝐂𝐄 𝐌𝐀 𝐋'𝐄𝐌𝐏𝐀𝐓𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓 𝐄̀ 𝐈𝐍𝐍𝐀𝐑𝐑𝐈𝐕𝐀𝐁𝐈𝐋𝐄, 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐓𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐕𝐎𝐂𝐀𝐋𝐄..𝐊𝐀𝐒𝐇𝐌𝐈𝐑 𝐄̀ 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓 𝐏𝐋𝐀𝐍𝐓..𝐄 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀!! 𝐍𝐎𝐍 𝐀𝐂𝐂𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐔𝐏𝐋𝐈𝐂𝐀𝐓𝐈

Già la genesi del brano è interessante. I nostri, precisamente Plant e Jimmy Page – tuttora considerato uno dei migliori chitarristi di sempre – composero l’uno il testo del brano, e l’altro si basò su un tuning di chitarra piuttosto atipico nell’heavy metal, il cosiddetto Celtic Tuning, che si base sulla triade iniziale Re-La-Re, seguito da Sol o da Mi. Altre canzoni dei Led Zeppelin oltre a Kashmir si basano su ciò: The Rain Song e Ten Years Gone. Il testo di Kashmir, invece, scritto da Robert Plant, venne concepito durante un viaggio del cnatante nel deserto marocchino.

Come ha rivelato in un’intervista a LouderSound:

“It was a single-track road which neatly cut through the desert. Two miles to the east and west were ridges of sand rock. It looked like you were driving down a channel, this dilapidated road, and there was seemingly no end to it.”:

Ed ecco l’origine di: “Oh let the sun beat down upon my face, stars to fill my dreams“.

Nel brano, basato sugli accordi la-ladiesis-si-re-mi, il viaggio è interiore.

Page, d’altro canto, ha rivelato di aver scritto il brano a due mani col leggendario batterista John “Bonzo” Bonham, durante una delle tante sessioni notturne alla casa stregata Headley Grange, un’ex orfanotrofio usatissima dalla band per la registrazione di IV, V, ovviamente Physical Graffiti e Houses of the Holy. Il luogo, in cui pare graviti una strana energia, fu usato anche da Peter Gabriel per la composizione di The Lamb Lies Down on Broadway. Solo batteria, riff ed effetti, un riff semplice e ripetitivo – ma epico. Evocatore di montagne desolate, di terreni ricoperti da pietre aguzze e ghiacciai aggettanti. Elegante nella sua grazia minimale, senza grida e senza eccessi. Divenne in brevissimo tempo un classico della band, richiesta ad ogni concerto.

Physical Graffiti fu l’album più prog dei Led Zeppelin: sebbene estremamente lungo e ricco di ciò che all’epoca vennero chiamati fillers, contiene delle vere gemme come Kashmir stessa, House of The Holy e Ten Years Gone. Le orchestrazioni di John Paul Jones – i suoi organi, i suoi synth – ivi raggiunsero lo stato dell’arte. L’arpeggio di mellotron di Kashmir, oscuro, angoscioso, ha fatto scuola e se ne ritrovano i semi ancora oggi. 

JANNIK SINNER SLAM WIMBLEDON

Oggi sul centrale di Wimbledon si sono incontrati..Jannik Medvedev Djokovic Alcaraz.. Nole e Alcaraz avevano finito il loro allenamento..Jan...