Robert Plant & Saving Grace feat. Suzie Dian "Gallows Pole" Teatro Romano di Ostia Antica 03/09/2023
io ho avuto l'onore e il privilegio di ascoltarlo ad ostia Antica..e assicuro che un pezzo del mio cuore, lui se lo è portato via..Sublime, incantata ed entusiasta
Robert Plant Satan Your Kingdom Must Come Down Ostia Antica 2023
https://youtu.be/StS2TS2AnV4
Live Teatro Romano di Ostia Antica - 3 settembre 2023 Robert Plant & Saving Grace Satan Your Kingdom Must Come Down Teatro Romano Ostia Antica 2023 https://youtu.be/kM3L3PQALq4
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Robert Plant: un live senza spazio per i fantasmi del passato
Con Saving Grace la voce dei Led Zeppelin si butta nel folk dando poco spazio al vecchio repertorio
Da tempo Robert Plant ha abbandonato per strada il fardello dei Led Zeppelin e percorre sentieri diversi (una volta nuovi) e quando l’attuale tragitto incrocia le strade del passato queste vengono percorse su un lato diverso, con una marcia differente e soprattutto con altri giri motore.
Saving Grace la band
Di tutto questo ancora una volta il 75enne cantante inglese ne ha dato dimostrazione con questo progetto dal titolo “Saving Grace” realizzato con il featuring della cantante Suzi Dian(che suona pure il basso e la fisarmonica) e il supporto strumentale di Oli Jefferson (batteria e percussioni), Tony Kelsey (mandolino, baritono e chitarre acustiche ed elettriche), e Matt Worley (banjo, chitarre acustiche elettriche e baritono, cuatro). Con questa formazione Plant è arrivato in Italia per sette date a cavallo tra agosto e settembre.
Il progetto “Saving Grace”, che è nato nel 2019 ed è stato rodato in piccoli locali nel Regno Unito, affonda la sua ragion d’essere nel folk ma non disdegna altro, pescando nella black music e aggiungendo una spruzzata di Led Zeppelin, ma non quelli di “Whole Lotta Love” o di “Stairway To Heaven” ma di “Friends”, “Rain Song”, “Four Sticks” o ancora quelli che si tuffano nel folk con “Gallows Pole”.
Qua e là Robert butta anche qualche altra citazione della sua vecchia band, ma il resto dei 18 brani in scaletta sono tutte cover (o auto cover), molte direttamente dalla tradizione folk, altre di chiara ispirazione folk. Si tratta di brani di Leon Russell, Low, Moby Grape, Los Lobos, Richard & Linda Thompson e altri.
Non solo folk
Ma il folk non è l’unico elemento stilistico, diventa una sorta di porta girevole con cui entrare ed uscire da mondi sonori e stilistici diversi. C’è una spruzzata di blues, un tuffo nel folk rock, momenti di grande intimità, finestre che si aprono sul rock, un accenno mediterraneo/arabeggiante. Una varietà che arricchisce il tutto senza renderlo caotico ma seguendo una linea artistica ben precisa, segnata dal suono, dalla strumentazione e dagli arrangiamenti.
Tutto è sempre molto intimo, pacato, anche se non manca qualche sferzata più rock (soprattutto nel mondo Zep). L’elemento dominante è l’eleganza, la bellezza, la cura sonora e formale dei brani che tuttavia non diventano mai stucchevoli o patinati. Il gruppo supporta al meglio le doti vocali di Plant che a sua volta spazia allontanandosi dal registro storico che lo contraddistingueva nel Led Zeppelin e che proprio su quei brani (con qualche aiutino e artifizio tecnologico) torna a farsi sentire.
La voce è ok
Tanti sono gli anni di scena di Robert Plant ma la sua voce sembra risentire poco del passare del tempo, si è modificata, il repertorio è diverso e chiede qualcosa d’altro ma la voce non si rompe e regge bene la scena pure nei momenti di maggior performance.
Anche il suo stare sul palco è inevitabilmente differente. Niente più torso nudo, niente più esuberanze giovanili ora sul palco con lui sale il carisma, la sua storia. Restano nel backstage la nostalgia e il fantasma del passato che la voce di “Black Dog” o “Dazed and Confused” sembra aver esorcizzato definitivamente. Ora forse il vero legame con il passato sono i suoi capelli, ancora folti e riccioluti, anche se non più fulvi come in gioventù. Lui è una star eppure sul palco lascia spazio (anche defilandosi fisicamente) ai suoi compagni di avventura, si “inchina” idealmente alla bravura della sua compagna di avventure Suzi Dian e ai suoi superbi musicisti. Sembra quasi intimorito e perplesso dall’esultanza e affetto che il pubblico dimostra per lui.
Il ricordo di Milano
Nella ora e mezzo del concerto di Milano c’è tempo e spazio per i suoi ricordi da bambino, delle sue scoperte musicali giovanili ma anche un cenno, con un po’ di sarcasmo e ironia, agli incidenti e la guerriglia del luglio 1971 al Velodromo Vigorelli nel capoluogo lombardo in occasione del loro concerto in città.
Alla fine tutti a letto con l’augurio di una buonanotte che i cinque protagonisti cantano insieme a cappella tra gli applausi del pubblico.
Ecco perché piace
Eleganza, qualità della performance (anche se non nuovissima rispetto alle ultime esibizioni di Plant), una buona scaletta, ricordo non nostalgico del passato, grande rispetto per l’artista (accolto da subito con una standing ovation che si sono ripetute in altre occasioni - immancabili sul repertorio Zep - sino a quella prolungata finale) sono gli elementi vincenti che l’ex Led Zeppelin porta sul palco convincendo il pubblico... con la consapevolezza di vincere facile.
Con una band nata quasi per hobby 4 anni fa e che ancora non ha pubblicato un solo disco, Robert Plant ha forse appena incassato il suo maggiore successo in Italia da quando si propone come artista “solista ” (virgolette d’obbligo, perché per lui – sempre pronto a fare un passo indietro e a concedere spazio, quando risulta utile alla canzone – lo spirito di gruppo e l’interscambio fra i musicisti hanno sempre un’importanza cruciale). 7 date, compresa quella del 5 settembre al Teatro Arcimboldi di Milano, accolte con calore, entusiasmo e affetto travolgente da un pubblico che sembra avere fatto pace con la sua ostinazione a non riformare i Led Zeppelin comprendendo l’onestà e la lungimiranza del suo percorso artistico.
Plant oggi ha tanto altro per la testa e almeno 3 (se non 4) progetti musicali differenti in corso. Nel 2022 l’avevamo visto a Lucca con Alison Krauss in un concerto purtroppo azzoppato dallo stato febbrile della cantante dell’Illinois: poche analogie, se non che in entrambi i casi si tratta di 2 juke box vintage, cromati e scintillanti, di contenitori pregiati di titoli ripresi dal miglior songbook angloamericano. Allora country, soul, blues, rockabilly e r&b alla maniera di New Orleans; oggi folk tradizionale, indie rock, psichedelìa e ancora blues, di nuovo con una spruzzata di Zeppelin e un’altra interprete femminile con cui dialogare in intimità modulando armonie alla ricerca di una terza, fantasmatica voce. Là, la crema dei turnisti americani del giro nashvilliano e del produttore T Bone Burnett, grande orchestratore dell’album Raise The Roof; qui, un quartetto abituato come Robert a frequentare le Marche gallesi nei territori di confine con l’Inghilterra: i Saving Gracealias la portoghese Suzi Dian (voce solista, fisarmonica e basso), Tony Kelsey (chitarre e mandolino), Matt Worley (chitarre, banjo, cuatro) e Oli Jefferson (batteria), gente semisconosciuta e meno scafata ma affamata di musica che dispensa grinta, entusiasmo e urgenza espressiva mettendoci corpo e anima. Gli spettatori lo percepiscono dalle prime note, quando salgono su un palco spoglio e ridotto all’essenziale: la foto di un bisonte americano riprodotta su un telone, poche luci governate da 4 riflettori collocati ai lati dei musicisti.
Quando entrano in scena (per ultimi i 2 vocalist, davanti agli altri 3 schierati sulla stessa linea) Plant è accolto da una fragorosa standing ovation e si capisce subito che sarà una serata speciale: una base preregistrata di violino e percussioni introduce un energico e intenso abbrivio a base di folk appalachiano e di folk anglo-irlandese, la Gospel Plow che Bob Dylan incluse nel suo 1° album nel 1962 e The Cuckoo di cui si contano innumerevoli versioni tra Shirley Collins e i Pentangle, Doc Watson e Taj Mahal. Standard ultracentenari (come la successiva As I Roved Out) persi nella notte dei tempi e recuperati sul campo da ricercatori come Alan Lomax, riarrangiati dai Saving Grace con piglio deciso, mordente, sentimento e assoluta padronanza del linguaggio fra arpeggi, note di bordone e ritmi ancestrali, mentre Robert accenna scherzosamente qualche passo di danza tradizionale.
Con Let The Four Winds Blow, un pezzo originale da lui scritto e registrato nel 2004 con gli Strange Sensation per Mighty ReArranger, arriva il momento delle chitarre elettriche e del 1°, breve e bruciante assolo di Kelsey mentre Suzi imbraccia un basso Hofner a forma di violino come quello di Paul McCartney. Non hai ancora preso fiato quando in sala esplode l’esotica e incalzante sequenza di accordi di Friends, 1° ripescaggio (saranno 4 in totale) dal catalogo Zeppelin che fino al tour precedente era completamente assente dalle scalette della band (si sarà deciso, Plant, dopo avere considerato la sua crescente popolarità dopo gli inizi rigorosamente underground?). Invitate al battimani, platea e galleria si scaldano subito, sapientemente illuminate dalle luci di sala mentre lui sembra compiaciuto e quasi stupito di tanta devozione.
Non sono mai accondiscendenti crowd pleaser ma scelte coerenti con il mood e il filo narrativo del concerto, i brani ripresi dal repertorio del Dirigibile, affluenti di un grande e impetuoso fiume che ingloba decenni e secoli di musica. Non ci sono le hits, in altre parole: non c’è Whole Lotta Love e men che meno Stairway To Heaven, interpretata dal vivo un’ultima volta durante la reunion a Londra nel 2007 in omaggio ad Ahmet Ertegun, fondatore dell’etichetta Atlantic. C’è invece una magica The Rain Song, la fisarmonica di Dian al posto del mellotron di John Paul Jones e quel sapiente gioco di chiaroscuri, di pianissimo e fortissimo che Plant pratica dai tempi antichi e che rappresenta anche la chiave di volta di uno show in cui oltre ai riccioli biondi e ai pantaloni neri di pelle sfoggia ancora una sorprendente freschezza vocale e una ricca gamma timbrica, fra suadenti fraseggi quasi sussurrati e un uso parsimonioso del celeberrimo urlo di guerra adeguatamente sostenuto da echi, effetti e altri booster.
Robert Plant
Ci sono il mix di tempi pari e dispari, l’andamento flessuoso e l’aroma marocchino di Four Sticks, c’è (nei bis) il folk impetuoso di Gallows Pole in cui i Saving Grace ingranano la marcia più alta entrando in piena trance performativa, mentre Robert ci infila una fugace citazione di Black Dog. Con Out In The Woods, dal palco si alzano gli spettri paludosi e l’aria appiccicosa della Louisiana: è Worley, basco, muscoli tatuati e l’aria di uno che ha appena parcheggiato l’Harley Davidson fuori dal locale, a ritagliarsi il ruolo di contraltare solista alle voci di Plant e Dian (è proprio nel suo pub, lo Swan di Stourport nel Worcestershire, che i 5 componenti della band si sono incontrati), mentre nell’unico pezzo country in scaletta l’angelica, soave ma vigorosa Suzi dimostra di avere poco da invidiare ad Alison con il suo abito lungo a rombi e la limpidezza vocale da ammaliante sirena: non è uno standard ma un brano recente, Too Far From You, scritto dalla cantautrice Sarah Siskind per la serie tv americana Nashville cui Plant è sicuramente arrivato per tramite dei produttori musicali del programma, Burnett e poi Buddy Miller. Quest’ultimo è anche suo partner musicale in quella Band Of Joy dal cui album del 2010 il gruppo riprende 3 titoli. Il 1°, il gospelSatan Your Kingdom Must Come Down (con in coda un accenno alla In My Time Of Dying incisa anche dagli Zeppelin) è un colpo da maestro, un’invocazione sciamanica che agita un talismano contro questi tempi bui dominati dalle forze del male: la slide di Kelsey e il suoi riverberi creano uno scenario teso, cupo e lugubre contrastato dal calore e dal tono accorato delle 4 voci umane.
Un concerto come questo lascia spazio anche a momenti di raccordo e a vecchi ricordi. Robert racconta della sua infatuazione giovanile per il blues di Robert Johnson, di Howlin’ Wolf, di Blind Willie Johnson, di Bo Diddley e di come si appassionò alla cultura bohémienne con cui entrò in contatto a Londra, a Parigi, a New York, a Memphis, a Detroit e persino a Milano: è il momento della rievocazione di quando, «nel ’70 e qualcosa», i Led Zeppelin si spaventarono a morte annaspando come il pubblico tra le cariche e i gas lacrimogeni del Vigorelli. Quei tempi burrascosi vengono ricordati con ironia, mentre il sogno dell’estate dell’amore e l’utopia californiana rivivono con It’s A Beautiful Day To Day dei Moby Grape, meravigliosa e solare delicatezza floreale made in San Francisco. Plant cita anche Donovan e ti aspetteresti, come nel tour precedente, la sua Season Of The Witch: a colorarsi di psichedelìa, invece, è la sua reinterpretazione del bluesChevrolet, coautrice quella Memphis Minnie che in quei “70 e qualcosa” gli zeppeliniani impararono a conoscere grazie a When The Levee Breaks.
«Saltiamo al 1993, un periodo molto più sicuro e con molti meno lacrimogeni», annuncia il frontman presentando Down To The Sea da Fate Of Nations, il suo ondeggiante rock a tinte etniche che s’impenna anche nei volumi ma non quanto in una acre, spigolosa e febbrile rivisitazione di Everybody’s Song dei Low: insieme al roots rock rombante e latineggiante di Angel Dance (Los Lobos), un’altra dimostrazione di come il suo spirito indomito di esploratore musicale non si sia mai sopito e le sue orecchie non abbiano mai smesso di funzionare. Al repertorio Band Of Joy appartiene anche House Of Cards di Richard & Linda Thompson: per il suo autore e per il suo 1° gruppo, i Fairport Convention, Plant spende parole di grande e quasi devota ammirazione ricordandone il ruolo pionieristico nella nascita del folk rock britannico. Come chiamare questa sua rielaborazione musicale, invece? Folk? Americana? Forzando un po’ i termini, Robert preferisce parlare di «soul psichedelico»: quel che è certo che le sue sono scelte raffinate, da intenditori; e che la sua cover band di lusso, delle cover band tradizionali rappresenta l’antitesi filosofica, rivolta com’è all’avventura e al rinnovamento perpetuo. Come Bob Dylan e pochissimi altri, Plant prosegue imperterrito per la sua strada. Per nulla interessato a dare in pasto alla gente ciò che si aspetta, a confezionare un greatest hits da servire alla platea, a celebrare il santino di se stesso e il mito del Dio del Rock.
Robert Plant and Saving Grace featuring Suzi Dian
Chissà quanta parte del pubblico, entusiasta e accogliente come non mai nei suoi confronti, coglie le sfumature e i rimandi storici di quel repertorio: anche quando alla fine i 5 si radunano intorno a un microfono per intonare un altro gospel, il classico And We Bid You Goodnight del bahamenseJoseph Spence che i fan del rock conoscono grazie alla Incredible String Band (una vecchia passione di Plant) e soprattutto ai Grateful Dead. Come la band di Jerry Garcia, Robert la usa per accommiatarsi con grazia e gentilezza prima che uno spettatore gli butti sul palco una maglietta da calciatore e che tutta la band si produca in ripetuti inchini. È una chiusura dolce, soave, empatica, con un messaggio edificante, confortante e spirituale («Vi amo, ma Gesù vi ama ancora di più»). Dopo 1 ora e ¾ di concerto, dopo le murder ballads, la musica del diavolo e il rock and roll, dopo l’alternarsi di chitarre acustiche ed elettriche, miglior modo di augurare la buona notte e chiudere una serata pressoché perfetta non potrebbe esserci. Tanto che quando salgo in auto per avviarmi verso casa l’istinto mi consiglia di tenere spenta l’autoradio. Non voglio sporcare quel silenzio pieno di musica, desidero che quelle canzoni e quel sound continuino a suonarmi in testa il più a lungo possibile.
https://youtu.be/uD28PRb0eBk
Gospel Plow (traditional ), The Cuckoo (traditional ), Let The Four Winds Blow (Robert Plant and the Strange Sensation), Friends (Led Zeppelin), Out In The Woods (Leon Russell cover), Too Far From You (Nashville Cast cover), Satan, Your Kingdom Must Come Down (traditional ), Everybody’s Song (Low cover), It’s a Beautiful Day Today (Moby Grape cover), The Rain Song (Led Zeppelin), As I Roved Out (traditional ), Chevrolet (Lonnie Young, Ed Young & Lonnie Young, Jr. cover), Down To The Sea (Robert Plant), Four Sticks (Led Zeppelin), Angel Dance (Los Lobos cover).
Bis
House Of Cards (Richard & Linda Thompson cover), Gallows Pole (traditional/Led Zeppelin), And We Bid You Goodnight (traditional ).
Il Teatro Romano di Ostia Antica è l’incantevole cornice che ospita le suggestioni musicali di Robert Plant, in Italia per sette imperdibili date, tutte sold out. L’atmosfera della serata è unica, resa ancora più affascinante dallo splendido tramonto che ha tinto il cielo di rosso. Il leggendario leone del rock inglese arriva poco dopo le 21.00: dalle prime note è chiaro che il carisma e il fascino sono quelli di sempre, così come la straordinaria forza evocativa della sua voce.
Plant condivide il palco con la bravissima Suzi Dian (voce, basso e fisarmonica) e i Saving Grace: Oli Jefferson (percussioni), Tony Kelsey (chitarre e mandolino), Matt Worley (banjo e chitarre). Il gruppo si è formato nel 2019 al pub “Swan” di Stourport-on-Severn, cittadina del Worcestershire, vicino a dove vive Plant, debuttando in una serie di concerti a sorpresa in piccoli locali in Inghilterra, Galles e Irlanda. Si nota subito l’alchimia tra i componenti del gruppo: sono lì per fare musica e divertirsi, non hanno niente da dimostrare, nessun disco all’attivo da promuovere.
Robert Plant
Robert Plant rende omaggio alle sonorità che lo hanno accompagnato e ispirato nel corso della sua vita. La scaletta del concerto pesca a piene mani nella musica tradizionale, mettendo in risalto l’eterna passione dell’artista per il folk britannico e americano, gli spiritual e il blues tradizionale. Si inizia con ‘Gospel Plow‘ (conosciuta anche come ‘Hold On‘), interpretata tra gli altri anche da Bob Dylan, ed eseguita per l’occasione in una versione intima, quasi ipnotica. Non è un caso che uno dei momenti più emozionanti della serata arrivi sulle note di ‘Satan your kingdom must come down‘, spiritual song le cui origini si perdono nella notte dei tempi, tra le nebbie dense del Mississippi. Il pezzo viene eseguito in accordatura aperta open G, i due chitarristi si affidano ai lipstick delle chitarre elettriche danelectro baritone vintage 56, e sul finire eseguono ‘In my time of diyng‘, blues/gospel già inciso dai Led Zeppelin in “Physical Graffiti”.
Plant ricorda come da ragazzo le radio inglesi trasmettessero musica spazzatura (come in Italia, del resto), di come fosse stato introdotto da un amico alle blue note, scoprendo la musica delle radici blues americane di Bo Diddley, Howlin’ Wolf, Muddy Waters e di come questa stessa musica avesse influenzato intere schiere di giovani musicisti inglesi, dai Rolling Stones ai Led Zeppelin. Riscoprire e interpretare musica delle radici è ciò che conta, che siano quelle afroamericane del blues o il folk tradizionale inglese non importa, c’è posto per tutti. La costante ricerca musicale di Plant è al tempo stesso un viaggio e una liturgia nella quale i pezzi dei Led Zeppelin sono scelti e inseriti proprio per essere stati direttamente ispirati da queste tradizioni musicali o essere loro stesse interpretazioni di pezzi tradizionali.
Ad una strepitosa versione di ‘Cuckoo‘ e ‘Too far from you‘, seguono pezzi anni ’60 come ‘Let the four wind bloow‘ di Fats Domino, ‘It’s a Beautiful Day Today‘ dei Moby Grape, ‘Chevrolet‘ di Donovan, ‘Out in The Woods‘ di Leon Russell cantata da Matt Worley. C’è posto anche per riprendere brani della carriera solista di Robert Plant come ‘Down to the sea‘ dal disco “Fate of Nations” del 1993 e ‘Angel Dance‘ tratto dal disco “Band of Joy” (2010). I pezzi dei Led Zeppelin sono stati scelti per armonizzarsi con il resto della scaletta senza avere un ruolo da protagonisti. Si vola sulle note di ‘Friends‘ da “Led Zeppelin III”, resa simile all’originale nell’accordatura aperta con la quale è stato incisa. Si susseguono poi versioni reinterpretate come ‘Four Stick’ da “Led Zeppelin IV” riarrangiata per l’occasione, e la splendida ‘The Rain Song‘ da “Houses of the Holy” arrangiata stupendamente con i controcanti e la fisarmonica di Suzi Dian, con Robert Plant che sul finale del pezzo da’ prova dell’ottima condizione vocale.
Tra il pubblico spiccano tantissime magliette dei Led Zeppelin e a più riprese Robert Plant scherza citando testi delle loro canzoni più iconiche. Presentando i Saving Grace recita l’incipit «we come from the land of the ice and snow» di ‘Immigrant Song‘, salvo poi ridere dicendo che ormai il ghiaccio non c’è più. O come sul finale di ‘Gallows Pole‘, quando infila «Hey hey mama said the way you move» da ‘Black Dog‘.
Mentre il concerto volge al termine, il pubblico è ormai assiepato sotto al palco. C’è ancora tempo per un’esaltante versione di ‘Gallows Pole‘, ballata traditional reinterpretata e registrata durante le sessioni in Galles.
La serata si chiude con la band abbracciata che canta a cappella ‘I Bid You Goodnight‘ di Aaron Neville, una dolce e sublime buonanotte che stringe il pubblico del teatro romano di Ostia Antica in un forte abbraccio, con il saluto finale di Plant: «ci rivedremo ancora».
Situato all’interno dell’area archeologica degli scavi, il teatro romano di Ostia Antica fu eretto sotto Augusto alla fine del I sec. a.C. Era una struttura maestosa e imponente per l’epoca, basti pensare che era in grado di ospitare fino a 2500 persone. Alla fine del II secolo, il teatro venne ulteriormente ampliato e portato una capacità di circa 4000 posti.
Il corridoio centrale d’ingresso del teatro fu poi modificato da Ragonio Vincenzio Celso nel IV secolo, il quale fece installare una statua di Roma, ancora visibile dietro il Ninfeo est, e spostare basi di statue site nel piazzale delle Corporazioni ormai in stato di abbandono.
Assieme al retrostante piazzale delle Corporazioni, il teatro di Ostia Antica formava un grandioso complesso, all’interno del quale si concentravano gli uffici dei mercanti e dei commercianti più in vista della città. L’edificio è stato restaurato più volte nel corso dei secoli, ma, nonostante le modifiche strutturali subite, conserva ancora il fascino originale dei tempi passati.
Oggi, il teatro romano di Ostia Antica ospita numerosi eventi culturali, tra cui concerti e spettacoli di teatro, di danza e di cabaret.
Photo: Parco Archeologico di Ostia Antica
Il teatro fu costruito verso la fine del I secolo d.C., insieme al Piazzale delle Corporazioni, e poteva contenere fino a 3000 spettatori.
Alla fine del II secolo, il teatro fu ampliato fino a poter accogliere 4000 persone. Nella facciata sul Decumano Massimo, dietro a un portico, c’erano numerosi negozi.
Si accedeva al livello inferiore della tribuna da un corridoio centrale e da due ingressi laterali. Le scale tra i negozi portavano al secondo e al terzo livello. I sedili erano rivestiti in marmo.
Le colonne, che si possono vedere oggi dietro al palco, si trovavano nel terzo livello della tribuna. Sul palco si vedono tre maschere teatrali che originariamente facevano parte della decorazione dell’edificio.
.. ero in fila per entrare al Mitico Teatro Romano ..,ed era meraviglioso sentire parole e sensazioni di chi come me attendeva di assistere al concerto di Robert Plant, ci sorridevamo un pò tutti,certi di assistere a qualcosa di epico e irripetibile..il mio sguardo si è incrociato con quello di una signora con sua figlia adolescente, e ho chiesto loro se era la prima volta che vedevano Robert dal vivo..
la mamma ,forse anche grata di quella domanda, mi ha sorriso con una luce calda e ha risposto affermativamente aggiungendo che aveva portato con sè la figlia..allora io ho rivolto lo stesso sorriso a quella bellissima ragazzina, bionda, riccioluta, occhi brillanti e le ho accarezzevolmente detto che non avrebbe dimenticato questa serata.
Per lei era la prima volta e l'ho rassicurata che quando sarebbe ritornata a casa avrebbe portato con se emozioni fortissime..
"Vedrai che ne sarai rapita e sarai grata a mamma di averti portato qui..ne sarai entusiasta"...ci siamo scambiate i nomi e poi
ci siamo salutate con un sorriso grande...
poi ,per un caso decisamente fortuito, in attesa di risalire in macchina con chi era con me, Miro e Mirko, e abbiamo atteso un pò, vista la marea di macchine e altro,con qualche problema di parcheggio..si è fermata una macchina e mi sono sentita chiamare...
..Era la dolce ragazzina con sua mamma, con cui avevo scambiato poche parole ma emozionanti.,
.con il finestrino abbassato mi ha detto che le avevo regalato una magia..le avevo detto precisamente come lei si sarebbe sentita dopo quel concerto..le era piaciuto tantissimo..
Le ho fatto una carezza sulla guancia, le ho preso la mano e ringraziando Lei e la mamma..le ho fatto l'augurio di assistere ad una altra serata come quella appena finita.ed un augurio per un arrivederci..e lei mi ha ancora ringraziato..
la magia di un concerto epico
,la magia di Roma possono fare anche questo...
e
forse in quella atmosfera,
un pò magica lo ero anche io
lo eravamo tutti!!
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Robert Plant tells a Guns N Roses joke / The Rain Song (Led Zeppelin) 03/09/2023 Ostia Rome Italy
Robert Plant, una rockstar al servizio della musica
Di Maria Grazia Stella il 05/09/2023
OSTIA ANTICA.
Domenica sera nella splendida cornice del teatro romano di Ostia antica il leggendario ex frontman dei Led Zeppelin ha incantato i tremila spettatori con le sue interpretazioni e la sua band di straordinari musicisti in cui spicca Suzi Dian..
Ostia antica - Domenica sera, nella splendida cornice del teatro romano di Ostia Antica, i circa tremila presenti, hanno assistito ad uno dei più bei concerti degli ultimi tempi.
Robert Plant, il leggendario ex-frontman dei Led Zeppelin, ha letteralmente "rapito" gli spettatori per circa due ore, condividendo con il pubblico la sua musica del "cuore", che solo in minima parte ha coinciso con il repertorio di quelli che sono considerati gli inventori dell'hard rock.
Perché una Rockstar al servizio della musica? Semplicemente perché dallo scioglimento della band inglese in seguito alla scomparsa del loro insostituibile batterista John Bonham nel 1980, Robert Plant non ha mai pensato di adagiarsi sugli allori eseguendo stancamente il loro repertorio per riempire gli stadi di milioni di "vedove" degli Zeppelin, ma ha intrapreso coraggiosamente un proprio percorso artistico ormai quarantennale, dove l'attuale tour rappresenta uno dei molteplici "passaggi" della sua esperienza artistica.
A conferma di ciò, sta la decisione di Plant di intraprendere questa tournee, denominata significativamente Saving Grace, con una band tutta nuova, dove spicca la cantante e pluristrumentista portoghese Suzi Dian. Nessun disco da promuovere, bensì solo amore per la musica. Infatti qualche mese fa Plant, si è imbattuto non lontano dalla sua abituale residenza in Inghilterra, in una esibizione dell'artista lusitana, restandone totalmente rapito. Non ci ha pensato due volte, ha costruito una nuova band con Suzi, e come si dice in questi casi, "On the road again!".
Il repertorio della band, perché malgrado il suo carisma Robert è completamente al servizio di essa, attinge a piene mani nel repertorio folk e country. D'altronde già ai tempi degli Zeppelin i riferimenti alla musica e letteratura celtica, sono ben chiari. Le atmosfere di The battle of Evermore o il perfido Gollum di Ramble on, aleggiano anche nelle nuove canzoni scelte da Plant per il concerto. Ma soprattutto Robert ricorda ai presenti il suo amore incondizionato per il blues del Delta e Chicago, come ha tenuto a precisare nei divertenti momenti di colloquio con il pubblico.
In ultimo, ancora due notazioni. La voce: il timbro è un marchio di fabbrica e dopo qualche anno di appannamento sembra aver trovato una nuova maturità, che aggiunge ulteriori "colori" rispetto agli spericolati vocalizzi ai tempi degli Zeppelin.
Il performer: Robert ha un carisma naturale, che non concede nulla ai vuoti lustrini di tanti spettacoli che hanno avuto immeritatamente come location, per restare nella nostra città, il Circo Massimo. Sul palco sembra una sorta di Gandalf della musica, saggio ed energico. Restiamo in attesa della prossima magia!
e aggiungo Lo spartito, il pentagramma, la chiave di violino, le note.
E poi i suoni, i ritmi, le melodie, gli accordi.
La musica è un linguaggio universale.
Che tocca le corde del cuore.
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Robert Plant, a rock star at the service of music
By Maria Grazia Stella on 05/09/2023
ANCIENT OSTIA.
On Sunday evening in the splendid setting of the Roman theater of Ostia Antica the legendary former frontman of Led Zeppelin enchanted the three thousand spectators with the interpretations of him and his band of extraordinary musicians in which Suzi Dian stands out..
Ostia antica - On Sunday evening, in the splendid setting of the Roman theater of Ostia Antica, the approximately three thousand present attended one of the most beautiful concerts of recent times.
Robert Plant, the legendary ex-frontman of Led Zeppelin, literally "kidnapped" the spectators for about two hours, sharing with the public his "heart" music, which only minimally coincided with the repertoire of those who are considered the inventors of hard rock.
Why a Rockstar at the service of music? Simply because since the dissolution of the English band following the death of their irreplaceable drummer John Bonham in 1980, Robert Plant never thought of resting on his laurels by tiredly performing their repertoire to fill the stadiums with millions of Zeppelin "widows", but he courageously embarked on his own forty-year artistic journey, where the current tour represents one of the multiple "passages" of his artistic experience.
Confirming this is Plant's decision to undertake this tour, significantly called Saving Grace, with a completely new band, where the Portuguese singer and multi-instrumentalist Suzi Dian stands out. No album to promote, but just love for music. In fact, a few months ago, Plant, not far from his usual residence in England, came across a performance by the Portuguese artist, and was totally enraptured. He didn't think twice, he built a new band with Suzi, and as they say in these cases, "On the road again!".
The band's repertoire, because despite his charisma Robert is completely at its service, draws heavily on the folk and country repertoire. On the other hand, already at the time of Zeppelin the references to Celtic music and literature are very clear. The atmospheres of The battle of Evermore or the evil Gollum of Ramble on also hover in the new songs chosen by Plant for the concert. But above all Robert reminds those present of his unconditional love for the Delta and Chicago blues, as he was keen to point out in the amusing moments of conversation with the public.
Finally, two more notes. The voice: the timbre is a trademark and after a few years of tarnishing it seems to have found a new maturity, which adds further "colours" compared to the reckless vocalizations of the Zeppelin era.
The performer: Robert has a natural charisma, which concedes nothing to the empty sequins of many shows that have undeservedly had the Circus Maximus as their location, to remain in our city. On stage he seems like a sort of Gandalf of music, wise and energetic. We are waiting for the next magic!
visto che ho potuto ammirarlo dal vivo, per me Ostia Antica è stato il live emotivamente esplosivo ed empatico.da descrivere negli annali..e non lo dico solo io.. Lui è il più Grande di tutti i tempi..in assoluto..è Leggenda
.io ero lì a due metri da lui..!..le foto rendono poco l'idea ma vivere il concerto ti strapazza e allo stesso tempo ti immobilizza
Robert Plant Satan Your Kingdom Must Come Down Ostia Antica 3 settembre 2023
e mi ripeto..
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.
Immensa la canzone..immenso Lui..
Robert Plant Satan Your Kingdom Must Come Down Ostia Antica 3 settembre 2023
e mi ripeto..
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.
https://youtu.be/StS2TS2AnV4
Robert Plant and Saving Grace - Live at the Teatro Romano in Ostia Antica - 03-09-2023
https://youtu.be/oEeV8KuUPdY
Robert Plant presents Saving Grace - Angel dance - Los Lobos - Ostia Antica sept.3, 2023
Robert Plant presents Saving Grace - Angel dance - Los Lobos - Ostia Antica sept.3, 2023
https://youtu.be/tYhWe2TT7Ug
Robert Plant and Saving Grace - The Rain Song
Teatro Romano di Ostia Antica, Roma, 3 settembre 2023
https://youtu.be/tNhNoO-Ls9E
goodnight ostia antica 2023
..mi sono vista e cerchiata!!!!
Ostia Mon amour...Robert Plant..forever
visto che ho potuto ammirarlo dal vivo, per me Ostia Antica è stato il live emotivamente esplosivo ed empatico.da descrivere negli annali..e non lo dico solo io.. Lui è il più Grande di tutti i tempi..in assoluto..è una leggenda..
le due foto iniziali sono di una ripresa video di un amico..
..aggiungo altre foto....
.io ero lì a due metri da lui..!..le foto rendono poco l'idea ma vivere il concerto ti strapazza e allo stesso tempo ti immobilizza
..impiegherò svariati giorni per mettere a posto foto e video..niente deve andare perduto...
devo anche aggiornare alcuni album FB..se non mi vedete per qualche settimana,sapete cosa stò facendo..
ma può anche darsi che mi sia data alla fuga alla ricerca del
Dio Dorato..in carne ed ossa
le prime due foto sono di Ostia Anticae mi sono trovata!!
se Susie ha fatto una lista..OSTIA ANTICA ha fatto breccia
le prime due foto sono di Ostia Antica
se Susie ha fatto una lista..OSTIA ANTICA ha fatto breccia
...siamo tutti noi a ringraziare..ci avete donato emozioni infinite,la musica è un linguaggio universale.
Che tocca le corde del cuore...dire Unici non comprende a pieno il sentimento che porto dentro,speciali ancora di più,fantastici e meraviglia pura senz'altro..un abbraccio a voi, ad ognuno di voi,un abbraccio a Lei mister Plant..poterLa vedere dal vivo per una seconda volta mi ha fatto vedere e sentire un pezzo di cielo..Grazie e a presto, spero che possiate tornare a trovarci..noi siamo qui e ci saremo sempre.
serata che non dimenticherò..ho avuto tre regali..una famiglia meravigliosa che mi ha ospitato, Mirko. Vladimiro ,Antonella, Maska..sua zia..insomma tutta la famiglia, un incontro con amici fantastici che sognavo da tempo..e anche se lo metto in ultimo..quello che per me è il dono più prelibato, più attesso, più bramato..e mi sono sentita anche un pochino protagonista..interagendo con lui per un momento..al mio grido Grande, Grande, grande, lui ha aspettato dando il tempo a queste tre parole e poi schiocco di dita è partito a cantare..beh..mi sono voltata dietro e con RobertaFiamma Guiducci ho fatto WOW..il regalo più bello..grazie a voi ragazzi e grazie a questo Uomo Mitico di nome Robert..
An evening that I won't forget..I had three gifts..a wonderful family who hosted me, Mirko. Vladimiro, Antonella, Maska...his aunt...in short, the whole family, a meeting with fantastic friends that I had been dreaming of for a long time...and even if I put it last...what for me is the most delicious gift, the most awaited, the most yearned for...and I also felt a little protagonist...interacting with him for a moment. . at my cry Great, great, great, he waited, giving time to these three words, and then with a snap of his fingers he started to sing...well...I turned around and with RobertaFiamma Guiducci I went WOW...the most beautiful gift...thanks to you guys and thanks to this Mythical Man named Robert...
io ho pianto..e nel dopo concerto conferma di RobertaFiamma Guiducci che era con me accanto lo puoò confermare..qualcosa che non potrò dimenticare💖..ciao ragazzi io mi devo ancora riprendere...domani posterò tutto--eLui è irresistibile ..Mitico e Mistico..la sua voce e la gioia che ieri sera emanava avvolgeva tutto il paesaggio e abbracciava delicatamente ogni nostro cuore ciao RobertaFiamma Guiducci..noi ci siamo incantate e innamorate alla follia https://www.facebook.com/robertagui/videos/229995356322813?idorvanity=160042221321444 rain song Ostia Antica 2023
io ho pianto..e nel dopo concerto conferma di RobertaFiamma Guiducci che era con me accanto lo puoò confermare..qualcosa che non potrò dimenticare💖..ciao ragazzi io mi devo ancora riprendere...domani posterò tutto--eLui è irresistibile ..Mitico e Mistico..la sua voce e la gioia che ieri sera emanava avvolgeva tutto il paesaggio e abbracciava delicatamente ogni nostro cuore ciao RobertaFiamma Guiducci..noi ci siamo incantate e innamorate alla follia https://www.facebook.com/robertagui/videos/229995356322813?idorvanity=160042221321444 rain song Ostia Antica 2023
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.
In September there are days of heaven descending to earth. It lowers the drawbridge of its castle into the air and down a blue staircase the sky leans for a little while to the ground.
ROBERT PLANT AND SAVING GRACE - Four Sticks Teatro Romano di Ostia Antica Roma 3 settembre 2023
..anzi un particolare e speciale vighingo..inglese..
La storia archeologica di Ostia tiberina, (gli scavi di Ostia Antica), fino alla bonifica dei ravennati
Il nome Ostia deriva dalla parola Ostium (foce) e a sua volta deriva dal latino Os-oris (bocca). Il nome antico della città è Ostia tiberina”, la ‘porta’ del Tevere da cui secondo la leggenda Romolo e Remo risalirono il “sacro fiume” dentro una cesta prima di essere trovati e allattati dalla lupa capitolina. E’ infatti in questa parte del territorio che il fiume terminava anticamente il suo corso sfociando nel Tirreno la cui linea di costa anticamente si trovava sotto l’attuale sede stradale della via del Mare a poche decine di metri dal confine urbano e urbanistico dell’antica Ostia emerso a partire dagli anni Venti. Ne sono testimonianza storica e ufficiale i recenti ritrovamenti di parte di superfici dell’antico porto fluviale risalenti al 2011 e di una nave perfettamente conservata nei pressi dell’antica Tor Boacciana lungo la strada Ostia-Fiumicino in direzione dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. Oltre che una continuità urbanistica emersa durante quegli studi tra Ostium e Portus, Porto, l’antica necropoli presente nella giurisdizione amministrativa del comune di Fiumicino, nella zona che oggi porta il nome di Isola Sacra in onore delle persecuzioni dei primi martiri cristiani tra il secondo e il quarto secolo che ebbero termine soltanto nel 313 con l’Editto di Costantino.
Gli scavi di Ostia Antica furono avviati all’inizio del 1800 sotto papa Pio VII e proseguirono con Pio IX nel 1909 in seguito con il Vaglieri il Paribeni e Guido Calza. Oggi si scava ancora e con l’ausilio delle nuove tecnologie l’antica città, tra i siti archeologici più visitati al mondo e il terzo in Italia, riappare in tutta la sua splendida magnificenza. Dopo Ercolano e Pompei i suoi resti sono il miglior esempio al mondo di città di epoca romana in grado di illustrare e raccontare a turisti e visitatori la vita a Roma e la nascita e il declino del suo impero millenario. Personaggi storici importanti come ad esempio Galeno e sant’Agostino arricchiscono lo storia con il fascino legato a uomini che da Ostia partivano a arrivavano per cambiare per sempre la storia dell’umanità intera.
La leggenda fa risalire la prima fondazione di Ostium, prima colonia di Roma, al quarto re di Roma, Anco Marzio nel 620 a.C. appena settant’anni dopo la fondazione di Roma, mentre la documentazione archeologica conferma e attribuisce in modo inequivocabile la nascita solo tra il VI secolo e il III. Quando i romani nel 396 conquistarono la città etrusca acerrima rivale, Veio. Solo in seguito la “Decima Legio” romana si accampò tra la foce del Tevere e il mare dando origine al primo “castrum” difensivo di cui si abbiano notizie certe per datare la città. La posizione strategica serviva per difendere Roma dagli assalti via fiume da Veio e da Greci e Siracusani che giungevano sulle navi via mare con il dominio terrestre su una via di comunicazione primaria e fondamentale per lo sviluppo di Roma.
Per la prima vera fondazione a uso coloniale occorrerà attendere i decenni a venire mentre la città cresceva intorno al presidio militare. Tuttavia i ritrovamenti durante il Novecento e anche più recenti di materiali e utensili risalenti all’età del bronzo nei pressi dell’attuale passaggio del Tevere verso la foce lasciano intendere che fin dal XIII/X secolo il territorio tra Ostium e l’antica Ficana fosse già abitato da popolazioni di pescatori allevatori e agricoltori nonchè da saline ricche e pregiate che servivano gli etruschi prima e i romani in seguito. Certo resta comunque il ruolo di primo piano di Ostia nella storia di Roma non solo dal punto di vista logistico e militare quando commerciale, storico, sociale, artistico e architettonico.
Proprio la sua caratteristica di città portuale e di raccordo tra le uniche vie di comunicazione di allora attribuisce a Ostia una cosmopoliticità forse ancora più variegata rispetto alla città capitolina. Al suo interno convivevano pacificamente in un discreto agio diversi popoli e culture anche religiosi nonchè classi sociali differenti tra loro un po come una moderna New York o Hong Konk. Ne sono testimonianza la presenza di templi e spazi dedicati alle religioni dai culti mitraici provenienti dall’antica Persia e dall’Oriente a quelli etruschi. Da Cibele dalla Frigia al culto per Iside degli Egizi alla più antica sinagoga d’Europa passando per le sacerdotesse di culti universali di cui si è trovata traccia negli affreschi presenti all’interno della Casa delle Yerodule ognuno adorava le proprie divinità rispettando le diversità.
La chiesa precristiana dedicata ai primi martiri locali testimonia i cambiamenti in atto nella società romana e nella storia della città che fino alle prime invasioni barbariche dei Visigoti di Alarico conobbe una crescita smisurata dovuta dall’essere un centro ricco, affacciato sul mondo intero grazie al mare, florido e popoloso a poca distanza via terra e via fiume da Roma. Abitato e frequentato sopratutto da funzionari, commercianti, militari, operai e artigiani Ostia era il centro principale di Roma per lo smistamento dei beni commerciali diretti a Roma e diretti all’esportazione e crebbe in ricchezza benessere e prestigio fino al culmine toccato sotto l’imperatore Adriano con la prima ristrutturazione e ammodernamento.
Tra il primo e secondo secolo d.C. Ostia contava già un milione di abitanti. Occorre considerare che quando dopo le guerre puniche e contro i greci, fenici e siracusani Roma ottenne il dominio assoluto del Mediterraneo, il Mare Nostrum. L’importanza commerciale della città prevalse pian piano su quella militare e nel corso del tempo al castrum si sostituirono botteghe e magazzini (horrea) oltre uffici commerciali posizionati sul lato settentrionale lungo la riva sinistra del fiume, chiamata “Trastevere ostiense”, situata alle spalle del teatro e di numerosi edifici pubblici tra cui il Campidoglio, con terme alimentate e riscaldate al fuoco dagli schiavi così come alcuni edifici di privati nobili, cavalieri e patrizi. Attorno all’ultimo secolo della Repubblica lungo gli altri lati della città furono erette mura difensive.
Due erano le strade principali, il Cardo massimo e il Decumano massimo, la prosecuzione della via Ostiensis, l’attuale via Ostiense, che da Roma si divideva nel nostro territorio in due rami, uno diretto al mare e uno al fiume. Poi si realizzò il foro con la ricostruzione del Capitolium, un tempio grandioso dedicato inizialmente a Giove, Giunone e Minerva, e si moltiplicavano i magazzini maestosi in cui venivano depositate merci e derrate alimentari. Nel foro furono erette la curia, la basilica e le terme. Sotto Augusto imperatore sorse il teatro tutt’ora attivo e in grado di ospitare un pubblico di quattromila persone, mentre alle vecchie case, domus, repubblicane si sostituirono moderne dimore con giardini e cortili porticati e pavimentati.
L’avvento del mattone fece nascere le insulae, case su due piani dotate di vetrate, che venivano affittate costringendo nel tempo all’amministrazione a dotarsi di una sorta di piano regolatore che consentì di progettare e realizzare interi quartieri urbani in grado di dare alloggio e accoglienza sia al milione di residenti che Ostia tiberina contava già tra il I e il II secolo d.C. che a coloro che lavoravano o comunque transitavano per il porto di Roma imperiale. Successivamente con la dinastia dei Severi venne realizzate tra le tante opere pubbliche la via Severiana che collegava il porto di Traiano nell’attuale comune di Fiumicino con il porto di Terracina facilitando lottizzazioni costiere, commerci e collegamenti via terra.
Nel II secolo si cominciò a edificare anche oltre il castrum e dopo che Mario la saccheggiò durante la guerra civile, Silla la dotò di ampie mura difensive che ne garantirono negli anni un maggiore e florido sviluppo. Nel III secolo iniziò il declino di Ostia data l’importanza assunta da Portus , l’attuale necropoli di Porto, ricadente nel comune di Fiumicino, dove si erano trasferite tutte le attività commerciali. Ostia rimase così tagliata progressivamente fuori da ogni via di comunicazione vista la difficoltosa navigazione del Tevere il cui corso e corrente era mutata rispetto al passato, oltre allo stato di abbandono cui era stata lasciata la via Ostiensis ingoiata letteralmente all’epoca da boschi e natura. Anche gli horrea furono abbandonati così come insulae e la caserma dei Vigiles, che provvedevano a spegnere i numerosi incendi che si sviluppavano data la convivenza difficile tra il legno e i fuochi che riscaldavano terme e case pubbliche e private al tempo.
L’abbandono ulteriore del piazzale delle Corporazioni in cui era svolta per secoli attività commerciale e navale segnò il culmine di un declino che avrebbe condotto cento anni più avanti alla fine politica ed economica di Roma e dell’impero e all’abbandono definitivo di Ostia. Basti pensare che a causa della crisi economica di Ostia per restaurare il teatro furono utilizzate le basi delle statue del piazzale per chiudere le falle dei muri tutt’ora visibili. Dopo l’autonomia amministrativa concessa da Costantino il Grande nel IV sec. la città subisce le invasioni e i saccheggi dei barbari visigoti di Alarico che misero a ferro e fuoco la città massacrando anche donne, bambini e anziani. Dopo un momentaneo risveglio sotto il regno di Teodorico le sorti di Roma portarono all’abbandono definitivo alla natura alle paludi e alla malaria di quello che fino a Traiano era stato il porto militare e commerciale più ricco e importante nella storia di Roma. Quando anche l’acquedotto pubblico smise di funzionare era il V secolo.
La città era ormai estesa anche lungo la costa e ne sono prova i recenti scavi e ritrovamenti che tra il 2011 a oggi hanno rivelato i suoi contorni in una continuità che solo in pochi anche tra i grandi archeologi del passato avevano intuito. Durante i lavori per la bonifica dalle paludi dell’agro romano che erano stati svolti nella zona dell’attuale comune di Fiumicino e nel corso degli scavi per la realizzazione dell’aeroporto internazionale di Da Vinci da parte di cooperative di braccianti provenienti dal Friuli e dal Veneto come riconoscimento ai propri caduti della prima guerra 1915/18 emersero oltre alle strutture del porto di Claudio le rovine di ville, templi e residenze che solo di recente, cento anni dopo, hanno trovato una continuità storico scientifica fino a Ostia con altre costruzioni in parallelo alla Severiana fino a superare i confini del municipio attuale paventando l’ipotesi affascinante di una Ostia tiberina e balneare estesa da Fiumicino a Tor Paterno, oltre i confini della residenza presidenziale di Castel Porziano.
Nel 537 nel corso di un assedio dei Goti Ostia venne difesa dal generale bizantino Belisario e gli sparuti abitanti rimasti si rifugiarono nel teatro adibito e difeso con una fortezza dagli assalti barbarici. Nel IX secolo fu saccheggiata dai saraceni e i pochi rimasti in città si asserragliarono e trasferirono nell’attuale zona del castello e del borgo medievale di Ostia Antica che all’epoca fortemente voluta da papa Gregorio IV fu chiamata in suo onore “Gregoriopoli”. Edificata nel luogo in cui anticamente il Tevere effettuava un’ampia curva verso destra prima di gettarsi nel Tirreno. Una posizione fortemente strategica e difensiva assai importante per Roma un po come lo era stata in passato Ostium. Per potenziarne l’efficacia e la sicurezza negli anni e nei secoli furono eretti una torre di guardia cilindrica da papa Martino V e per volontà del pontefice Giulio II, estimatore e amico di Michelangelo a cui si attribuisce il progetto di Tor San Michele, all’Idroscalo di Ostia nei pressi dell’attuale porticciolo turistico e inspiegabilmente preclusa alle visite del pubblico dalla sovrintendenza archeologica di Roma, fu edificato il castello cinquecentesco che porta il suo nome.
Intanto di Ostium, rimasta totalmente insabbiata e interrata dall’avanzare della linea di costa a causa delle forti correnti marine che la spazzavano e dal totale abbandono in cui era stata lasciata per secoli e secoli, si erano perdute le tracce e la memoria eccezion fatta per il Capitolium, l’unica struttura che per la sua mole e altezza è rimasta sempre parzialmente visibile fino al tardo Ottocento. Sopratutto ai pastori che l’avevano finito per trasformare in un ovile chiamato “La casina rossa” in virtù de laterizi colorati ancora visibili in piccola parte al suo interno.
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.
visto che ho potuto ammirarlo dal vivo, per me Ostia Antica è stato il live emotivamente esplosivo ed empatico.da descrivere negli annali..e non lo dico solo io.. Lui è il più Grande di tutti i tempi..in assoluto..è Leggenda
.io ero lì a due metri da lui..!..le foto rendono poco l'idea ma vivere il concerto ti strapazza e allo stesso tempo ti immobilizza
.Bonzo sarebbe felice..e vi dico che il batterista è eccezionale..segue e amalgama il suono con la voce di Robert..è Robert che "comanda" che dà il tempo e che abbraccia ogni nota...ho applaudito il batterista a gran fragore..e ne sono stata veramente entusiasta...e daccordo con me è un caro signore che di batteria se ne intende..certo non è noto ma per me è caro al cuore..Ciao Vladimiro..ho pensato a te mentre ero li in platea..tu eri in gradinata con çMirko Il Pesce Pazzo..ma sentivo che eri preso al cento per cento..ci siamo sentiti tutti con il cuore molto molto grande,avendo anche in mente il nostro Bonzo..un abbraccio
ROBERT PLANT AND SAVING GRACE - Four Sticks Teatro Romano di Ostia Antica Roma 3 settembre 2023
Robert Plant Satan Your Kingdom Must Come Down Ostia Antica 3 settembre 2023
e mi ripeto..
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.
Robert Plant Satan Your Kingdom Must Come Down Ostia Antica September 3, 2023
and I repeat myself...
In September there are days of heaven coming down to earth. The drawbridge of his castle is lowered into the air and down a blue staircase the sky rests for a while on the ground.
Robert Plant presents Saving Grace - Angel dance - Los Lobos - Ostia Antica sept.3, 2023
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo...le foto immortalano quel passaggio di cielo
serata che non dimenticherò..ho avuto tre regali..una famiglia meravigliosa che mi ha ospitato, Mirko. Vladimiro ,Antonella, Maska..sua zia..insomma tutta la famiglia, un incontro con amici fantastici che sognavo da tempo..e anche se lo metto in ultimo..quello che per me è il dono più prelibato, più attesso, più bramato..e mi sono sentita anche un pochino protagonista..interagendo con lui per un momento..al mio grido Grande, Grande, grande, lui ha aspettato dando il tempo a queste tre parole e poi schiocco di dita è partito a cantare..beh..mi sono voltata dietro e con RobertaFiamma Guiducci ho fatto WOW..il regalo più bello..grazie a voi ragazzi e grazie a questo Uomo Mitico di nome Robert..
Nel folk senza confini di Robert Plant, gli Zeppelin sono un’appendice (e va bene anche così)
Ieri sera al Teatro Romano di Ostia Antica il rocker, in forma nonostante gli anni che passano, ha chiamato a raccolta il mondo intero per esorcizzare il fantasma della band che l’ha reso famoso. Missione compiuta
Da un po’ di anni a questa parte, potremmo dire in realtà dall’inizio del nuovo millennio, Robert Plant è andato incontro alla quarta fase delle propria carriera, quella che potremmo definire della riscoperta delle proprie origini musicali. Dopo la prima, quella con i Led Zeppelin, aveva provato ad allontanarsi completamente dal fantasma del gruppo, inizialmente addirittura rifiutandosi di eseguirne i brani dal vivo. Poi, per quasi tutti gli anni ’90, in qualche modo aveva cercato di far pace con un passato per lui fino ad allora più ricco di eventi da dimenticare che da riportare stancamente in scena: un ritorno in compagnia del vecchio amico Page che però era stato in grado di portare la musica degli Zeppelin verso quelle sonorità arabeggianti o world music per le quali gli originali sembravano in qualche modo essere nati. Un’evoluzione che Plant ha continuato a portare avanti senza il chitarrista dai primi anni 2000 attraverso nuove composizioni e, soprattutto, cover spesso sepolte da cumuli di polvere ma che per lui significavano molto.
Ecco, il progetto Saving Grace, nato improvvisamente un po’ come tutti quelli di Plant, sembra quello che più si addice non solo all’età del vecchio leone inglese, ma anche la parte finale di un percorso iniziato in qualche modo con Led Zeppelin III e passato attraverso tutte le fasi della sua vita. Grazie alla condivisione dei brani con la bravissima Suzi Dian (che gli permette di inglobare nello show anche le sfumature del suo progetto con Alison Krauss) e a una band in grado di supportarlo sul materiale di ognuna delle sue vite, Plant sembra infatti aver trovato finalmente il mondo che gli appartiene. Un mondo fatto di folklore, di leggende e di tradizione, ma anche di musica nera in tutte le sue varianti: dal blues al soul fino al jazz. Uno spazio vitale in cui, ancora una volta, gli viene più facile attingere da materiale altrui, più o meno noto, che da quello della band che l’ha reso una celebrità. Perché comunque, dopo essersi rappacificato con quella parte della sua vita, l’unica sicurezza a un suo concerto è che lo spazio per quell’epoca sarà comunque sempre un’appendice e non lo scheletro portante dello spettacolo.
Fin da principio al Teatro Romano di Ostia Antica abbiamo la conferma dell’ottimo momento vocale attraversato da Plant, già evidente nelle date precedenti: il timbro è immutato e le celebri urla, inevitabilmente centellinate, sanno ancora mettere i brividi. Non una cosa scontata, visto che in passato non sempre le cose sono andate così, oltre alla conferma ulteriore di una consapevolezza ormai pienamente raggiunta. E all’insegna dell’equilibrio è anche la scaletta, che pesca soprattutto da brani altrui, ma che allo stesso tempo recupera gemme tanto del repertorio solista che di quello degli anni ’70. È il caso di Down to the Sea, da Fate of Nations, così come Rain Song, Friends o Four Sticks, tutte riarrangiate per sembrare parte di un unico album autobiografico.
Il Teatro Romano di Ostia Antica fa il resto. Plant declama a più riprese il suo amore per la città eterna, affermando che ogni volta che vi fa ritorno abbia la sensazione di trovarsi in un secolo diverso. Qualcosa di simile a ciò che fa lui per noi, regalandoci lo stesso senso di eternità. Anche il suo pubblico sembra aver finalmente accettato il fatto di non trovarsi di fronte a un artista nostalgico o alla riproposizione di vecchi cliché da dio del rock. Tutte cose risposte in un vecchio armadio all’indomani dell’esibizione dell’O2 Arena. «L’ho fatto per una sera e non lo farò mai più», aveva giurato. Logico che anche a Ostia a farla da padrone siano le magliette dei Led Zeppelin e che ogni volta che il nostro accenna a un qualsivoglia brano della loro discografia, la gente scoppi di gioia. Tuttavia, se una volta le richieste erano continue (così come le lamentele a fine concerto), oggi si gode di tutto quello che arriva. Perché, oltre ad aver compreso che Plant abbia tutto il diritto di non scimmiottare quello che fu solo per farci contenti, è davvero emozionante vedere che il fuoco di un tempo sia ancora lì, anche se sotto altre spoglie.
Basta guardarlo negli occhi per comprendere che Plant oggi sia un uomo felice e un artista libero da qualsiasi tipo di costrizione. E te ne accorgi ancora di più quando, senza preavviso, ti butta lì un “babe, babe” o accenna qualcuna delle vecchie mosse di un tempo strizzando l’occhio come a dire: sotto sotto sono sempre io. In questo senso, uno dei momenti più significativi della serata resta l’esecuzione di Satan, Your Kingdom Must Come Down, traditional di cui aveva registrato una cover per Band of Joy, che si conclude con la parte finale di In My Time of Dying. Doppia voce, banjo, chitarra slide e batteria prima jazzata e poi fragorosa e sonorità che sembrano provenire da ogni continente del mondo: la sintesi perfetta del percorso di cui sopra.
Sopra il teatro romano, oltre a un numero imprecisato e talvolta fastidioso di aerei, non può che aleggiare inevitabilmente il fantasma dei Led Zeppelin. Uno spettro che, per una sera, Plant è riuscito a esorcizzare.
Robert Plant presenta Saving Grace con Suzi Dian – Teatro Romano Di Ostia Antica – 3 settembre 2023:
Rapporto sul posto di Michael Scullion...
Quello che era iniziato come niente più che un capriccio, poi l'impulso della lampadina si è trasformato in qualcosa di reale, qualcosa di quasi magico che rimarrà con me per il resto dei miei giorni...
Domenica sera mi sono unito a diverse migliaia di persone che la pensano allo stesso modo nell'ambiente semplicemente mozzafiato del bellissimo Teatro Romano Di Ostia Antica.
Costruita sotto il regno di Augusto alla fine del I secolo a.C. Ora una maestosa arena per concerti all'aperto come nessun'altra a circa 30 km a ovest di Roma. I posti a sedere e l'area del palco sono letteralmente le rovine dell'Anfiteatro Romano - quindi è giusto dire un po' immersi nella storia antica - i posti a sedere sono un po' scomodi, dato che è roccia, ovviamente sarebbe così.
Potrei andare avanti per giorni sulla bellezza di questo posto, ma ho una band e uno spettacolo di cui parlare... Da notare che il palco è praticamente immediatamente sotto la traiettoria di volo per l'aeroporto di Fiumicino a cui Robert ha fatto riferimento guardando verso il cielo e proclamando "Nave Madre" ” ! Durante il volo fin qui mi sono chiesto cosa mi ha colpito così tanto di Saving Grace
Ho assistito a spettacoli due volte in precedenza: entrambi l'anno scorso, Middlesbrough che è abbastanza vicino a dove vivo, poi sono andato in Scozia per vederli a Perth e ora vado in Italia, mi sono allontanato progressivamente da casa, ma questo è stato qualche salto – un vero pellegrinaggio.
Allora perché ho fatto questo, è quello che mi chiedevo? Ho visto di persona ogni incarnazione della vita musicale di Roberts dai tempi degli Zep, ma la risposta diretta alla mia domanda è che amo assolutamente questa band – è così semplice.
Forse siccome non c'è nessun “prodotto” lì fuori, nessun sito web di Saving Grace, e a parte i link a date/tix nessuna menzione sul sito di Roberts… è stato tutto molto rilassato, forse anche timido? In ogni caso, è stato tutto molto discreto e facilitato delicatamente. Ho pensato (fino a quando non li ho visti) che potesse anche essere stato un progetto parallelo da tenere d'occhio mentre lavorava con la signora Krauss... Non è così - beh almeno per quanto la vedo io.... È una cosa molto reale.
C'è qualcosa di magico qui, assolutamente sostenibile e un percorso in cui credo che Robert sia impegnato. Lo spero sinceramente. L'album sarà qualcos'altro se la performance dal vivo è qualcosa su cui basarsi. Ciò che ho visto ieri sera erano musicisti congiunti, amici per di più, che si divertivano suonando ottima musica e vivendo una vita migliore, la gioia pura scorreva da quel palco La voce di Roberts rimane in un insieme superbo, ovviamente si è adattato, pur trattenendo lungo il percorso quelli Le melodie cadenzate e familiari nei momenti della Lullaby hanno portato questo uomo di 62 anni alle lacrime... e periodicamente durante lo spettacolo, quando arrivava il Ceaseless Roar, volevo pogare!... Luce e ombra?... oh sì...
La musicalità di Tony Kelsey è davvero sensazionale, tutti i tipi di suoni volano fuori dalla sua scatola di trucchi nell'angolo - Idem Matt Worley, un musicista davvero mozzafiato che suona una vasta gamma di strumenti a corda, acustici a 6 e 12 corde, elettrici, banjo e anche lui è davvero un bravo cantante/armonista – come cantante sono un po' limitato ma sono sicuro che alcuni bravi e bravi musicisti mi spiegheranno tutte quelle informazioni sugli archi/tecniche man mano che il tour nel Regno Unito inizia Oli Jefferson alle percussioni è un altro musicista che sa esattamente cosa sta facendo, dal mio punto di vista elevato ho potuto vedere il suo lavoro in prima persona - C'è tutto, grandi groove e beat, a volte così sottili ma anche i bassi erano prominenti nel suo modo di suonare quando era richiesto – estremamente efficace.
Poi abbiamo Suzi Dian…cosa posso dire? ...voce di un angelo, canta ma anche periodicamente mette in risalto alcuni boschetti al basso e suona una superba fisarmonica, il tutto oltre ai compiti vocali. Non avrei mai immaginato che potesse sembrare così bello pavoneggiarsi con uno strumento del genere: la signora Dian lo fa con grande effetto, hai bisogno di qualcosa di speciale per condividere quel palco e lei chiaramente lo possiede. Robert ha adottato il modello di una compagna di canto femminile già molte volte.
Diversi cameo attraverso gli Zep e oltre nella sua carriera da solista, poi di grande effetto con Patti Griffin e Alison Krauss nel contesto della band di maggiore risalto. Lo chiamo come lo vedo io, Suzi Dian è Queen Bee. Ho quasi esaurito i superlativi per descrivere quello che ho visto dall'abilità dei giocatori….Ma devo fare un altro commento solo su un aspetto della presentazione visiva. So che negli spettacoli precedenti Saving Grace usava un banner posteriore.
Lo sfondo di ieri sera era aperto, i pilastri di quelle rovine originali illuminati durante tutto lo spettacolo con un effetto davvero sorprendente – sono sicuro che nei prossimi giorni ci saranno molte immagini migliori della mia, è stato uno spettacolo davvero mozzafiato, la mia mente era incantato guardando qualcosa proprio qui e ora di fronte a me sullo sfondo di una storia di secoli fa ed è stato davvero fantastico Quindi, canzoni?
La scaletta di ieri sera è stata la più bella e drammatica che abbia mai visto esibirsi dai tempi dei Led Zeppelin. Parole audaci, forse è quello che ho visto. Avevamo le copertine (che ora mi stanno diventando sempre più familiari) che risalivano molto, molto tempo fa. Dall'opera solista di Robert abbiamo visto Let The Four Winds Blow di Mighty Rearranger e la straordinaria esecuzione di Down To The Sea di Fate Of Nations.
Sono state eseguite anche cover registrate come House Of Cards, Angel Dance da The Band of Joy. Robert parlò per un bel po' di tempo con un linguaggio quasi appassionato per spiegare come i musicisti Black Blues avessero formato gran parte di ciò che ne seguì e da dove provenivano. Ha parlato di quei primi giorni e delle menti musicali delle band inglesi che sono nate da tutto ciò, Stones/Early Fleetwood/Led Zeppelin – Le sue parole eloquenti hanno introdotto Satan Your Kingdom Must Come Down, che includeva una sezione in cui si è trasformato in In My Time of Dying – illustrando così alla perfezione le sue parole.
Ok – In precedenza non avevo visto Saving Grace estrarre nulla dall'archivio degli Zeppelin... mio Dio, ho fatto quel cambiamento ieri sera. Ho ascoltato The Rain Song dal vivo solo una volta, per questo rimango benedetto, in un campo dell'Hertfordshire il 4 agosto 1979. L'ho visto per la seconda volta ieri sera... questo è stato un momento che mi porterò nella tomba, quella voce, quella tono perfetto….Vivo la mia vita per momenti del genere – e arrivare così lontano per testimoniare lo ha accentuato, se ha senso….ma per me non è stato nemmeno il massimo. Ci sono state performance davvero incredibili di Four Sticks & Gallows Pole, ma per me il numero eccezionale degli Zepp è stato Friends... Non ho parole, presentati, guardalo e festeggia!
Eppure c'era ancora per me un momento, quello per cui ero venuto nella speranza di vedere e sentire. Con l'aumento del traffico di materiale ho pensato, forse anche temuto, che potesse essere stato sacrificato…. ma non lo era e sono così incredibilmente euforico nel dirlo. Essere lì in quello spazio e tempo per vedere l'esecuzione della cover di It's A Beautiful Day Today di Moby Grape ha reso utile ogni secondo del mio viaggio piuttosto arduo – Robert è rimasto in mezzo al silenzio più profondo e ha fornito quella che potrei considerare la migliore voce performance in una singola canzone che non abbia mai visto da lui
Sì, è un'affermazione piuttosto grossolana, ma è quello che la mia anima mi ha detto di dire: ho pianto come un bambino. Per i bis la forma del pubblico è cambiata – ogni sorta di disciplina è andata in pezzi e ci siamo tutti ammassati per fare il pogo più educato a cui abbia mai preso parte... Veloce come un lampo Robert ha colto l'occasione per annunciare il suo agente ha detto che per lui andava bene unirsi ai Guns N Roses.
Rimango un fan, come milioni di altri che condividono la comunione di quest'uomo. Sono un veterano felicissimo che riconosce ed è immensamente grato per tutto ciò che Robert ha fatto e, ovviamente, continua a fare. Sono un frequentatore di concerti incallito, ma posso onestamente affermare che ieri sera ho visto il miglior concerto che abbia mai visto ieri sera – non posso dire altro. Qualcuno qualche tempo fa ha detto astutamente "Tutte le strade portano a Roma"... Sapevano il fatto loro!
Ci vediamo a Gateshead...
Michael Scullion – Ostia Antica – Roma 4 settembre 2023.
ROBERT PLANT con “Saving Grace” a Lignano, report e scaletta
27 Agosto 2023
di Raffaele Ragusa
Robert Plant. Ero convinto bastasse scrivere queste due parole, il nome ed il cognome di uno degli dèi del rock, uno tra i più grandi frontman di tutti i tempi nonché una delle voci più ammalianti della storia della musica per scrivere questo articolo: cosa servirebbe dire su Robert Plant? Nulla. E avrei già finito. Invece, mi ritrovo ora ad essere più che convinto che quanto segue non sarà minimamente sufficiente per descrivere ciò che il cantante britannico è riuscito a far esperire alle 3.000 persone presenti sabato 26 agosto, all’Arena Alpe Adria di Lignano, nell’ambito di Nottinarena.
L’aspettativa per un progetto musicale senza album in promozione, senza sito web o presenza sui social network, con una band ed un repertorio sconosciuti, era alta.
Robert Plant ha sempre dimostrato di essere come molti vini, di quelli che più invecchiano (o maturano) e migliori diventano, ma ci sarà riuscito anche questa volta con una scommessa artistica che pare quasi un salto ad occhi chiusi? A giudicare dalle date sold out passate e dalla reazione enfatica del pubblico presente sabato sera, la risposta è indubbiamente sì.
Già dalla data precedente a quella di Lignano (il tutto-esaurito a Portorose, Slovenia), la curiosità e la pregustazione per un concerto fine, energico e toccante hanno iniziato a diffondersi anche oltreconfine grazie ai contenuti condivisi sui social network dai contatti che in un modo o nell’altro ognuno di noi ha; l’attesa era ora finita però, lo spazio era tutto per la musica.
Così, Tony Kelsey, il “Messia della chitarra” (come lo definisce Plant durante la serata) e Matt Worley salgono sul palco da soli, imbracciano rispettivamente chitarra acustica e banjo ed iniziano a suonare (i due imbracceranno nel corso della gig, poi, anche mandolini e un cuatro). Essi interloquiscono musicalmente tra loro fino a confluire nel riff di “Gospel Plow”, un brano della tradizione statunitense.
È su queste note che, poco dopo l’entrata in scena del batterista Oli Jefferson, un’imponente figura alta e slanciata, con uno chignon a legare la folta chioma (una volta) bionda, sale mestamente dal retro del palco, accompagnato, quasi per contrasto, dalla figura minuta e delicata di Suzi Dian, la giovane cantante che affianca Plant in questo gruppo.
Per diversi secondi, dopo, è solo boato.
Segue poi un altro brano della tradizione, “The Cuckoo”, che eleva ancor più l’intensità e l’elettricità della serata. Quasi senza soluzione di continuità, si giunge al primo brano del glorioso passato: “Friends”, da “Led Zeppelin III”.
Plant, con il suo sagace umorismo britannico, parla molto e racconta molte storie ed aneddoti, molti dei quali provenienti dalle misty mountains, come le chiama lui. Il quintetto procede poi con escursioni nel blues più tradizionale, citando “In my Time of Dying” dall’album “Physical Graffiti” nel bel mezzo di “Satan, Your Kingdom Must Come Down”: scelta sicuramente non casuale dato che il primo è l’unico pezzo nel catalogo degli Zepp ad invocare Gesù, in palese contrapposizione quindi con il soggetto del brano della tradizione Mississippi.
Dopo aver coinvolto il pubblico con un po’ di bluegrass eseguendo, ad esempio, “Everybody’s Song” dei Low, il tutto deliziato dagli assoli potenti ed evocativi di Kelsey alla chitarra elettrica baritona, era il momento di “canzoni forse un po’ pop, romantiche, tristi e molto serie”.
Era insomma, il momento di piangere.
E lo è stato. Il primo pezzo di questo insieme è introdotto da un racconto che spiega come fin da giovane, il cantante desiderasse cantarlo e di come finalmente ora abbia la possibilità di farlo; parte quindi il sempre attuale brano di protesta dei Moby Grape “It’s a Beautiful Day Today”. Suzi Dian prosegue poi con una cover commovente di “Too Far From You”.
Dopodiché, come un fulmine a ciel sereno, Percy decide di far diluviare sulla folla uno dei brani più romantici e musicalmente più intensi del rock, “The Rain Song”, da “Houses of the Holy” del 1973. Quando le ultime note di “The Rain Song” ancora risuonavano, il pubblico era già nel palmo della mano di Plant: con i suoi acuti ruggenti ha dato prova di possedere ancora lo stesso timbro e vigore vocale che lo contraddistinguono dalla fine degli anni ottanta.
Le cover successive erano meno romantiche e lente ma più movimentate e conturbanti.
Volgendo al termine del concerto si è passati quindi attraverso “Four sticks”, brano del 1971 in 5/4, “Let the Four Winds Blow”, “Down to the Sea”, “Chevrolet” rifacimento di “Hey Gyp (Dig the Slowness)” di Donovan, “House of Cards” ed “Angel Dance”.
Saliti sul palco per i bis chiamati a gran voce, Plant, Dian e gli altri hanno fatto letteralmente alzare in piedi tutta l’arena con un’esplosiva versione di “Gallows Pole”, ironico pezzo country di “Led Zeppelin III”, dopo il quale nessuno avrebbe voluto lo show finisse.
Quel momento, invece, doveva giungere ma Plant nascondeva ancora una perla con cui deliziarci: l’ultima canzone è stata eseguita a cappella da tutti i membri della band e ha dato la possibilità a Worley di sfoggiare le sue notevoli doti canore. Il pezzo si intitola “We Bid You Goodnight” ed è un antico brano tradizionale delle Bahamas portato poi in Scozia e sceso nell’Inghilterra rurale nella quale Plant è cresciuto. La delicatezza e la raffinatezza emozionanti di questo ultimo brano racchiudono tutta l’eleganza insospettabile che un gruppo così potente capace di far roteare teste, di far battere mani e piedi, di far agitare corpi e ballare per un’ora e mezza possiede.
Intervistato dalla stampa prima della data di Lignano, Robert Plant ha spiegato il motivo del nome dato al progetto Saving Grace (“Grazia salvifica”), sostenendo come egli si senta benedetto dalla musica di cui ha potuto far parte negli ultimi sessant’anni.
Mai nome fu più ambivalente: noi tutti dovremmo ritenerci graziati potendo assistere ad eventi di artisti simili.
Da tempo Robert Plant ha abbandonato per strada il fardello dei Led Zeppelin e percorre sentieri diversi (una volta nuovi) e quando l’attuale tragitto incrocia le strade del passato queste vengono percorse su un lato diverso, con una marcia differente e soprattutto con altri giri motore.
Saving Grace la band
Di tutto questo ancora una volta il 75enne cantante inglese ne ha dato dimostrazione con questo progetto dal titolo “Saving Grace” realizzato con il featuring della cantante Suzi Dian (che suona pure il basso e la fisarmonica) e il supporto strumentale di Oli Jefferson (batteria e percussioni), Tony Kelsey (mandolino, baritono e chitarre acustiche ed elettriche), e Matt Worley (banjo, chitarre acustiche elettriche e baritono, cuatro). Con questa formazione Plant è arrivato in Italia per sette date a cavallo tra agosto e settembre. Questo il calendario
26 agosto Arena Alpe Adria Lignano
28 agosto Sferisterio Macerata
30 agosto Teatro Antico Taormina
1° settembre Locus Festival Bari
3 settembre Teatro Romano Ostia Antica
5 settembre Teatro Arcimboldi Milano
6 settembre Piazza Dei Signori Vicenza In Festival
Folk e pochi Led Zeppelin
Il progetto “Saving Grace”, che è nato nel 2019 ed è stato rodato in piccoli locali nel Regno Unito, affonda la sua ragion d’essere nel folk ma non disdegna altro, pescando nella black music e aggiungendo una spruzzata di Led Zeppelin, ma non quelli di “Whole Lotta Love” o di “Stairway To Heaven” ma di “Friends”, “Rain Song”, “Four Sticks” o ancora quelli che si tuffano nel folk con “Gallows Pole”.
Qua e là Robert butta anche qualche altra citazione della sua vecchia band, ma il resto dei 18 brani in scaletta sono tutte cover (o auto cover), molte direttamente dalla tradizione folk, altre di chiara ispirazione folk. Si tratta di brani di Leon Russell, Low, Moby Grape, Los Lobos, Richard & Linda Thompson e altri.
Non solo folk
Ma il folk non è l’unico elemento stilistico, diventa una sorta di porta girevole con cui entrare ed uscire da mondi sonori e stilistici diversi. C’è una spruzzata di blues, un tuffo nel folk rock, momenti di grande intimità, finestre che si aprono sul rock, un accenno mediterraneo/arabeggiante. Una varietà che arricchisce il tutto senza renderlo caotico ma seguendo una linea artistica ben precisa, segnata dal suono, dalla strumentazione e dagli arrangiamenti.
Tutto è sempre molto intimo, pacato, anche se non manca qualche sferzata più rock (soprattutto nel mondo Zep). L’elemento dominante è l’eleganza, la bellezza, la cura sonora e formale dei brani che tuttavia non diventano mai stucchevoli o patinati. Il gruppo supporta al meglio le doti vocali di Plant che a sua volta spazia allontanandosi dal registro storico che lo contraddistingueva nel Led Zeppelin e che proprio su quei brani (con qualche aiutino e artifizio tecnologico) torna a farsi sentire.
La voce è ok
Tanti sono gli anni di scena di Robert Plant ma la sua voce sembra risentire poco del passare del tempo, si è modificata, il repertorio è diverso e chiede qualcosa d’altro ma la voce non si rompe e regge bene la scena pure nei momenti di maggior performance.
Anche il suo stare sul palco è inevitabilmente differente. Niente più torso nudo, niente più esuberanze giovanili ora sul palco con lui sale il carisma, la sua storia. Restano nel backstage la nostalgia e il fantasma del passato che la voce di “Black Dog” o “Dazed and Confused” sembra aver esorcizzato definitivamente. Ora forse il vero legame con il passato sono i suoi capelli, ancora folti e riccioluti, anche se non più fulvi come in gioventù. Lui è una star eppure sul palco lascia spazio (anche defilandosi fisicamente) ai suoi compagni di avventura, si “inchina” idealmente alla bravura della sua compagna di avventure Suzi Dian e ai suoi superbi musicisti. Sembra quasi intimorito e perplesso dall’esultanza e affetto che il pubblico dimostra per lui.
Il ricordo di Milano
Nella ora e mezzo del concerto di Milano c’è tempo e spazio per i suoi ricordi da bambino, delle sue scoperte musicali giovanili ma anche un cenno, con un po’ di sarcasmo e ironia, agli incidenti e la guerriglia del luglio 1971 al Velodromo Vigorelli nel capoluogo lombardo in occasione del loro concerto in città.
Alla fine tutti a letto con l’augurio di una buonanotte che i cinque protagonisti cantano insieme a cappella tra gli applausi del pubblico.
Ecco perché piace
Eleganza, qualità della performance (anche se non nuovissima rispetto alle ultime esibizioni di Plant), una buona scaletta, ricordo non nostalgico del passato, grande rispetto per l’artista (accolto da subito con una standing ovation che si sono ripetute in altre occasioni - immancabili sul repertorio Zep - sino a quella prolungata finale) sono gli elementi vincenti che l’ex Led Zeppelin porta sul palco convincendo il pubblico... con la consapevolezza di vincere facile.
Scaletta
Gospel Plow (Traditional)
The Cuckoo (Traditional)
Let The Four Winds Blow (Robert Palnt and the Strange Sensation)
Friends (Led Zeppelin)
Out in the Woods (Leon Russell)
Too Far From You (Nashville Cast)
Satan, Your Kingdom Must Come Down (Traditional)
Everybody’s Song (Low)
It’ a Beautiful Day Today (Moby Grape)
The Rain Song (Led Zeppelin)
As I Roved
Chevrolet (Lonnie Young, Ed Young, & Lonnie Young Jr)
Ci vuol poco a diventare il clone pallido di se stesso quando si ha alle spalle una storia come la sua. In fondo sarebbe bastato accettare l'idea di rifare i Led Zeppelin negli stadi con Jimmy Page e John Paul Jones. Replicare il proprio mito da anziani, si sa, è uno degli sport preferiti dei rocker d'annata. Ma Robert Plant non è l'artista adatto per questo tipo di revival senza fine, e infatti da almeno vent'anni (fatta eccezione per una riuscita rimpatriata con gli Zep nel dicembre del 2007) ha scelto di costruire intorno a sè un nuovo universo sonoro. Nei dischi solisti e soprattutto in concerto.
Dal vivo Plant propone una visione musicale chiara e nitida, che ieri sera ha raccolto applausi e ovazioni entusiastiche agli Arcimboldi di Milano. Con lui, i Saving Grace, ovvero Oli Jefferson (percussioni), Tony Kelsey (mandolino, baritono e chitarre acustiche), Matt Worley (banjo, chitarre acustiche e baritono, cuatro), e un'eccezionale vocalist e polistrumentista portoghese, Suzi Dian, la complice ideale in uno show, elegante, raffinato e molto, molto intenso.
La scelta di fondo di Robert è tornare alle radici, alla musica che l'ha ispirato da giovane viaggiando tra il folk, il blues del Delta del Mississippi, il gospel e naturalmente il buon vecchio rock. Il tutto realizzato con una coerenza sonora straordinaria che attraversa i brani "traditional" come Gospel Plow, The Cuckoo e Satan e Your Kingdon Must Come Down, riproposta in una versione da brividi. Il momento più alto dell'intero spettacolo. Tanta musica, tanta qualità, tanta passione: è il suono che avvolge ed emoziona in un alternarsi di piani e forti. Un gioco di dinamiche che impreziosisce le versioni di Out in the woods (Leon Russell), Angel dance (Los Lobos) e Chevrolet (Ed e Lonnie Young).
E i Led Zeppelin? Ci sono, ma non per far felici gli inguaribili nostalgici del tempo che fu (durante lo speech tra un brano e l'altro Plant ha ricordato i lacrimogeni e il concerto interrotto al Vigorelli di Milano nel 1971: "It was 197 something..."). Friends, The Rain Song, Gallows Pole e Four sticks, sparse per la scaletta, non sono un siparietto a parte, ma vecchi capolavori riarrangiati e perfettamente inseriti nel contesto del concerto. A chiudere uno splendido momento spiritual gospel sulle armonie di And we bid you goodnight. Perfetto.
Celebrando la storia e la musica, a Milano Robert Plant rinuncia a celebrare se stesso
DiAlfredo Marziano
Con una band nata quasi per hobby 4 anni fa e che ancora non ha pubblicato un solo disco, Robert Plant ha forse appena incassato il suo maggiore successo in Italia da quando si propone come artista “solista ” (virgolette d’obbligo, perché per lui – sempre pronto a fare un passo indietro e a concedere spazio, quando risulta utile alla canzone – lo spirito di gruppo e l’interscambio fra i musicisti hanno sempre un’importanza cruciale). 7 date, compresa quella del 5 settembre al Teatro Arcimboldi di Milano, accolte con calore, entusiasmo e affetto travolgente da un pubblico che sembra avere fatto pace con la sua ostinazione a non riformare i Led Zeppelin comprendendo l’onestà e la lungimiranza del suo percorso artistico.
Plant oggi ha tanto altro per la testa e almeno 3 (se non 4) progetti musicali differenti in corso. Nel 2022 l’avevamo visto a Lucca con Alison Krauss in un concerto purtroppo azzoppato dallo stato febbrile della cantante dell’Illinois: poche analogie, se non che in entrambi i casi si tratta di 2 juke box vintage, cromati e scintillanti, di contenitori pregiati di titoli ripresi dal miglior songbook angloamericano. Allora country, soul, blues, rockabilly e r&b alla maniera di New Orleans; oggi folk tradizionale, indie rock, psichedelìa e ancora blues, di nuovo con una spruzzata di Zeppelin e un’altra interprete femminile con cui dialogare in intimità modulando armonie alla ricerca di una terza, fantasmatica voce. Là, la crema dei turnisti americani del giro nashvilliano e del produttore T Bone Burnett, grande orchestratore dell’album Raise The Roof; qui, un quartetto abituato come Robert a frequentare le Marche gallesi nei territori di confine con l’Inghilterra: i Saving Grace alias la portoghese Suzi Dian (voce solista, fisarmonica e basso), Tony Kelsey (chitarre e mandolino), Matt Worley (chitarre, banjo, cuatro) e Oli Jefferson (batteria), gente semisconosciuta e meno scafata ma affamata di musica che dispensa grinta, entusiasmo e urgenza espressiva mettendoci corpo e anima. Gli spettatori lo percepiscono dalle prime note, quando salgono su un palco spoglio e ridotto all’essenziale: la foto di un bisonte americano riprodotta su un telone, poche luci governate da 4 riflettori collocati ai lati dei musicisti.
Quando entrano in scena (per ultimi i 2 vocalist, davanti agli altri 3 schierati sulla stessa linea) Plant è accolto da una fragorosa standing ovation e si capisce subito che sarà una serata speciale: una base preregistrata di violino e percussioni introduce un energico e intenso abbrivio a base di folk appalachiano e di folk anglo-irlandese, la Gospel Plow che Bob Dylan incluse nel suo 1° album nel 1962 e The Cuckoo di cui si contano innumerevoli versioni tra Shirley Collins e i Pentangle, Doc Watson e Taj Mahal. Standard ultracentenari (come la successiva As I Roved Out) persi nella notte dei tempi e recuperati sul campo da ricercatori come Alan Lomax, riarrangiati dai Saving Grace con piglio deciso, mordente, sentimento e assoluta padronanza del linguaggio fra arpeggi, note di bordone e ritmi ancestrali, mentre Robert accenna scherzosamente qualche passo di danza tradizionale.
Con Let The Four Winds Blow, un pezzo originale da lui scritto e registrato nel 2004 con gli Strange Sensation per Mighty ReArranger, arriva il momento delle chitarre elettriche e del 1°, breve e bruciante assolo di Kelsey mentre Suzi imbraccia un basso Hofner a forma di violino come quello di Paul McCartney. Non hai ancora preso fiato quando in sala esplode l’esotica e incalzante sequenza di accordi di Friends, 1° ripescaggio (saranno 4 in totale) dal catalogo Zeppelin che fino al tour precedente era completamente assente dalle scalette della band (si sarà deciso, Plant, dopo avere considerato la sua crescente popolarità dopo gli inizi rigorosamente underground?). Invitate al battimani, platea e galleria si scaldano subito, sapientemente illuminate dalle luci di sala mentre lui sembra compiaciuto e quasi stupito di tanta devozione.
Non sono mai accondiscendenti crowd pleaser ma scelte coerenti con il mood e il filo narrativo del concerto, i brani ripresi dal repertorio del Dirigibile, affluenti di un grande e impetuoso fiume che ingloba decenni e secoli di musica. Non ci sono le hits, in altre parole: non c’è Whole Lotta Love e men che meno Stairway To Heaven, interpretata dal vivo un’ultima volta durante la reunion a Londra nel 2007 in omaggio ad Ahmet Ertegun, fondatore dell’etichetta Atlantic. C’è invece una magica The Rain Song, la fisarmonica di Dian al posto del mellotron di John Paul Jones e quel sapiente gioco di chiaroscuri, di pianissimo e fortissimo che Plant pratica dai tempi antichi e che rappresenta anche la chiave di volta di uno show in cui oltre ai riccioli biondi e ai pantaloni neri di pelle sfoggia ancora una sorprendente freschezza vocale e una ricca gamma timbrica, fra suadenti fraseggi quasi sussurrati e un uso parsimonioso del celeberrimo urlo di guerra adeguatamente sostenuto da echi, effetti e altri booster.
Ci sono il mix di tempi pari e dispari, l’andamento flessuoso e l’aroma marocchino di Four Sticks, c’è (nei bis) il folk impetuoso di Gallows Pole in cui i Saving Grace ingranano la marcia più alta entrando in piena trance performativa, mentre Robert ci infila una fugace citazione di Black Dog. Con Out In The Woods, dal palco si alzano gli spettri paludosi e l’aria appiccicosa della Louisiana: è Worley, basco, muscoli tatuati e l’aria di uno che ha appena parcheggiato l’Harley Davidson fuori dal locale, a ritagliarsi il ruolo di contraltare solista alle voci di Plant e Dian (è proprio nel suo pub, lo Swan di Stourport nel Worcestershire, che i 5 componenti della band si sono incontrati), mentre nell’unico pezzo country in scaletta l’angelica, soave ma vigorosa Suzi dimostra di avere poco da invidiare ad Alison con il suo abito lungo a rombi e la limpidezza vocale da ammaliante sirena: non è uno standard ma un brano recente, Too Far From You, scritto dalla cantautrice Sarah Siskind per la serie tv americana Nashville cui Plant è sicuramente arrivato per tramite dei produttori musicali del programma, Burnett e poi Buddy Miller. Quest’ultimo è anche suo partner musicale in quella Band Of Joy dal cui album del 2010 il gruppo riprende 3 titoli. Il 1°, il gospel Satan Your Kingdom Must Come Down (con in coda un accenno alla In My Time Of Dying incisa anche dagli Zeppelin) è un colpo da maestro, un’invocazione sciamanica che agita un talismano contro questi tempi bui dominati dalle forze del male: la slide di Kelsey e il suoi riverberi creano uno scenario teso, cupo e lugubre contrastato dal calore e dal tono accorato delle 4 voci umane.
Un concerto come questo lascia spazio anche a momenti di raccordo e a vecchi ricordi. Robert racconta della sua infatuazione giovanile per il blues di Robert Johnson, di Howlin’ Wolf, di Blind Willie Johnson, di Bo Diddley e di come si appassionò alla cultura bohémienne con cui entrò in contatto a Londra, a Parigi, a New York, a Memphis, a Detroit e persino a Milano: è il momento della rievocazione di quando, «nel ’70 e qualcosa», i Led Zeppelin si spaventarono a morte annaspando come il pubblico tra le cariche e i gas lacrimogeni del Vigorelli. Quei tempi burrascosi vengono ricordati con ironia, mentre il sogno dell’estate dell’amore e l’utopia californiana rivivono con It’s A Beautiful Day To Day dei Moby Grape, meravigliosa e solare delicatezza floreale made in San Francisco. Plant cita anche Donovan e ti aspetteresti, come nel tour precedente, la sua Season Of The Witch: a colorarsi di psichedelìa, invece, è la sua reinterpretazione del blues Chevrolet, coautrice quella Memphis Minnie che in quei “70 e qualcosa” gli zeppeliniani impararono a conoscere grazie a When The Levee Breaks.
«Saltiamo al 1993, un periodo molto più sicuro e con molti meno lacrimogeni», annuncia il frontman presentando Down To The Sea da Fate Of Nations, il suo ondeggiante rock a tinte etniche che s’impenna anche nei volumi ma non quanto in una acre, spigolosa e febbrile rivisitazione di Everybody’s Song dei Low: insieme al roots rock rombante e latineggiante di Angel Dance (Los Lobos), un’altra dimostrazione di come il suo spirito indomito di esploratore musicale non si sia mai sopito e le sue orecchie non abbiano mai smesso di funzionare. Al repertorio Band Of Joy appartiene anche House Of Cards di Richard & Linda Thompson: per il suo autore e per il suo 1° gruppo, i Fairport Convention, Plant spende parole di grande e quasi devota ammirazione ricordandone il ruolo pionieristico nella nascita del folk rock britannico. Come chiamare questa sua rielaborazione musicale, invece? Folk? Americana? Forzando un po’ i termini, Robert preferisce parlare di «soul psichedelico»: quel che è certo che le sue sono scelte raffinate, da intenditori; e che la sua cover band di lusso, delle cover band tradizionali rappresenta l’antitesi filosofica, rivolta com’è all’avventura e al rinnovamento perpetuo. Come Bob Dylan e pochissimi altri, Plant prosegue imperterrito per la sua strada. Per nulla interessato a dare in pasto alla gente ciò che si aspetta, a confezionare un greatest hits da servire alla platea, a celebrare il santino di se stesso e il mito del Dio del Rock.
Chissà quanta parte del pubblico, entusiasta e accogliente come non mai nei suoi confronti, coglie le sfumature e i rimandi storici di quel repertorio: anche quando alla fine i 5 si radunano intorno a un microfono per intonare un altro gospel, il classico And We Bid You Goodnight del bahamense Joseph Spence che i fan del rock conoscono grazie alla Incredible String Band (una vecchia passione di Plant) e soprattutto ai Grateful Dead. Come la band di Jerry Garcia, Robert la usa per accommiatarsi con grazia e gentilezza prima che uno spettatore gli butti sul palco una maglietta da calciatore e che tutta la band si produca in ripetuti inchini. È una chiusura dolce, soave, empatica, con un messaggio edificante, confortante e spirituale («Vi amo, ma Gesù vi ama ancora di più»). Dopo 1 ora e ¾ di concerto, dopo le murder ballads, la musica del diavolo e il rock and roll, dopo l’alternarsi di chitarre acustiche ed elettriche, miglior modo di augurare la buona notte e chiudere una serata pressoché perfetta non potrebbe esserci. Tanto che quando salgo in auto per avviarmi verso casa l’istinto mi consiglia di tenere spenta l’autoradio. Non voglio sporcare quel silenzio pieno di musica, desidero che quelle canzoni e quel sound continuino a suonarmi in testa il più a lungo possibile.
Gospel Plow (traditional ), The Cuckoo (traditional ), Let The Four Winds Blow (Robert Plant and the Strange Sensation), Friends (Led Zeppelin), Out In The Woods (Leon Russell cover), Too Far From You (Nashville Cast cover), Satan, Your Kingdom Must Come Down (traditional ), Everybody’s Song (Low cover), It’s a Beautiful Day Today (Moby Grape cover), The Rain Song (Led Zeppelin), As I Roved Out (traditional ), Chevrolet (Lonnie Young, Ed Young & Lonnie Young, Jr. cover), Down To The Sea (Robert Plant), Four Sticks (Led Zeppelin), Angel Dance (Los Lobos cover).
Bis
House Of Cards (Richard & Linda Thompson cover), Gallows Pole (traditional/Led Zeppelin), And We Bid You Goodnight (traditional ).
ROBERT PLANT: il folk prima del passato (Recensione e scaletta)
ROBERT PLANT & AND SAVING GRACE FEAT SUZI DIAN
5 settembre 2023
Teatro Arcimboldi
Milano
Recensione e foto Giorgio Zito
Il ritorno diRobert Plant in Italia lo vede accompagnato da una formazione diversa dal precedente tour (Tony Kelsey mandolino e chitarre acustiche ed elettriche), Matt Worley banjo, chitarre acustiche, elettriche e baritono, Oli Jefferson batteria e percussioni), e soprattutto da un’ottima spalla vocale (e non solo) femminile, Suzi Dian, per un concerto in cui ancora una volta l’ex voce dei Led Zeppelin non si limita a proporre i brani del suo repertorio, che anzi sono ormai la minoranza e quasi tenuti in sordina, ma recupera canzoni del passato tra blues e folk. In particolare, è l’impronta folk che risulta preponderante in questo tour, sia per l’assetto della band, con mandolino, fisarmonica e banjo, che per il materiale proposto.
Il concerto si apre proprio con un traditional, “Gospel Plow” cantata insieme da Plant e Dian, accompagnati da chitarra acustica e mandolino. La canzone fa parte della storia della musica americana: conosciuta anche come “Hold On”, è stata infatti la matrice da cui è nata la celebre Keep Your Eyes On The Prize, ripresa negli anni da Bob Dylan, Pete Seeger e Bruce Springsteen tra i tanti. Questo a dimostrare la profonda conoscenza della materia da parte di Plant, che nel corso della serata riprenderà altri brani di pari importanza storica, riuscendo anche a coinvolgere il pubblico come se si trattasse hit singles.
Così succede per il secondo brano della serata, “The Cuckoo”, con l’entrata della batteria. I due cantano insieme, il brano viaggia tra atmosfere folk e blues, e il pubblico inizia a essere coinvolto con handclapping. Notevole anche la riproposizione di “As I Roved Out”, che i due cantano insieme, un folk tra acustico e elettrico in cui spicca il banjo, con accelerazioni da brano rock.
“Satan, Your Kingdom Must Come Down” è un altro tradizionale coinvolgente, che Robert Plant introduce raccontando della sua scoperta da ragazzino dei grandi bluesman americani citandoli uno a uno, senza i quali, ammette, non sarebbe mai diventato il cantante che conosciamo. Questa è la musica che l’ha formato, e questo è un blues da pelle d’oca, scuro e intenso, nel quale sfodera una voce splendida e una grandissima interpretazione.
Con “Chevrolet” si torna indietro agli anni ’30, per un brano dal forte impatto emotivo cantato ancora una volta insieme a Suzi Dian, impegnata qui anche alla fisarmonica.
Plant non può però far finta di non aver avuto un passato nella storia del rock: ricorda sorridendo gli anni ’60, quando “il mondo stava cambiando, a Londra, Parigi, e anche qui a Milano”, e cita l’episodio del concerto del 1971 al Vigorelli, con i fumogeni della polizia.
Tornando ai ’90 e in particolare al 1993 (“much better” dice sorridendo), dal suo canzoniere recupera “Down to the Sea”, che canta da solo, mentre la Dian si sposta alla fisarmonica unendosi agli altri musicisti della band. Cosa che si ripete anche per “Let The Four Winds Blow”, dove lei passa al basso, e soprattutto nei tre brani ripresi dal repertorio dei Led Zeppelin, a partire dalla versione acustica ma tiratissima di “Friends”, accolta ovviamente da applausi.
Canta da solo anche “Four Sticks”, dove sfodera una gran voce, con la Dian a fisarmonica e cori. Sempre con molto understatement e una velata autoironia, dice sorridendo “torniamo al ventesimo secolo”, e parte uno dei tanti capolavori dei Led Zeppelin, “The Rain Song”, accolto ovviamente da applausi alle prime note, Anche questa la canta da solo, e la sua voce ancora impressiona per limpidezza, una voce pura e cristallina.
La scaletta del tour propone anche un omaggio ad alcuni grandi nomi del rock, con scelte anche qui molto originali: da “Out in the Woods” cantata dal chitarrista, al lento “Too Far From You” cantato all’inizio solo da Suzi Dian, mentre Plant si riserva la parte finale tirando fuori una voce da brividi. Altri omaggi per i Low di “Everybody’s Song”, i classiciMoby Grape con la dolce e lenta “It’s a Beautiful Day Today” e infine una bella versione rock di “Angel Dance” dei Los Lobos, con la Dian ancora alla fisarmonica.
I bis confermano queste scelte, prima con l’omaggio a uno dei grandi della musica folk britannica, Richard Thompson, con “House Of Cards2 un brano lento in cui la band dimostra ancora una volta una compattezza di suono notevole, e poi con il tradizionale “Gallows Pole”, già presente nel repertorio dei Led Zeppelin, dove le radici folk incontrano il rock dall’impatto tiratissimo. Splendida la chiusura del concerto, con una buona notte in musica: tutta la band si riunisce intorno al microfono al centro del palco, per una bella versione a cappella di “And We Bid You Goodnight”.
Ancora una volta colpisce la leggerezza con cui questa vecchia rockstar si presenta sul palco (all’inizio della serata scherza sulla sua età: “Are you alive? Me too”), capace di pagare tributo alle sue radici musicali, dimostrando umiltà e profonda conoscenza della materia. Tra le rockstar della sua generazione, sicuramente Robert Plant è una di quelle che ha saputo invecchiare meglio, senza svendersi né diventare la parodia di sé stesso. Il vecchio leone graffia ancora.
visto che ho potuto ammirarlo dal vivo, per me Ostia Antica è stato il live emotivamente esplosivo ed empatico.da descrivere negli annali..e non lo dico solo io.. Lui è il più Grande di tutti i tempi..in assoluto..è Leggenda
.io ero lì a due metri da lui..!..le foto rendono poco l'idea ma vivere il concerto ti strapazza e allo stesso tempo ti immobilizza
"Friends" (Led Zeppelin) Robert Plant Saving Grace Macerata
Robert Plant with Saving Grace, The Rain Song (Led Zepplin)
Piazza di Signori , Vicenza, Italy. September 6, 2023.
...siamo tutti noi a ringraziare..ci avete donato emozioni infinite,la musica è un linguaggio universale.
Che tocca le corde del cuore...dire Unici non comprende a pieno il sentimento che porto dentro,speciali ancora di più,fantastici e meraviglia pura senz'altro..un abbraccio a voi, ad ognuno di voi,un abbraccio a Lei mister Plant..poterLa vedere dal vivo per una seconda volta mi ha fatto vedere e sentire un pezzo di cielo..Grazie e a presto, spero che possiate tornare a trovarci..noi siamo qui e ci saremo sempre..provo a scrivere in inglese e mi scuso in anticipo per gli errori.....we all thank you...you have given us infinite emotions, music is a universal language.
Which touches the heartstrings... to say Unique does not fully understand the feeling I carry inside, special even more, fantastic and pure wonder certainly... a hug to you, to each of you, a hug to you mister Plant..being able to see her live for a second time made me see and feel a piece of heaven..Thank you and see you soon, I hope you can come back to visit us..we are here and will always be here..I try to write in English and I apologize in advance for the errors..
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ROBERT PLANT, Milano 5 sett '23 - La canzone della pioggia
La voce di Robert Plant infiamma la notte del teatro di Taormina
La leggendaria voce dei Led Zeppelin si è esibita con i Saving Grace e Suzi Dian, compagni di strada affidabili e di grande talento
Robert Plant magari non potrà più “arrampicarsi”, vocalmente parlando, sulla scala che porta in Paradiso, ma di sicuro un suo pezzo di Eden su questa terra, lo ha trovato e ci vive benissimo. È la prima considerazione che ci viene da fare dopo averlo ascoltato al Teatro Antico di Taormina nel concerto in cui si è esibito con i Saving Grace e Suzi Dian, compagni di strada affidabili e di grande talento, con i quali ha incendiato la notte taorminese.
La leggendaria voce dei Led Zeppelin, che in molti, non si capisce perché, davano in disarmo, è invece in splendida forma – nonostante i suoi 75 anni – e propone la sua via alla musica, che è fatta di tanti stili e di tanti riferimenti biografici e musicali. “Saving Grace”, infatti, è il progetto attraverso il quale recupera e ripercorre generi a cui lui si è sempre ispirato, sia prima di diventare la voce degli Zeppelin sia durante la carriera accanto a Jimmi Page, John-Paul Jones e John “Bonzo” Bonham.
E infatti durante il concerto lo dice chiaramente, la sua mente e le sue scelte musicali vanno nella direzione di riscoprire e riproporre brani che risalgono al blues, al country o al rock psichedelico fino alla musica folk britannica, cui è legatissimo. Appartiene proprio alla tradizione musicale americana il pezzo d’apertura, intonato dopo il boato con cui è stato salutato quando è comparso sul palco. Di Gospel Plow, conosciuto anche come Holdon, cantato anche da Bob Dylan, Plant dà un’interpretazione magica, ipnotica. Poi è lavolta di Cuckoo in cui sale in cattedra Matt Worley con il suo banjo, un omone tatuato e dallo sguardo buono, che prelude alla bellissima Let the Four Winds blow, in cui è la chitarra di Tony Kelsey a segnare il ritmo per ricordare ai distratti che sul palco c’è uno dei musicisti che hanno fatto la storia del rock. Per non dimenticare il batterista, Oli Jefferson, vera forza della natura.
Altro boato quando Plant tira fuori dall’album dei ricordi dello Zeppelin la tostissima Friends, pezzo scritto con Page, in cui Suzi suona la fisarmonica e fa il coro. Il pubblico apprezza, sottolinea i vari passaggi con applausi e fischi di approvazione, la voce di Plant è nitida, cristallina, pura acqua di sorgente a cui le migliaia di spettatori che sono convenuti a Taormina da tutta la Sicilia e dalla Calabria, si abbevera soddisfatta.
Seguono Out in the woods e Too far from you, in cui si mette in luce la deliziosa voce di Suzi, che crea un’atmosfera cullante. I due brani servono per preparare il terreno per un altro pezzo della tradizione americana Satan, Young Kingdome Must Come Down, uno spiritual già registrato da Plant nel 2010 con la Band of Joy. L’esecuzione è preceduta dalle parole di Robert che rende pubblico il suo atto d’amore per il blues del Mississipi, quello delle radici e piuttosto grezzo, e cita giganti come Robert Johnson, Bo Diddley, HowlingWolf, Muddy Waters.
Robert in tante occasioni ha detto che in un certo momento della sua vita si immaginava un povero nero di New Orleans che suonava blues. In rapida successione vengono eseguite Everybody’s Song, una cover degli statunitensi Low, gruppo a metà strada tra alternative rock e tradizione, e una fantastica versione di It’sa Beautiful Day Today dei Moby Grape, gruppo psichedelico della scena di San Franciscodegli anni Sessanta che non ebbe il successo che meritava.
Altro boato appena Plant accenna a un’altra perla del repertorio dei Led Zeppelin, RainSong, tratta dall’album, House of the Holy. C’è chi canta insieme a lui, c’è chi si perde e favolare la propria fantasia lontano nel tempo, a quando il quartetto inglese infiammava leplatee di tutto il mondo, imponendosi come la più grande rock band del mondo. Sono intanti stasera a sperare ancora che Plant, Page, Jones, magari con il figlio di Bonham, Jason, possano rimettere in piedi la vecchia formazione, ma Plant a questo proposito è stato categorico: non se ne parla, con la morte di Bonzo gli Zeppelin non esistono più. E poi coni Saving Grace, Robert ha trovato quello che cercava, di cui aveva bisogno sia sul piano esistenziale che musicale.
Nel corso di tutti questi anni, Plant non è stato a guardare, ha formato nuovi gruppi, come ad esempio gli The Honeydrippers, di cui facevano parteanche Jimmi Page e Jeff Beck, ha collaborato con gli Afro Celt Sound System, si è guardato dentro e ha deciso che la sua strada è quella segnata dalla presenza di alcune delle vocalist più brave che ci sono in circolazione, prima Alison Krauss e ora Suzi Dian.
Il concerto volge al termine, non prima di avere di proporre Angel Dance e Gallows Pole, anch’essa tratta dal terzo album degli Zeppelin. Si tratta di un vecchio blues riarrangiato daPlant e Page, che però al tempo non venne eseguito molte volte. Ora i Saving Grace e Robert vengono al proscenio e per chiudere lo splendido concerto eseguono a cappella una toccante e tenera ninna nanna dei Grateful Dead, And We Bid You Goodnight. I Grateful, così come i Jefferson Airplane di Grace Slick e Jorma Kaukonen e i Buffalo Springfield di Neil Young sono altri gruppi a cui Plant ha sempre guardato con grande interesse. Così come al country di Nashville e come dicevamo all’inizio al folk rock dei Fairport Convention, di cui faceva parte la sua grande amica Sandy Denny.
Il concerto è finito, il pubblico, composto da arzilli “anta” e da capelluti adolescenti sciama nella notte di Taormina con la certezza che il rock, il tanto bistrattato rock, anche se a tenerlo in vita sono tanti splendidi vecchietti (Mick Jagger e lo stesso Plant) non è finito. Lunga vita al rock’n’roll!
A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.
In September there are days of heaven descending to earth. It lowers the drawbridge of its castle into the air and down a blue staircase the sky leans for a little while to the ground.
sono completamente daccordo con te ..nel tuo post c'è tutto quello che ad Ostia mi sono portata dentro al cuore..è il più Grande in assoluto..è Robert Plant quello che non rimane mai uguale a se stesso pur essendo se stesso..io lo adoro e se potrò fino a quando lui vorrà sarò li ad ammirarlo..la magia non svanisce quando sai che tu ne sei il creatore..grazie per il post
Lella
e a dirlo alla romana,nonchè io sia toscanaccia pura,...è un GLADIATORE!!!!
I completely agree with you ..in your post there is everything that I took to Ostia in my heart..he is the greatest ever..he is Robert Plant the one who never remains the same even though he is himself..I adore him and if I can as long as he wants I will be there to admire him..the magic doesn't vanish when you know that you are the creator of it..thank you for the post
Lella
and to say it in the Roman way,though I am pure Tuscan,...it is a GLADIATORE!!!!
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Stasera a Milano.
Mio Dio che concerto. Memorabile! Robert e’ quello invecchiato meglio di tutti i rocker anni settanta.
Non vuole fare il giovane ma ha ancora la timbrica meravigliosa di una volta e sticazzi se non va su di tonalità come quando aveva vent’anni.
Magia pura.
Suzi Dian stupenda e i tre musicisti perfetti.
Che dire….il mio settimo live di Plant, il migliore, anche dei due che vidi con Page. Meno male che i Led Zeppelin non si riuniranno più, farebbero la figura dei vecchi rocker rincoglioniti, invece così la musica rimane protagonista, alla faccia dello show business.
Bravo Robert, ti stimo ancora di più.
@Adriano Maestroni
Tonight in Milan.
My God what a concert. Memorable! Robert has aged the best of all the 70s rockers.
He doesn't want to be young but he still has the wonderful timbre of yesteryear and fuck if he doesn't go up in pitch like he did when he was in his twenties.
Pure magic.
Suzi Dian stupendous and the three musicians perfect.
What can I say....my seventh Plant live, the best, even of the two I saw with Page. It's a good thing that Led Zeppelin will never reunite again, they'd look like a bunch of old rockers, but this way the music remains the protagonist, so much for show business.
Bravo Robert, I appreciate you even more.
@Adriano Maestroni
e a dirlo alla romana,nonchè io sia toscanaccia pura,...è un GLADIATORE!!!!
i concerti – quelli senza mezza nota sprecata, dove nulla è scontato e quando son tanti i motivi per stare in un palco decenni dopo l’attacco di Good Times, Bad Times che ribaltò il mondo. Si chiama Grandezza della Musica. Grazie a Robert Plant – e a tutte le ragioni di un concerto mozzafiato come quello di stasera…
e a dirlo alla romana,nonchè io sia toscanaccia pura,...è un GLADIATORE!!!!
Live @ Taormina - 30/08/2023 (il reportage di Giuseppe Celano e la foto di Deborah Iacopino Gatto)
Terza data italiana per il nuovo tour di Robert Plant accompagnato dai Saving Grace e Suzi Dian.
Per tutti quelli che nel giorno stesso in cui Bonzo è decollato per una dimensione ultraterrena, lasciando un vuoto incolmabile nella musica e nei cuori di ha amato i Led Zeppelin, hanno sentenziato la fine della carriera di uno degli ultimi giganti, decretando a gran voce anche la morte del rock, questa sera l'arzillo settantenne ha rimesso ogni cosa al proprio.
Capita raramente di ritrovarsi dentro una magica venue, in una calda serata di fine agosto, coccolati da una ninna nanna sussurrata da quel frontman che negli anni '70 fu definito: "...bello come un dio greco e con una voce celestiale".
Per dirla con Percy, "quando la diga cede (sotto le inutili critiche dei suoi detrattori) piangere e pregare non vi aiuterà".
Manifesta superiorità.
Robert Plant & Saving Grace Feat. Suzi Dian
Live @ Taormina - 30/08/2023
di Giuseppe Celano
Terza data italiana per il nuovo tour di Robert Plant accompagnato dai Saving Grace e Suzi Dian. 21.30, i musicisti si accomodano dietro agli strumenti seguiti dall'ex singer degli Zeppelin accolto da un boato del pubblico che ringrazia con la mano destra, stretta in un pugno, appoggiata sul petto. Inutile girarci intorno, Percy è in forma strepitosa, come non lo si vedeva da anni e pronto a ripercorrere quelle strade che ha percorso in lungo e largo per 50 anni.
La serata decolla in verticale sin dall'ipnotica opener Gospel Plough, Plant sembra un alchimista capace di saliscendi emozionali attraverso le armonizzazioni e gli intrecci vocali di Cuckoo, impreziosita dagli incisi al banjo di Matt Worley, e Let the Four Winds Blow. Si muove in scioltezza tra blues e folk, rock psichedelico e bluegrass e al quarto brano, quando ormai la voce è calda, s'inerpica su emozionanti vette vocali. A ridisegnare ogni brano ci pensa di Tony Kelsey, chitarrista dal gusto eccelso e innamorato delle dissonanze, mentre tutta la struttura è sorretta dall'incisivo drumming di Oli Jefferson.
Non c'è tempo per pensare, Bobby infila una versione martellante di Friends, cesellata dalla fisarmonica e dai cori al cardiopalmo di Suzi Dian.
La voce del dio dorato regge bene lo sforzo aiutata da qualche effetto rinvigorente della pedaliera in Out in the Woods e Too Far From You che paralizzano il respiro dei presenti. Il preciso incastro fra le due ugole, impegnate nel traditional Satan, Your Kingdome Must Come Down, è irrobustito da due strofe di Black Dog e da un passaggio che scomoda In My Time Of Dying (poco prima Plant dichiarerà il suo amore incondizionato per il blues del Mississippi).
Si torna a respirare durante Everybody’s Song e It’s a Beautiful Day Today (Moby Grape) ma Plant è pronto a sganciare un siluro emozionale come pochi riferendosi a Suzi come The queen of light, una chiara imbeccata che anticipa l'arrivo di The Rain Song, più asciutta rispetto alla versione dell'unplugged con Jimmy Page, arrangiata magnificamente dalla nuova band.
Considerando il sorriso, e la voglia di raccontare al pubblico l'evoluzione di questa rivitalizzante esperienza sonora, Plant è pervaso da un fuoco che scorre dalle vene fino alle corde vocali. Sembra un attimo ma è già il momento dei saluti fra gli applausi scroscianti del pubblico le cui urla, fischi e piedi battenti riportano la band sul palco in pochi minuti. Angel Dance e la micidiale Gallows Pole sembrano davvero l'epilogo di questa formidabile performance ma, ebbene sì, c'è ancora tempo per And We Bid You Goodnight (Grateful Dead), un delicato sigillo eseguito a cappella per un elegante finale.
Per tutti quelli che nel giorno stesso in cui Bonzo è decollato per una dimensione ultraterrena, lasciando un vuoto incolmabile nella musica e nei cuori di ha amato i Led Zeppelin, hanno sentenziato la fine della carriera di uno degli ultimi giganti, decretando a gran voce anche la morte del rock, questa sera l'arzillo settantenne ha rimesso ogni cosa al proprio.
Capita raramente di ritrovarsi dentro una magica venue, in una calda serata di fine agosto, coccolati da una ninna nanna sussurrata da quel frontman che negli anni '70 fu definito: "...bello come un dio greco e con una voce celestiale".
Per dirla con Percy, "quando la diga cede (sotto le inutili critiche dei suoi detrattori) piangere e pregare non vi aiuterà".
Manifesta superiorità.
Hats off to Bobby, god bless you buddy!
Setlist:
Gospel Flough
Cuckoo
Let The Four Winds Blow
Friends
Out in The Woods
Too Far From You
Satan
Everybody's Song
Beautiful Day
The Rain Song
Chevrolet
Down To The Sea
Four Sticks
Angel Dance
Encore:
House of Cards
Gallows Pole
We Bid You Goodnight
La scelta del suo staff di atterrare all'aeroporto di Orio è stata dettata dal fatto che domenica sera il cantautore si è esibito al Teatro Romano di Ostia Antica, nella Capitale, e questa sera è invece di scena al Teatro Arcimboldi di Milano
Robert sceso a Bergamo dove ha anche pernottato..
poi via allo spettacolo..
e a dirlo alla romana,nonchè io sia toscanaccia pura,...è un GLADIATORE!!!!
..ci sono giorni veramente meravigliosi..e diventano "beautifull"
Robert Plant - Four Sticks (Led Zeppelin) - Taormina Teatro Antico 30/08/2023
innamoramento mai finito...noi che eravamo lì a pochi passi abbiamo assorbito tutta la sua sontuosità..l'energia benefica che sprigiona solo con la presenza vicina o lontana che sia ti raggiunge e non ti lascia più..per me ammirarlo così da vicino in sì tanto alone di bellezza è stato proprio avere un pezzo di cielo..ve lo assicuro..e alla fine mi sono lasciata andare con un pianto commosso..non è fragilità di carattere per me vuol dire sensibilità ed emozione..
solo un altro ernome artista mi ha dato le stesse vibrazioni, ma lui non è più fra noi..ed è passato ad una nuova vita troppo presto..
Nel folk senza confini di Robert Plant, gli Zeppelin sono un’appendice (e va bene anche così)
Ieri sera al Teatro Romano di Ostia Antica il rocker, in forma nonostante gli anni che passano, ha chiamato a raccolta il mondo intero per esorcizzare il fantasma della band che l’ha reso famoso. Missione compiuta
DILUCA GARRÒ
4 SETTEMBRE 2023 13:59
Da un po’ di anni a questa parte, potremmo dire in realtà dall’inizio del nuovo millennio, Robert Plant è andato incontro alla quarta fase delle propria carriera, quella che potremmo definire della riscoperta delle proprie origini musicali. Dopo la prima, quella con i Led Zeppelin, aveva provato ad allontanarsi completamente dal fantasma del gruppo, inizialmente addirittura rifiutandosi di eseguirne i brani dal vivo. Poi, per quasi tutti gli anni ’90, in qualche modo aveva cercato di far pace con un passato per lui fino ad allora più ricco di eventi da dimenticare che da riportare stancamente in scena: un ritorno in compagnia del vecchio amico Page che però era stato in grado di portare la musica degli Zeppelin verso quelle sonorità arabeggianti o world music per le quali gli originali sembravano in qualche modo essere nati. Un’evoluzione che Plant ha continuato a portare avanti senza il chitarrista dai primi anni 2000 attraverso nuove composizioni e, soprattutto, cover spesso sepolte da cumuli di polvere ma che per lui significavano molto.
Ecco, il progetto Saving Grace, nato improvvisamente un po’ come tutti quelli di Plant, sembra quello che più si addice non solo all’età del vecchio leone inglese, ma anche la parte finale di un percorso iniziato in qualche modo con Led Zeppelin III e passato attraverso tutte le fasi della sua vita. Grazie alla condivisione dei brani con la bravissima Suzi Dian (che gli permette di inglobare nello show anche le sfumature del suo progetto con Alison Krauss) e a una band in grado di supportarlo sul materiale di ognuna delle sue vite, Plant sembra infatti aver trovato finalmente il mondo che gli appartiene. Un mondo fatto di folklore, di leggende e di tradizione, ma anche di musica nera in tutte le sue varianti: dal blues al soul fino al jazz. Uno spazio vitale in cui, ancora una volta, gli viene più facile attingere da materiale altrui, più o meno noto, che da quello della band che l’ha reso una celebrità. Perché comunque, dopo essersi rappacificato con quella parte della sua vita, l’unica sicurezza a un suo concerto è che lo spazio per quell’epoca sarà comunque sempre un’appendice e non lo scheletro portante dello spettacolo.
Fin da principio al Teatro Romano di Ostia Antica abbiamo la conferma dell’ottimo momento vocale attraversato da Plant, già evidente nelle date precedenti: il timbro è immutato e le celebri urla, inevitabilmente centellinate, sanno ancora mettere i brividi. Non una cosa scontata, visto che in passato non sempre le cose sono andate così, oltre alla conferma ulteriore di una consapevolezza ormai pienamente raggiunta. E all’insegna dell’equilibrio è anche la scaletta, che pesca soprattutto da brani altrui, ma che allo stesso tempo recupera gemme tanto del repertorio solista che di quello degli anni ’70. È il caso di Down to the Sea, da Fate of Nations, così come Rain Song, Friends o Four Sticks, tutte riarrangiate per sembrare parte di un unico album autobiografico.
Il Teatro Romano di Ostia Antica fa il resto. Plant declama a più riprese il suo amore per la città eterna, affermando che ogni volta che vi fa ritorno abbia la sensazione di trovarsi in un secolo diverso. Qualcosa di simile a ciò che fa lui per noi, regalandoci lo stesso senso di eternità. Anche il suo pubblico sembra aver finalmente accettato il fatto di non trovarsi di fronte a un artista nostalgico o alla riproposizione di vecchi cliché da dio del rock. Tutte cose risposte in un vecchio armadio all’indomani dell’esibizione dell’O2 Arena. «L’ho fatto per una sera e non lo farò mai più», aveva giurato. Logico che anche a Ostia a farla da padrone siano le magliette dei Led Zeppelin e che ogni volta che il nostro accenna a un qualsivoglia brano della loro discografia, la gente scoppi di gioia. Tuttavia, se una volta le richieste erano continue (così come le lamentele a fine concerto), oggi si gode di tutto quello che arriva. Perché, oltre ad aver compreso che Plant abbia tutto il diritto di non scimmiottare quello che fu solo per farci contenti, è davvero emozionante vedere che il fuoco di un tempo sia ancora lì, anche se sotto altre spoglie.
Basta guardarlo negli occhi per comprendere che Plant oggi sia un uomo felice e un artista libero da qualsiasi tipo di costrizione. E te ne accorgi ancora di più quando, senza preavviso, ti butta lì un “babe, babe” o accenna qualcuna delle vecchie mosse di un tempo strizzando l’occhio come a dire: sotto sotto sono sempre io. In questo senso, uno dei momenti più significativi della serata resta l’esecuzione di Satan, Your Kingdom Must Come Down, traditional di cui aveva registrato una cover per Band of Joy, che si conclude con la parte finale di In My Time of Dying. Doppia voce, banjo, chitarra slide e batteria prima jazzata e poi fragorosa e sonorità che sembrano provenire da ogni continente del mondo: la sintesi perfetta del percorso di cui sopra.
Sopra il teatro romano, oltre a un numero imprecisato e talvolta fastidioso di aerei, non può che aleggiare inevitabilmente il fantasma dei Led Zeppelin. Uno spettro che, per una sera, Plant è riuscito a esorcizzare.
Il finale di ieri al concerto di Robert Plant mi ha scandito, forte e chiaro, il nome magico: Incredible String Band. Percy, da sempre fanatico del gruppo di Mike Heron e Robin Williamson, ha sfoderato il colpo da maestro, con cui già si divertiva ai tempi degli Zep – prendere un segmento di A Very Cellular Song, I Bid You Goodnight/We Bid You Goodnight del grande tropical bluesman delle Bahamas Joseph Spence, e portare un intero teatro nell'altra dimensione.
Perché lo ha spiegato lui stesso tempo fa, pulito: «I Led Zeppelin hanno trovato la loro strada mettendo su The Hangman's Beautiful Daughter della String Band – e seguendo le istruzioni trovate lì dentro». Istruzioni seguite alla perfezione – Very Cellular...
Robert Plant - Too Far From You ( Teatro Arcimboldi, Milano - Italy - 05 September 2023 )
meravigliosa Susi..meraviglioso il brano
ROBERT PLANT, Milano 5 sett '23 - La canzone della pioggia
ad occhi chiusi..una passeggiata ovunque Lui voglia andare.e portarti con lui...ero ad Ostia e vi assicuro che ho pianto..come ho pianto quando finito il concerto si sono spente le luci..potrebbe cantare questa canzone , come le altre senza nessun accompagnamento,l'emozione che ti prende ti fà annodare lo stomaco..è armonia la sua voce..magia pura
with eyes closed...a walk wherever he wants to go...and take you with him...I was in Ostia and I can assure you that I cried...as I cried when the lights went out after the concert...he could sing this song, like the others without any accompaniment, the emotion that takes hold of you makes your stomach knot...his voice is harmony...pure magic
Robert Plant: magia e classe agli Arcimboldi di Milano Gianni Poglio https://www-panorama-it.cdn.ampproject.org/.../robert... Ci vuol poco a diventare il clone pallido di se stesso quando si ha alle spalle una storia come la sua. In fondo sarebbe bastato accettare l'idea di rifare i Led Zeppelin negli stadi con Jimmy Page e John Paul Jones. Replicare il proprio mito da anziani, si sa, è uno degli sport preferiti dei rocker d'annata. Ma Robert Plant non è l'artista adatto per questo tipo di revival senza fine, e infatti da almeno vent'anni (fatta eccezione per una riuscita rimpatriata con gli Zep nel dicembre del 2007) ha scelto di costruire intorno a sè un nuovo universo sonoro. Nei dischi solisti e soprattutto in concerto. Dal vivo Plant propone una visione musicale chiara e nitida, che ieri sera ha raccolto applausi e ovazioni entusiastiche agli Arcimboldi di Milano. Con lui, i Saving Grace, ovvero Oli Jefferson (percussioni), Tony Kelsey (mandolino, baritono e chitarre acustiche), Matt Worley (banjo, chitarre acustiche e baritono, cuatro), e un'eccezionale vocalist e polistrumentista portoghese, Suzi Dian, la complice ideale in uno show, elegante, raffinato e molto, molto intenso. La scelta di fondo di Robert è tornare alle radici, alla musica che l'ha ispirato da giovane viaggiando tra il folk, il blues del Delta del Mississippi, il gospel e naturalmente il buon vecchio rock. Il tutto realizzato con una coerenza sonora straordinaria che attraversa i brani "traditional" come Gospel Plow, The Cuckoo e Satan e Your Kingdon Must Come Down, riproposta in una versione da brividi. Il momento più alto dell'intero spettacolo. Tanta musica, tanta qualità, tanta passione: è il suono che avvolge ed emoziona in un alternarsi di piani e forti. Un gioco di dinamiche che impreziosisce le versioni di Out in the woods (Leon Russell), Angel dance (Los Lobos) e Chevrolet (Ed e Lonnie Young). E i Led Zeppelin? Ci sono, ma non per far felici gli inguaribili nostalgici del tempo che fu (durante lo speech tra un brano e l'altro Plant ha ricordato i lacrimogeni e il concerto interrotto al Vigorelli di Milano nel 1971: "It was 197 something..."). Friends, The Rain Song, Gallows Pole e Four sticks, sparse per la scaletta, non sono un siparietto a parte, ma vecchi capolavori riarrangiati e perfettamente inseriti nel contesto del concerto. A chiudere uno splendido momento spiritual gospel sulle armonie di And we bid you goodnight. Perfetto.
Celebrando la storia e la musica, a Milano Robert Plant rinuncia a celebrare se stesso
DiAlfredo Marziano
Con una band nata quasi per hobby 4 anni fa e che ancora non ha pubblicato un solo disco, Robert Plant ha forse appena incassato il suo maggiore successo in Italia da quando si propone come artista “solista ” (virgolette d’obbligo, perché per lui – sempre pronto a fare un passo indietro e a concedere spazio, quando risulta utile alla canzone – lo spirito di gruppo e l’interscambio fra i musicisti hanno sempre un’importanza cruciale). 7 date, compresa quella del 5 settembre al Teatro Arcimboldi di Milano, accolte con calore, entusiasmo e affetto travolgente da un pubblico che sembra avere fatto pace con la sua ostinazione a non riformare i Led Zeppelin comprendendo l’onestà e la lungimiranza del suo percorso artistico.
Plant oggi ha tanto altro per la testa e almeno 3 (se non 4) progetti musicali differenti in corso. Nel 2022 l’avevamo visto a Lucca con Alison Krauss in un concerto purtroppo azzoppato dallo stato febbrile della cantante dell’Illinois: poche analogie, se non che in entrambi i casi si tratta di 2 juke box vintage, cromati e scintillanti, di contenitori pregiati di titoli ripresi dal miglior songbook angloamericano. Allora country, soul, blues, rockabilly e r&b alla maniera di New Orleans; oggi folk tradizionale, indie rock, psichedelìa e ancora blues, di nuovo con una spruzzata di Zeppelin e un’altra interprete femminile con cui dialogare in intimità modulando armonie alla ricerca di una terza, fantasmatica voce. Là, la crema dei turnisti americani del giro nashvilliano e del produttore T Bone Burnett, grande orchestratore dell’album Raise The Roof; qui, un quartetto abituato come Robert a frequentare le Marche gallesi nei territori di confine con l’Inghilterra: i Saving Grace alias la portoghese Suzi Dian (voce solista, fisarmonica e basso), Tony Kelsey (chitarre e mandolino), Matt Worley (chitarre, banjo, cuatro) e Oli Jefferson (batteria), gente semisconosciuta e meno scafata ma affamata di musica che dispensa grinta, entusiasmo e urgenza espressiva mettendoci corpo e anima. Gli spettatori lo percepiscono dalle prime note, quando salgono su un palco spoglio e ridotto all’essenziale: la foto di un bisonte americano riprodotta su un telone, poche luci governate da 4 riflettori collocati ai lati dei musicisti.
Quando entrano in scena (per ultimi i 2 vocalist, davanti agli altri 3 schierati sulla stessa linea) Plant è accolto da una fragorosa standing ovation e si capisce subito che sarà una serata speciale: una base preregistrata di violino e percussioni introduce un energico e intenso abbrivio a base di folk appalachiano e di folk anglo-irlandese, la Gospel Plow che Bob Dylan incluse nel suo 1° album nel 1962 e The Cuckoo di cui si contano innumerevoli versioni tra Shirley Collins e i Pentangle, Doc Watson e Taj Mahal. Standard ultracentenari (come la successiva As I Roved Out) persi nella notte dei tempi e recuperati sul campo da ricercatori come Alan Lomax, riarrangiati dai Saving Grace con piglio deciso, mordente, sentimento e assoluta padronanza del linguaggio fra arpeggi, note di bordone e ritmi ancestrali, mentre Robert accenna scherzosamente qualche passo di danza tradizionale.
Con Let The Four Winds Blow, un pezzo originale da lui scritto e registrato nel 2004 con gli Strange Sensation per Mighty ReArranger, arriva il momento delle chitarre elettriche e del 1°, breve e bruciante assolo di Kelsey mentre Suzi imbraccia un basso Hofner a forma di violino come quello di Paul McCartney. Non hai ancora preso fiato quando in sala esplode l’esotica e incalzante sequenza di accordi di Friends, 1° ripescaggio (saranno 4 in totale) dal catalogo Zeppelin che fino al tour precedente era completamente assente dalle scalette della band (si sarà deciso, Plant, dopo avere considerato la sua crescente popolarità dopo gli inizi rigorosamente underground?). Invitate al battimani, platea e galleria si scaldano subito, sapientemente illuminate dalle luci di sala mentre lui sembra compiaciuto e quasi stupito di tanta devozione.
Non sono mai accondiscendenti crowd pleaser ma scelte coerenti con il mood e il filo narrativo del concerto, i brani ripresi dal repertorio del Dirigibile, affluenti di un grande e impetuoso fiume che ingloba decenni e secoli di musica. Non ci sono le hits, in altre parole: non c’è Whole Lotta Love e men che meno Stairway To Heaven, interpretata dal vivo un’ultima volta durante la reunion a Londra nel 2007 in omaggio ad Ahmet Ertegun, fondatore dell’etichetta Atlantic. C’è invece una magica The Rain Song, la fisarmonica di Dian al posto del mellotron di John Paul Jones e quel sapiente gioco di chiaroscuri, di pianissimo e fortissimo che Plant pratica dai tempi antichi e che rappresenta anche la chiave di volta di uno show in cui oltre ai riccioli biondi e ai pantaloni neri di pelle sfoggia ancora una sorprendente freschezza vocale e una ricca gamma timbrica, fra suadenti fraseggi quasi sussurrati e un uso parsimonioso del celeberrimo urlo di guerra adeguatamente sostenuto da echi, effetti e altri booster.
Ci sono il mix di tempi pari e dispari, l’andamento flessuoso e l’aroma marocchino di Four Sticks, c’è (nei bis) il folk impetuoso di Gallows Pole in cui i Saving Grace ingranano la marcia più alta entrando in piena trance performativa, mentre Robert ci infila una fugace citazione di Black Dog. Con Out In The Woods, dal palco si alzano gli spettri paludosi e l’aria appiccicosa della Louisiana: è Worley, basco, muscoli tatuati e l’aria di uno che ha appena parcheggiato l’Harley Davidson fuori dal locale, a ritagliarsi il ruolo di contraltare solista alle voci di Plant e Dian (è proprio nel suo pub, lo Swan di Stourport nel Worcestershire, che i 5 componenti della band si sono incontrati), mentre nell’unico pezzo country in scaletta l’angelica, soave ma vigorosa Suzi dimostra di avere poco da invidiare ad Alison con il suo abito lungo a rombi e la limpidezza vocale da ammaliante sirena: non è uno standard ma un brano recente, Too Far From You, scritto dalla cantautrice Sarah Siskind per la serie tv americana Nashville cui Plant è sicuramente arrivato per tramite dei produttori musicali del programma, Burnett e poi Buddy Miller. Quest’ultimo è anche suo partner musicale in quella Band Of Joy dal cui album del 2010 il gruppo riprende 3 titoli. Il 1°, il gospel Satan Your Kingdom Must Come Down (con in coda un accenno alla In My Time Of Dying incisa anche dagli Zeppelin) è un colpo da maestro, un’invocazione sciamanica che agita un talismano contro questi tempi bui dominati dalle forze del male: la slide di Kelsey e il suoi riverberi creano uno scenario teso, cupo e lugubre contrastato dal calore e dal tono accorato delle 4 voci umane.
Un concerto come questo lascia spazio anche a momenti di raccordo e a vecchi ricordi. Robert racconta della sua infatuazione giovanile per il blues di Robert Johnson, di Howlin’ Wolf, di Blind Willie Johnson, di Bo Diddley e di come si appassionò alla cultura bohémienne con cui entrò in contatto a Londra, a Parigi, a New York, a Memphis, a Detroit e persino a Milano: è il momento della rievocazione di quando, «nel ’70 e qualcosa», i Led Zeppelin si spaventarono a morte annaspando come il pubblico tra le cariche e i gas lacrimogeni del Vigorelli. Quei tempi burrascosi vengono ricordati con ironia, mentre il sogno dell’estate dell’amore e l’utopia californiana rivivono con It’s A Beautiful Day To Day dei Moby Grape, meravigliosa e solare delicatezza floreale made in San Francisco. Plant cita anche Donovan e ti aspetteresti, come nel tour precedente, la sua Season Of The Witch: a colorarsi di psichedelìa, invece, è la sua reinterpretazione del blues Chevrolet, coautrice quella Memphis Minnie che in quei “70 e qualcosa” gli zeppeliniani impararono a conoscere grazie a When The Levee Breaks.
«Saltiamo al 1993, un periodo molto più sicuro e con molti meno lacrimogeni», annuncia il frontman presentando Down To The Sea da Fate Of Nations, il suo ondeggiante rock a tinte etniche che s’impenna anche nei volumi ma non quanto in una acre, spigolosa e febbrile rivisitazione di Everybody’s Song dei Low: insieme al roots rock rombante e latineggiante di Angel Dance (Los Lobos), un’altra dimostrazione di come il suo spirito indomito di esploratore musicale non si sia mai sopito e le sue orecchie non abbiano mai smesso di funzionare. Al repertorio Band Of Joy appartiene anche House Of Cards di Richard & Linda Thompson: per il suo autore e per il suo 1° gruppo, i Fairport Convention, Plant spende parole di grande e quasi devota ammirazione ricordandone il ruolo pionieristico nella nascita del folk rock britannico. Come chiamare questa sua rielaborazione musicale, invece? Folk? Americana? Forzando un po’ i termini, Robert preferisce parlare di «soul psichedelico»: quel che è certo che le sue sono scelte raffinate, da intenditori; e che la sua cover band di lusso, delle cover band tradizionali rappresenta l’antitesi filosofica, rivolta com’è all’avventura e al rinnovamento perpetuo. Come Bob Dylan e pochissimi altri, Plant prosegue imperterrito per la sua strada. Per nulla interessato a dare in pasto alla gente ciò che si aspetta, a confezionare un greatest hits da servire alla platea, a celebrare il santino di se stesso e il mito del Dio del Rock.
Chissà quanta parte del pubblico, entusiasta e accogliente come non mai nei suoi confronti, coglie le sfumature e i rimandi storici di quel repertorio: anche quando alla fine i 5 si radunano intorno a un microfono per intonare un altro gospel, il classico And We Bid You Goodnight del bahamense Joseph Spence che i fan del rock conoscono grazie alla Incredible String Band (una vecchia passione di Plant) e soprattutto ai Grateful Dead. Come la band di Jerry Garcia, Robert la usa per accommiatarsi con grazia e gentilezza prima che uno spettatore gli butti sul palco una maglietta da calciatore e che tutta la band si produca in ripetuti inchini. È una chiusura dolce, soave, empatica, con un messaggio edificante, confortante e spirituale («Vi amo, ma Gesù vi ama ancora di più»). Dopo 1 ora e ¾ di concerto, dopo le murder ballads, la musica del diavolo e il rock and roll, dopo l’alternarsi di chitarre acustiche ed elettriche, miglior modo di augurare la buona notte e chiudere una serata pressoché perfetta non potrebbe esserci. Tanto che quando salgo in auto per avviarmi verso casa l’istinto mi consiglia di tenere spenta l’autoradio. Non voglio sporcare quel silenzio pieno di musica, desidero che quelle canzoni e quel sound continuino a suonarmi in testa il più a lungo possibile.
Gospel Plow (traditional ), The Cuckoo (traditional ), Let The Four Winds Blow (Robert Plant and the Strange Sensation), Friends (Led Zeppelin), Out In The Woods (Leon Russell cover), Too Far From You (Nashville Cast cover), Satan, Your Kingdom Must Come Down (traditional ), Everybody’s Song (Low cover), It’s a Beautiful Day Today (Moby Grape cover), The Rain Song (Led Zeppelin), As I Roved Out (traditional ), Chevrolet (Lonnie Young, Ed Young & Lonnie Young, Jr. cover), Down To The Sea (Robert Plant), Four Sticks (Led Zeppelin), Angel Dance (Los Lobos cover).
Bis
House Of Cards (Richard & Linda Thompson cover), Gallows Pole (traditional/Led Zeppelin), And We Bid You Goodnight (traditional ).
le prime due foto sono di Ostia Anticae mi sono trovata!!
se Susie ha fatto una lista..OSTIA ANTICA ha fatto breccia
le prime due foto sono di Ostia Antica
se Susie ha fatto una lista..OSTIA ANTICA ha fatto breccia
...siamo tutti noi a ringraziare..ci avete donato emozioni infinite,la musica è un linguaggio universale.
Che tocca le corde del cuore...dire Unici non comprende a pieno il sentimento che porto dentro,speciali ancora di più,fantastici e meraviglia pura senz'altro..un abbraccio a voi, ad ognuno di voi,un abbraccio a Lei mister Plant..poterLa vedere dal vivo per una seconda volta mi ha fatto vedere e sentire un pezzo di cielo..Grazie e a presto, spero che possiate tornare a trovarci..noi siamo qui e ci saremo sempre.
The Robert Plant’ s Lullaby(live at milano teatro arcimboldi with Suzi Dian and Saving Grace 05-09)
https://youtu.be/Znf6n2m3WlE
Robert Plant and Saving Grace feat. Suzi Dian - Live Teatro Arcimboldi, Milan, September 5th 2023
Il tour Saving Grace di Robert Plant continua in Spagna
La band di Robert Plant, Saving Grace, è ancora in tournée in Europa, terminando la sua serie di spettacoli in Italia questa settimana e iniziando la tappa spagnola del tour. Alla band resta uno spettacolo finale da esibirsi a Barcellona il 12 settembre prima che il tour si interrompa fino all'inizio della tappa britannica il 1 novembre a Brighton.
12 settembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Barcellona, Spagna.
17 settembre - Robert Plant parlerà al Gloucester History Festival.
1 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Brighton, Regno Unito.
2 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Guildford, nel Regno Unito.
4 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace al concerto tributo per l'ottantesimo compleanno di Bert Jansch a Londra, Regno Unito.
5 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Birmingham, nel Regno Unito.
7 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Bournemouth, nel Regno Unito.
8 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Cardiff, nel Regno Unito.
11 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Salford, nel Regno Unito.
13 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Oxford, nel Regno Unito.
16 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Basingstoke, nel Regno Unito.
17 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Cambridge, nel Regno Unito.
19 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Grimsby, nel Regno Unito.
20 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Gateshead, nel Regno Unito.
22 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Bradford, nel Regno Unito.
23 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Stoke-on-Trent, nel Regno Unito.
25 novembre - Robert Plant si esibirà con i Saving Grace a Wolverhampton, nel Regno Unito.
2024 - Robert Plant sarà in tournée con Alison Krauss.
Estate 2024 - Robert Plant e Alison Krauss si esibiranno a Vienna, Virginia.
Le quattro nuove cover dei Led Zeppelin (“Friends”, “Gallows Pole”, “Four Sticks” e “The Rain Song”) rimangono i punti fermi della scaletta rivista di Saving Grace.
Che Robert Plant abbia un rapporto con Milano è indiscusso: ancora oggi si ricorda di quel lontano 5 luglio del 1971 quando i Led Zeppelin suonarono il loro primo ed unico concerto in Italia. Durò una ventina di minuti poi i lacrimogeni della polizia li costrinsero a fermare la performance. Gli studenti che dimostravano per avere libero accesso ai concerti senza dover pagare – chissà cosa ne pensava il “buon” Peter Grant a riguardo – avevano fatto breccia facendo diventare il concerto un vero campo di battaglia. Quella sera gran parte della strumentazione della band fu rubata e i Led Zeppelin non tornarono più in Italia.
“Ma che è successo nel 1970… ve lo ricordate? Di sicuro oggi c’è meno fumo” così scherza Robert, fresco dei suoi 75 anni appena compiuti. Nelle quasi due ore di concerto lo vedremo scherzare più volte così come accennare qualche passo di danza e persino una strofa di “Black Dog” salvo poi ridere come per dire: “ma cosa mi viene in mente di cantare”. Robert Plant è “vivo” e vuole vivere questo tempo, quello in cui, citandolo: “certe cose non si possono fare più, ma se ne possono fare altre, anche mai fatte finora e cosa c’è di meglio di stare su un palco, suonare la musica che ti piace e che ti ha ispirato fin dalla giovinezza?”. Niente caro Robert, hai già vinto in partenza dicendo così e “semplicemente” invitando ad ascoltare le canzoni che compongono il set, senza preoccuparsi di vendere poi un CD o una maglietta – non c’è merchandise ufficiale – trovando un equilibrio tra presente e passato pressoché perfetto.
Robert Plant e Suzi Dan: due voci lontane negli anni, ma vicine nell’anima.
Sarei un bugiardo se alle prime note di “Friends” non dicessi che ho avvertito un groppo in gola e che mi sono scese un bel po’ di lacrime, ma la commozione vera e costante è nel vedere Plant a suo agio circondato da una band che non è composta da incredibili professionisti americani che sì offrivano una sicurezza musicale incredibile ma tendevano, almeno alle mie orecchie, a frenare quella forza fanciullesca che ho imparato a riconoscere negli anni – perché dal 1990 in poi ho visto un bel po’ di volte il nostro “Percy” – che rende Robert Plant il cantante che è. Vederlo guardare la cantante – la bravissima Suzi Dan – per cercare la sua complicità e il suo “ok” a osare un acuto in più, è stato per me emozionante. Suonare insieme, cercare costantemente un legame con il resto della band, che sia un’occhiata o un sorriso, questo è quello che rende una band una “vera” band. Sono abbastanza fortunato da poter vivere in prima persona questo tipo di emozioni – cantare con i Tygers of Pan Tang regala queste gioie – ma sono sempre più spesso circondato da esempi di band tecnicamente ineccepibili ma nelle quali non c’è alcun segno di umanità. Frank Zappa l’aveva e questo non sminuiva la componente tecnica delle sue performance. Il “problema” è che non la si ricerca più, perché suonare dal vivo non è cogliere l’attimo, ma è pensare ai video su YouTube e all’imbarazzo se qualcuno percepisce un errore. A me l’errore non solo non interessa, ma piace. Tantissimo.
“Il leone che ruggisce” così lo presenta Suzi. E lui ride, ma dentro di se sa che è sempre quel leone che in Danimarca nel 1969 ha cantato “Dazed And Confused” creando un “prima” e un “dopo”. A Milano ha provato ad offrire un nuovo “dopo” dove sì i Led Zeppelin hanno un posto – Il nuovo arrangiamento di “Four Sticks” – ma dove sono antichi blues come “Satan Your Kingdom Must Come Down” a indicare la via del presente insieme ad arrangiamenti personali di classici folk – “The Cuckoo” – e alle cover di canzoni magari poco conosciute ma che ancora oggi possono avere un valore. Il migliore esempio è “House Of Cards” di Richard Thompson; una canzone magnifica dal testo immortale ed una carica emotiva di cui le canzoni sono sempre più prive.
La vita, come diceva Peter Sellers, è davvero uno “stato mentale”.
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everything is so magical!!.come back soon...every one of your live shows for us is gratitude, grace and magic
thanks to her.. thanks to all of you.. and when I was in Ostia Antica.. I truly touched the sky with a finger..
tutto così magico!!.ritorna presto...ogni tuo live per noi è gratitudine ,grazia e magia
grazie a lei..grazie a voi tutti..e quando sono stata ad Ostia Antica..ho toccato veramente il cielo con un dito..
...come volevasi dimostrare!!..ogni concerto non è mai uguale a se stesso..oggi come 50 anni fà.la magia di questo giovanotto è integra..lo dicevamo dei LED, nessun live uguale.lo constatiamo adesso con Robert .io sò il perchè e credo anche voi..Roberto Salvadori assistiamo ad una epopea magica, e grz per ogni tua emozione..è la nostra storia..la storia di tantissimi di noi....non posso condividere il tuo post..ma faccio copia e incolla tanto sò che tu me lo permetti..un abbraccio immenso..Pearcy è storia ma anche tu non sei da meno
Il mio #79 concerto di Robert a Barcellona è stato a dir poco Strepitoso in molti brani superiore persino a quello di Milano. In scaletta hanno re-inserito MONKEY (super) plant su Gallow's Pole ha persino duettato col pubblico e cantato due strofe di Black dog e accenno a WLL il ritornello di goodnight è stato cantato in Spagnolo!
Saving Grace, la formación, incluye a Suzi Dian (voz), Oli Jefferson (percusión), Tony Kelsey (mandolín, barítono, guitarra acústica) y Matt Worley (banjo, guitarra acústica, barítono y cuatro),
Saving Grace, la formación, incluye a Suzi Dian (voz), Oli Jefferson (percusión), Tony Kelsey (mandolín, barítono, guitarra acústica) y Matt Worley (banjo, guitarra acústica, barítono y cuatro),
Robert Plant & Saving Grace feat. Suzi Dian - Its A Beautiful Day Today
♥☼♥ ¸.•*¨`*•.♫♫♫ E’ il solito ragazzo che con la sua voce graffiante e calda allo stesso tempo, ti riesce ad entrare dentro e a toccare le parti più profonde del cuore. Robert è ancora lui, e non molla. Eterno giovincello che adoro in ogni sua particella.. Fluttua rigenerandosi e rigenerando emozioni. ..le sue primavere lo hanno temprato, sia in sofferenza che in gioia.. un poeta, dall'animo gentile, raffinato e allo stesso tempo monello non si è ancora tolto il vizio di fare swish con i suoi capelli e di toccarli sempre, quei capelli che resistono ancora a tutto, lunghi e perfettamente ricci come pochi. Certo, l’età non gli permette più di fare determinate cose con la voce, ma a Rob piace azzardare, e allora si butta, con un po’ di coscienza, e quel pizzico di misteriosa incoscienza, ci prova. Stecca? Che importa, ci ha messo l’anima per buttare giù quella parola o quella nota o quel vocalizzo. E lo si apprezza per questo, per la grande passione che prova per la musica e per quello che fa da sempre. I suoi Babe restano impressi nella mente degli ascoltatori per tantissimo tempo. Trovatemi qualcuno che sappia dire meglio di lui babe. E lo mette ovunque, anche nei momenti più improbabili, proprio quando meno te l’aspetti. ..è il mio "cappellaio matto"..la mia fatina, la mia Alice..e ne avrei da aggiungere... Ciao Immenso Robert..comunque vada a finire tu hai dato sempre tutto te stesso e quel sorriso va oltre l'emozione..trapassa ogni tempo e lo rende meta di meraviglia... “Divinity of the supreme voice your temporality has entered my bones. "💞 Divinità dalla suprema voce la tua temporalità mi é entrata nelle ossa.”💞 “𝑳𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒕𝒐𝒄𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒆 𝒔𝒄𝒐𝒏𝒗𝒐𝒍𝒈𝒆𝒓𝒍𝒐, 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒐𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐, 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒆 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒍'𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒂 𝒔𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐.”🥰 lella.. Un artista dal timbro unico, potente, graffiante e allo stesso tempo delicato, pervaso da una sensualità immortale, fortemente voluto da Jimmy Page per dare parole e voce alla musica dei Led Zeppelin Un incredibile esponente del carisma e della sensualità emanati da una voce cambiata, vissuta, ma pur sempre fantastica. le foto inserite sono visibili su web online in vari canali e web google Pinterest imgur e molte sono personali https://www.formulapassion.it/passione-passioni/personaggi/robert-plant-una-sensualita-fatta-ad-hard-rock-450889.html Da un sondaggio condotto sul sito della mitica radio inglese Planet Rock, Robert Plant – voce dei Led Zeppelin (qui sopra in un’immagine d’epoca), è risultato il più grande cantante rock di sempre, battendo di poco Freddie Mercury, storica voce dei Queen. Recita Robert Plant su Amazon Music Unlimited (ad) Robert Plant ha ricordato come si riferiva a se stesso come "un dio d'oro" durante una festa sgargiante per il batterista dei Led Zeppelin John Bonham , descrivendo la frase come "ancora più sciocchezze" di quello che stava succedendo intorno a lui. Il momento è catturato in una fotografia iconica, che mostra Plant in piedi su un balcone al Continental Hyatt House Hotel di Los Angeles, che sorride con le braccia tese mentre un grande cartellone pubblicitario sulla strada sottostante promuove l'album Physical Graffiti della band . Al cantante è stato chiesto perché avesse detto "Sono un dio d'oro!" in quel momento nel 1975 in una nuova intervista a Rolling Stone . "Qualunque cosa si dicesse di minuto in minuto era solo puro intrattenimento comico la maggior parte del tempo in quei primi giorni dei Led Zeppelin", ha risposto. “Penso che sia stato nel bel mezzo di un momento ridicolo, forse anche la festa di compleanno di Bonzo da qualche parte a Beverly Hills, dove qualcuno aveva preparato a John una torta di compleanno a tre piani. ... John lo stava mostrando in giro per la stanza, e lo ha mostrato a qualcuno, penso sia stato George Harrison , che il karate ha tagliato la torta. Bonzo ha deciso che c'era qualcosa che doveva essere fatto al riguardo, e c'erano tutti i tipi di affondamento, ed era solo un altro di quegli scherzi fanciulleschi di eventi in corso. " Ha continuato: "E sembrava che l'unica cosa che mancava fosse qualcuno che completasse l'intera faccenda con ancora più sciocchezze. Quindi ho solo aperto le braccia e l'ho proclamato. E poi penso che un pezzo di torta purtroppo si sia depositato da qualche parte sulla punta del mio naso o qualcosa del genere. " Read More: Perché Robert Plant si è definito un "Dio d'oro" | https://ultimateclassicrock.com/robert-plant-golden-god/?utm_source=tsmclip&utm_medium=referral Recita Robert Plant su Amazon Music Unlimited (ad) Robert Plant ha ricordato come si riferiva a se stesso come "un dio d'oro" durante una festa sgargiante per il batterista dei Led Zeppelin John Bonham , descrivendo la frase come "ancora più sciocchezze" di quello che stava succedendo intorno a lui. Il momento è catturato in una fotografia iconica, che mostra Plant in piedi su un balcone al Continental Hyatt House Hotel di Los Angeles, che sorride con le braccia tese mentre un grande cartellone pubblicitario sulla strada sottostante promuove l'album Physical Graffiti della band . Al cantante è stato chiesto perché avesse detto "Sono un dio d'oro!" in quel momento nel 1975 in una nuova intervista a Rolling Stone . "Qualunque cosa si dicesse di minuto in minuto era solo puro intrattenimento comico la maggior parte del tempo in quei primi giorni dei Led Zeppelin", ha risposto. “Penso che sia stato nel bel mezzo di un momento ridicolo, forse anche la festa di compleanno di Bonzo da qualche parte a Beverly Hills, dove qualcuno aveva preparato a John una torta di compleanno a tre piani. ... John lo stava mostrando in giro per la stanza, e lo ha mostrato a qualcuno, penso sia stato George Harrison , che il karate ha tagliato la torta. Bonzo ha deciso che c'era qualcosa che doveva essere fatto al riguardo, e c'erano tutti i tipi di affondamento, ed era solo un altro di quegli scherzi fanciulleschi di eventi in corso. " Ha continuato: "E sembrava che l'unica cosa che mancava fosse qualcuno che completasse l'intera faccenda con ancora più sciocchezze. Quindi ho solo aperto le braccia e l'ho proclamato. E poi penso che un pezzo di torta purtroppo si sia depositato da qualche parte sulla punta del mio naso o qualcosa del genere. " Bonham morì nel settembre 1980, portando alla rottura dei Led Zeppelin poco dopo; ma Plant ha detto che il suo vecchio amico aveva ancora un impatto "enorme" sulla sua vita quotidiana. "Vivo ancora nella zona da cui venivamo entrambi, quindi è presente e con me parecchio", ha spiegato. “Molte persone lo conoscevano, come se conoscessero me. Non siamo andati molto lontano, a parte un paio di tristi avventure. Quindi è ancora molto presente qui. " Lodando il senso dell'umore del batterista insieme alla sua personalità, ha aggiunto: “Quindi sì, sono passati 40 anni, ed è ancora molto perso da noi, lontano e andato. Ma sto guardando il cielo nuvoloso della notte qui. Sono sicuro che sta fuori da un pub da qualche parte, metaforicamente, scherzando. " Read More: Perché Robert Plant si è definito un "Dio d'oro" | https://ultimateclassicrock.com/robert-plant-golden-god/?utm_source=tsmclip&utm_medium=referral Read More: Perché Robert Plant si è definito un "Dio d'oro" | https://ultimateclassicrock.com/robert-plant-golden-god/?utm_source=tsmclip&utm_medium=referral 24 post · 484 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici 39 post · 576 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici purtroppo il 3 album foto dedicato..non si apre più..non ci sono segnalazioni e no nci sono comunicazioni da parte di fb..spero che si risolva presto https://it.qaz.wiki/wiki/Robert_Plant 21 post · 445 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici ROBERT PLANT, L’ULTIMO SCIAMANO DEL ROCK Robert Plant è l’ultimo sciamano del rock. Sarà che chi scrive è cresciuto con i Led Zeppelin, ma bisogna riconoscere – senza riserva – che Plant è riuscito nell’ardua impresa di far suo lo spirito della più grande rock band al mondo per dargli una nuova forma. Un nuovo sound. Una nuova vita. Osannato e idolatrato da più generazioni, il suo carisma e le sue movenze restano intatte come se il tempo non fosse mai passato. Oggi è di diritto nell’olimpo del rock. La prima cosa che ti colpisce è la semplicità, il modo in cui diverte e si diverte con il pubblico: eterogeneo e multiforme, un po’ come la sua musica con the Sensational Space Shifter (Dave Smith, batteria – Juldeh Camara, violino africano banjo africano e kologo – Liam “Skin” Tyson, banjo e chitarra – Billy Fuller, basso – John Baggot, tastiere – Justin Adams, bendit djembe e chitarre). Li presenta uno ad uno alla fine di “Dazed and Confused”, che con “What is and what should never be”, “How many more times”, “Black Dog“, “Babe I’m gonne leave you”, “Whole Lotta Love”, “Rock and Roll” e “Going to California” sono gli unici brani in scaletta che portano il marchio Led Zeppelin. Ma per nulla uguali all’originale, tutti (ri)arrangiati secondo lo stile made by the Sensational Space Shifter. Il contrario sarebbe un oltraggio. E Robert Plant lo sa. Camicia di seta color turchese, pantaloni neri e la chioma di capelli riccia. Unica. Il pubblico dell’Arena Flegrea di Napoli va in estati appena Robert Plant sale sul palco. Da lì un saliscendi di sonorità folk, blues, musica celtica, tappeti di tastiere e il tintinnìo del banjo e del violino sono un toccasana per l’orecchio dei presenti. Un viaggio. “Poor Howard”, “Turn it Up”, “Rainbow”, “Little Maggie” sono estratti dall’ultimo lavoro discografico di Robert Plant & the Sensational Space Shifter, “Lullaby and…The Ceaseless Roar” (2014). Un sognatore, figlio dei fiori, capace come nessuno di (re)inventarsi portando con sé i vecchi fantasmi. Che fantasmi poi non sono. La voce. Scandita dal tempo, ancora capace – pero’ – di regalare brividi e scompiglio, i vocalizzi e gli sfottò con il pubblico che proprio non ne vuole sapere di restare seduto. Robert Plant chiama, il pubblico canta. Dai nostalgici ai giovanissimi, ai curiosi. “Tonight it’s a very special night, I love the neapolitan sound, I know your ballads…” e si guadagna una standing ovation. La luna entra di prepotenza nel cielo di Fuorigrotta, Robert Plant accarezza tutti con the Sensational Space Shifter. Saluta per ben due volte, ma è costretto a rientrare perché il pubblico lo acclama. “Blueburds over the mountain / Rock and Roll” e “Going to California” decretano la fine del concerto. Ma non del mito. Le espressioni e le movenze e la voce sono il marchio di fabbrica di Robert Plant che tuttavia gioca ad interpretare se stesso in una nuova veste, senza mai (s)cadere nel fantasma del suo mito e di quello dei Led Zeppelin. The Sensational Space Shifter non passano mai in secondo piano, capaci di accompagnare a ritmo di musica i presenti in questo viaggio musicale. Passato e presente. Il pubblico è rapito dal carisma di Plant: lui è senza dubbio l’ultimo sciamano del rock. https://www.melodicamente.com/robert-plant-ultimo-sciamano-rock/?fbclid=IwAR31Dajq4mrwlWA59JTrAdylvalRjOCIpwdMAJCM9c7vAHvroOuo1i1-eiY 16 post · 357 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici 12 post · 280 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici 22 post · 273 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici 18 post · 547 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici 13 post · 278 elementi · Contenuto condiviso con: I tuoi amici “𝑳𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒕𝒐𝒄𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒆 𝒔𝒄𝒐𝒏𝒗𝒐𝒍𝒈𝒆𝒓𝒍𝒐, 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒐𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐, 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒆 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒍'𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒂 𝒔𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐.”🥰 lella.. Robert Plant è senza dubbio uno dei più grandi cantanti rock di tutti i tempi ma, in questa traccia, la sua incredibile voce è un po' oscurata dalla strumentazione che lo circonda in molte tracce degli Zeppelin. Tuttavia, questa versione isolata che presenta solo la voce di Plant dimostra esattamente il motivo per cui è rispettato così tanto e che a volte diamo per scontato il suo immenso talento. https://faroutmagazine.co.uk/robert-plant-led-zeppelin-ramble-on-isolated-vocals/https://faroutmagazine.co.uk/robert-plant-led-zeppelin.../https://faroutmagazine.co.uk/robert-plant-led-zeppelin.../https://faroutmagazine.co.uk/robert-plant-led-zeppelin.../ 12 post · 𝑷𝒐𝒊 𝒄𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐𝒗𝒆. 𝑼𝒏𝒂 𝒑𝒐𝒆𝒔𝒊𝒂, 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒂, 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒂, 𝒖𝒏 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒐, 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐. 𝑮𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐𝒗𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒊 𝒔𝒂𝒍𝒗𝒂𝒏𝒐".💞 𝑷𝒐𝒊 𝒄𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐𝒗𝒆. 𝑼𝒏𝒂 𝒑𝒐𝒆𝒔𝒊𝒂, 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒂, 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒂, 𝒖𝒏 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒐, 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐. 𝑮𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐𝒗𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒊 𝒔𝒂𝒍𝒗𝒂𝒏𝒐".💞 𝑳𝒆𝒅 𝒁𝒆𝒑𝒑𝒆𝒍𝒊𝒏 𝑰𝑰 1969 https://youtu.be/T_YHwtGAs2Ehttps://youtu.be/J5gXDwkyIms 00:00 Drums 06:00 Bass 12:07 Guitars, Theremin, Slide guitar 18:12 Vocals In una Intervista rilasciata qualche giorno fa al giornale washingtonpost. 𝑸: 𝑨𝒍𝒊𝒔𝒐𝒏, 𝑹𝒐𝒃𝒆𝒓𝒕 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒊𝒂 𝒖𝒏 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒂𝒓𝒎𝒐𝒏𝒊𝒂 𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒂𝒗𝒊𝒂 𝒗𝒐𝒊 𝒅𝒖𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂𝒕𝒆 𝒎𝒂𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆. 𝑽𝒐𝒓𝒓𝒆𝒊 𝒄𝒂𝒑𝒊𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒍𝒂𝒏𝒅𝒐. 𝑲𝒓𝒂𝒖𝒔𝒔: 𝑵𝒐𝒏 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂 𝒎𝒂𝒊 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒖𝒆 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒆, 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒆̀ 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒐, 𝒂 𝒃𝒓𝒂𝒄𝒄𝒊𝒐, 𝒏𝒆𝒍 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐. 𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒋𝒂𝒛𝒛 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒄𝒂𝒏𝒂𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂. 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒂 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒗𝒆𝒏𝒈𝒐 𝒊𝒐, 𝒏𝒆𝒍 𝒃𝒍𝒖𝒆𝒈𝒓𝒂𝒔𝒔 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒍𝒐 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐, 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒆𝒓𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒅𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒇𝒂𝒓𝒕𝒊 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 𝒕𝒖𝒐𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐. 𝑷𝒍𝒂𝒏𝒕: 𝑳𝒆𝒊 𝒆̀ 𝒖𝒏 𝒎𝒂𝒆𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒆 𝒊𝒐 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒖𝒏 𝒎𝒂𝒆𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒏 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒖𝒆 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒆. 𝑸𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒆̀ 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒍𝒍𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆. 𝑬 𝒍𝒐 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒕𝒆𝒏𝒕𝒆. 𝑬 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒅𝒆𝒔𝒔𝒐, 𝒅𝒖𝒓𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒆, 𝒅𝒆𝒄𝒊𝒅𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒅𝒊𝒓𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂. 𝑴𝒊 𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂, 𝒂𝒍𝒛𝒂 𝒍𝒆 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒄𝒄𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒆 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂 𝒂 𝒓𝒊𝒅𝒆𝒓𝒆. 𝑨𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒗𝒖𝒕𝒐 𝒖𝒏 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒐 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒐 𝒊𝒆𝒓𝒊 𝒆 𝒍𝒆𝒊 𝒎𝒊 𝒉𝒂 𝒎𝒂𝒏𝒅𝒂𝒕𝒐 𝒖𝒏 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒆 𝒎𝒊 𝒉𝒂 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐: "𝑽𝒖𝒐𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒂𝒓𝒎𝒐𝒏𝒊𝒆?" 𝑯𝒐 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐: "𝑵𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀". 𝑫: 𝑬̀ 𝒔𝒕𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒂𝒅𝒂𝒕𝒕𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒎𝒆𝒏𝒕𝒓𝒆 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂? 𝑲𝒓𝒂𝒖𝒔𝒔: 𝑵𝒐𝒏 𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒖𝒏 𝒑𝒊𝒍𝒐𝒕𝒂 𝒂𝒖𝒕𝒐𝒎𝒂𝒕𝒊𝒄𝒐. 𝑼𝒏 𝒑𝒐' 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒓𝒆𝒔𝒄𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒃𝒍𝒖𝒆𝒈𝒓𝒂𝒔𝒔, 𝒆𝒓𝒊 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒔𝒄𝒉𝒊𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆𝒗𝒊 𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒄𝒓𝒐𝒄𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒐𝒓𝒔𝒊, 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒊 𝒔𝒂𝒍𝒕𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒊. 𝑸𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒆̀ 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂. 𝑬̀ 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒂𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒊 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒐. 𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕𝒆. 𝑫𝒊𝒗𝒆𝒓𝒕𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒆, 𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒕𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒕𝒆. posso aggiungere che "è un gran bel......è in splendida forma,sarà la camicia, saranno i pantaloni di pelle, saranno i capelli..sarà il suo sguardo sempre fulminante e fulminio..non lo so..ma è una calamita e una calamità in tutti i sensi"☺️😘 Robert Plant e Allison Krause nella Pritzker Suite live di a Chicago😘 https://youtu.be/pWg8hIDIdrshttps://youtu.be/aBkFxKOwMH0 Rock & Roll (Led Zeppelin) -- Please Read the Letter (Page/Plant) June 7, 2022 https://youtu.be/T6ybeaUDr7Uhttps://youtu.be/m-d1Ur_NVRs When the Levee Breaks - Robert Plant & Alison Krauss 2022.06.07 Chicago Pritzker Pavilion When The Levee Breaks (with some Friends woven in) June 7, 2022 Chicago Pritzker Pavilion https://youtu.be/miBYHK-hJmU The Battle of Evermore - Robert Plant & Alison Krauss 2022.06.07 Chicago Pritzker Pavilion https://youtu.be/LxR9MshHtkE High and Lonesome - Robert Plant & Alison Krauss 2022.06.07 Chicago Pritzker Pavilion 2 -------------------- a chi ha navigato mari in tempesta e oceani sferzati da venti imperiosi, attraccando a terre lontane benefiche..su navi maestose ,antiche, rigenerate ma solide e sempre illuminate di sola luce❤️ Auguri..e non solo...🎂🍾Mister Plant..auguri Robert..indomito guerriero Happy Birthday Mister Robert Plant non fermarti vai oltre,attraversami guardando e guardami attraversando uno spirito che sà di rare melodie e poi..vai..vai ancora oltre, non curarti dell'evidenza, sorvola il selvaggio, cacciatore di eteree visioni, afferra con la mente l'invisibile, custodiscilo come dono segreto concesso a pochi, perchè solo pochi meritano, solo pochi meritano, solo pochi sanno cercare, solo pochi hanno occhi per vedere, solo pochi sanno vedere oltre i loro occhi..Lella.. Lella.. to those who have sailed stormy seas and oceans lashed by imperious winds, docking in faraway beneficial lands .. on majestic, ancient, regenerated but solid ships always illuminated by light only ❤️ Best wishes ... and not only ... 🎂🍾Mister Plant..wishes Robert ... indomitable warrior do not stop go further, cross me looking and look at me crossing a spirit that knows of rare melodies and then .. go .. go further, do not care about the evidence, fly over the wild, hunter of ethereal visions, grasp the invisible with the mind , keep it as a secret gift granted to a few, because only a few deserve, only a few deserve, only a few know how to search, only a few have eyes to see, only a few know how to see beyond their eyes .. Lella .. Lella .. Si compiono gli anni… ma non si compiono i destini, non si compiono i sogni, non si compiono le certezze… Anno dopo anno si compie la consapevolezza della propria fragilità e dei propri limiti, si compie il coraggio di andare avanti, lo stupore di sapere che l’orizzonte è sempre laggiù che aspetta il tuo sguardo. così, come sei, calda pioggia di dolcezza e fuoco nel cuore. Che tu sia, semplicemente, i capelli al vento e lo sguardo pulito. auguri Robert... innamorata da oltre 40 anni Robert Plant compie 74 anni oggi sabato 20 agosto... Dalle sue prime incursioni nella scena delle Midlands a metà degli anni '60 fino alla pubblicazione del suo primo disco nel 1966, fino al suo contributo fondamentale ai Led Zeppelin e ad una carriera solista sempre avvincente, Robert Plant ha occupato una posizione unica in prima linea nel nel mondo della musica da oltre cinque decenni... Con i suoi recenti concerti con Saving Grace e con Alison Krauss in vista, continua ad affascinare e deliziare... ------------------ “La vita è una sorpresa meravigliosa a ogni età. Io ho 74 anni, e vi assicuro che quando ci arriverete non sentirete differenze. La differenza si sente solo quando non si vive, quando non si ama la vita, quando non si vuol più fare qualcosa di nuovo. Ma se si rimane ancorati alla bellezza dell’amicizia, dell’amore, della musica, del mare e della poesia, la vita regala sorprese a ogni età. Alla mia si sentono gli acciacchi, certo, ma nello spirito non c’è differenza. L’amore non cambia mai. Quando uno si innamora, non importa l’età. Ci si innamora di un volto, di una carezza, di una canzone, di un raggio di sole e di un temporale, ci si innamora del nostro tempo, Cambiano il riflesso fisico e la potenza sessuale, ma dal punto di vista emotivo, l’amore è più forte, in tutti i suoi affratti. Ho visto e conosciuto persone che si sono innamorate a settant’anni, ma innamorate davvero. Di quell’amore che quando l’altro manca si sta malissimo. e l'altro non sempre è una persona, ci si innamora di una idea, del coraggio di andare oltre, di una emozione.. L’ amore è questo: continuo bisogno, desiderio di avere l’altro con sé, di sentire il battito vitale delle emozioni, sapere che puoi fare la differenza. Amore è stare anche su di un palco e lasciar libero e leggero il nostro io, amore è sapere che ciò riempe anime in movimento e occhi e orecchi che vogliano ancora conoscere ed ascoltare..quindi, che siate giovani o anziani, state sicuri, l’amore non ha età”...e prende forma in tantissimi modi e aspetti.. l'amore è una nota che non ha età, come non ha età la gioia di vivere e farlo cantando, scrivendo, ammirando bellezze intorno a noi è il miglior traguardo per dire "sono ancora un ragazzino che prende di petto la vita" ed oggi festeggio il mio "non compleanno"..il compleanno non è un traguardo è la partenza per nuovi orizzonti ..è sempre un compleanno per me.. dedicata a Mister Robert Plant..🥰 di cui sono innamorata da oltre 40 anni “Life is a wonderful surprise at any age. I am 74 years old, and I assure you that when you get there you will not feel any differences. The difference is only felt when you don't live, when you don't love life, when you don't want to do something new anymore. But if you remain anchored to the beauty of friendship, love, music, the sea and poetry, life offers surprises at any age. Mine feels ailments, of course, but in the spirit there is no difference. Love never changes. When someone falls in love, age doesn't matter. We fall in love with a face, a caress, a song, a ray of sunshine and a storm, we fall in love with our time, The physical reflex and sexual power change, but from an emotional point of view, love is stronger, in all its frictions. I have seen and met people who fell in love when they were seventy, but really in love. Of that love that when the other is missing you feel terrible. and the other is not always a person, he falls in love with an idea, the courage to go further, an emotion .. Love is this: constant need, desire to have the other with you, to feel the vital heartbeat of emotions, to know that you can make a difference. Love is also being on a stage and letting our ego be free and light, love is knowing that this fills moving souls and eyes and ears that still want to know and listen ... so, whether you are young or old, be sure, there 'love has no age "... and takes shape in many ways and aspects .. love is a note that has no age, just as the joy of living has no age and doing it by singing, writing, admiring the beauties around us is the best goal to say "I am still a kid who takes life head on" and today I celebrate my "no birthday" .. birthday is not a goal it is the departure for new horizons .. it is always a birthday for me. . dedicated to Mister Robert Plant..🥰 with whom I have been in love for over 40 years riflessione...❤️ Quanti musicisti settantenni con la storia come quella di questo gentleman scendono dal loro piedistallo per guardarsi intorno, essere curiosi, abbracciare generi così diversi da quelli con cui sono cresciuti e grazie ai quali sono diventati immortali? Anche questa è misura. Come quella che alla fine ha Robert Plant riportato verso casa, nella Black Country, dopo i suoi anni americani. Basta con i posti "esotici", meglio il pub in paese a Shatterford. In una intervista Robert dice: Con Patty Griffin, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, non ha funzionato, ma a casa c'era una fattoria alla quale stare appresso, e una terra della quale si conosce tutto, fin da piccolissimo. Deve essere bellissimo avere una traiettoria tracciata e ignorarla per continuare a sorprenderci, e sorprendersi. A poter invecchiare così ci si metterebbe la firma. il giornalista firmatario dell'intervista la chiama "la terza..(bella)età di Robert.. io la chiamo "chiaroveggenza del divenire"❤️ ““Senza la presenza del pubblico che ti manda indietro vibrazioni, semplicemente non potrei farlo. Non posso esprimermi al meglio. Quando sei sul palco e guardi negli occhi di quelle migliaia di facce, sembra che vengano fuori da me” Robert Plant.. 37 post · 191 elementi · “Mi piace pensare che la gente torni a casa dopo un nostro concerto sapendo che siamo andati un po’ sopra le righe e che è abbiamo fatto davvero un sacco delle cose che gira voce facciamo…è questo che ci rende superiori: è la nostra premura. Non è questione di potenza, rivoluzione, pugni per aria. Mi piace che chi ci viene a vedere alla fine si senta come dopo una bella scopata, soddisfatto e sfinito…certe sere guardo il pubblico e vorrei farmi tutta la prima fila”. ~ Robert Plant ~ “I like to think that people go home after one of our concerts knowing that we went a little over the top and that we really did a lot of the things that people say we do...that's what makes us superior: it's our thoughtfulness . It's not a question of power, revolution, fists in the air. I like that those who come to see us at the end feel like they are after a good fuck, satisfied and exhausted...some evenings I look at the audience and I would like to get the whole front row." ~Robert Plant~
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16 dicembre 2021
Saving Grace ... una cooperativa che include Suzi Dian - voce, Oli Jefferson - percussioni, Tony Kelsey - mandolino, baritono e chitarre acustiche, Robert Plant - voce e Matt Worley - banjo, chitarre acustiche e baritono, e cuatro.
“…..da un sussurro a un urlo”
Ho avuto il privilegio di condividere alcuni momenti incredibili con Robert nel corso degli anni, ma nessuno è stato più magico, gentile e bello dell'esibizione della sua nuova band Saving Grace questa sera. Uno dei migliori concerti che ho visto negli anni". Bob Harris (2019)
Avendo visto Plant dal vivo in molte incarnazioni, non ho mai sentito la sua voce suonare così bene come stasera, a casa nella famiglia che ha creato con questi maestri musicisti. Stampa a caldo (2019)
December 16, 2021
Saving Grace ... a cooperative including Suzi Dian - vocals, Oli Jefferson - percussion, Tony Kelsey - mandolin, baritone and acoustic guitars, Robert Plant - vocals and Matt Worley - banjo, acoustic and baritone guitars, and cuatro.
“…..from a whisper to a scream”
I've had the privilege of sharing some incredible moments with Robert over the years, but none were more magical, kind and beautiful than his new band Saving Grace's performance this evening. One of the best concerts I've seen in years." Bob Harris (2019)
Having seen Plant live in many incarnations, I have never heard his voice sound as good as it does tonight, at home in the family he created with these master musicians. Hot stamping (2019)
Music transforms even the hardest life into poetry.
Music means communication for me. I say "listen people out there, listen to my music,
Let us become one."
Music is my friend when I'm alone, when I'm blue.
You cannot define music because music is the cosmos and knows no barriers or definitions:
You have to hear the music to appreciate it
Robert Plant.
..I love it!!!
I add
I'm not old! Seventy-five years mean nothing! Fifty years or a hundred are nothing, they do not separate me from youth at all.
If I turn around, behind my shoulders there is clear, clear youth, and behind it there is childhood, even clearer and clearer than when I was twenty.
The thoughts with me, I have to develop, and so the feelings, the desires I still have to satisfy!! I'm not at all satisfied with life, I'm just starting to savor it!!
(I think Robert would say this...in fact I think it's always been his opinion)...